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Libri recensiti su forumlibri di questo autore:

Mostra risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Wilde, Oscar - L'importanza di chiamarsi Oscar

  1. #1
    b
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    Predefinito Wilde, Oscar - L'importanza di chiamarsi Oscar

    Le commedie di Oscar Wilde sono le più belle e le più reali illustrazioni della società vittoriana. I sociologi può darsi le chiamerebbero le parodie, però Wilde era consapevole che anche lui apparteneva a questa società. Se in esse c’è l’ironia si tratta soltanto della autoironia. Wilde non è un cinico, lui soltanto aveva dato la miglior definizione del cinico: “Il cinico è la persona che conosce il prezzo di ogni cosa, ma non conosce il loro valore.” Però l’appartenenza ad una classe sociale non deve implicare automaticamente anche la sua adorazione e l’ignoranza.

    “Secondo me è impossibile spiegare Wilde con i mezzi tecnici. Pensare a lui significa pensare a un caro amico, che non abbiamo visto mai, però di chi conosciamo la voce e ogni giorno sentiamo la sua mancanza.” E un vero peccato che non è più vivo e che non possiamo sentire come avrebbe commentato il fatto che il più prestigioso simbolo dell’odierno snobismo hollywoodiano è stato battezzato con il suo nome.
    Ultima modifica di elisa; 01-23-2016 alle 09:02 AM.

  2. #2
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    Bellissima analisi di questo grandissimo autore: rinnovo i mie complimenti, nicole

  3. #3
    tak kto zh ty, na konec?
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    [QUOTE=nicole;127678] Le commedie di Oscar Wilde sono le più belle e le più reali illustrazioni della società vittoriana. I sociologi può darsi le chiamerebbero le parodie, però Wilde era consapevole che anche lui apparteneva a questa società. Se in esse c’è l’ironia si tratta soltanto della autoironia. Wilde non è un cinico, lui soltanto aveva dato la miglior definizione del cinico: “Il cinico è la persona che conosce il prezzo di ogni cosa, ma non conosce il loro valore.” Però l’appartenenza ad una classe sociale non deve implicare automaticamente anche la sua adorazione e l’ignoranza.

    Citazione Originariamente scritto da nicole Vedi messaggio
    “Secondo me è impossibile spiegare Wilde con i mezzi tecnici. Pensare a lui significa pensare a un caro amico, che non abbiamo visto mai, però di chi conosciamo la voce e ogni giorno sentiamo la sua mancanza.” E un vero peccato che non è più vivo e che non possiamo sentire come avrebbe commentato il fatto che il più prestigioso simbolo dell’odierno snobismo hollywoodiano è stato battezzato con il suo nome.
    Complimenti anche per l'itliano, non solo per la bella recensione..
    Adoro Wilde, soprattutto i suoi aforismi. Ma il "massimo godimento" l'ho raggiunto al liceo quando la mia insegnante mi ha suggerito di leggere il ritratto di Dorian Grey e L'importanza di chiamarsi Ernesto in lingua originale...
    Il genio di Wilde è stata proprio l'auto ironia, usata da lui con la stessa cura che usa un pittore nello scegliere i colori. La sua pecca è stata quella di essere un esteta, un amante del bello, che amava soprattutto l'idea di essere amato, che quindi scriveva più per il suo bigotto pubblico che per sè. Tant'è che quando è stato arrestato, si è ritrovato solo, e Salomè ne è la triste testimonianza.

  4. #4
    Prósōpon
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    Complimeti per la "recensione".Comunque Wilde è il mio autore preferito ,e sicuramente è stato l' autore che mi ha influenzato di piu è mi ha lasciato qualcosa

  5. #5

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    Complimenti veramente! Dove hai preso tutte le info? Io di Wilde ho letto solo il ritratto di Dorian Grey e mi è piaciuto molto mi sono ripomesso di leggerne degli altri, tu mi hai dato la spinta necessaria grazie

  6. #6
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    [QUOTE=Zorba;131160]
    Citazione Originariamente scritto da nicole Vedi messaggio
    Le commedie di Oscar Wilde sono le più belle e le più reali illustrazioni della società vittoriana. I sociologi può darsi le chiamerebbero le parodie, però Wilde era consapevole che anche lui apparteneva a questa società. Se in esse c’è l’ironia si tratta soltanto della autoironia. Wilde non è un cinico, lui soltanto aveva dato la miglior definizione del cinico: “Il cinico è la persona che conosce il prezzo di ogni cosa, ma non conosce il loro valore.” Però l’appartenenza ad una classe sociale non deve implicare automaticamente anche la sua adorazione e l’ignoranza.



    Complimenti anche per l'itliano, non solo per la bella recensione..
    Adoro Wilde, soprattutto i suoi aforismi. Ma il "massimo godimento" l'ho raggiunto al liceo quando la mia insegnante mi ha suggerito di leggere il ritratto di Dorian Grey e L'importanza di chiamarsi Ernesto in lingua originale...
    Il genio di Wilde è stata proprio l'auto ironia, usata da lui con la stessa cura che usa un pittore nello scegliere i colori. La sua pecca è stata quella di essere un esteta, un amante del bello, che amava soprattutto l'idea di essere amato, che quindi scriveva più per il suo bigotto pubblico che per sè. Tant'è che quando è stato arrestato, si è ritrovato solo, e Salomè ne è la triste testimonianza.
    Ti hanno spiegato che in inglese "ernest" significa "onesto" e quindi "The importance of beeing Ernest" è un doppiosenso geniale?? A me lo disse la mia prof, e rimasi colpitissima! Quante cose ci perdiamo quando non le leggiamo in lingua...

  7. #7
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  8. #8
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    Un magnifico osservatore della società vittoriana, sicuramente il meno ipocrita, auto ironico e molto umano, il De Profundis è quanto di più vicino ( penso) alla personalità dell'autore, e ne viene fuori una persona passionale e persino ingenua nonostante l'innegabile intelligenza che ne traspare, uno spirito libero che è precipitato nel baratro...la meschinità l'ha annichilito.
    Una curiosità....
    Durante il soggiorno di Wilde a Napoli, da Matilde Serao, prima donna a dirigere un giornale e ad avere anche la nomina per ilPremio nobel per la letteratura, mi sarei aspettata qualcosa di meglio....l'articolo che scrisse:

    La Serao, che aveva una rubrica mondana sul quotidiano “Il mattino” e usava Gibus come nom de plume, quando comincia a circolare la voce della presenza di Wilde a Napoli, pubblica un pezzo dal titolo C’è o non c’è?. Così scrive: “Qualcuno ha annunziato che in Napoli si trovi Oscar Wilde, il ‘decadente’ inglese che diede così larga copia di argomenti ai cronisti a proposito di un processo ripugnante. Questo annunzio ha messo molte persone, tra le quali l’umile sottoscritto, in una certa trepidazione confinante col panico”. La giornalista-scrittrice greco-partenopea prosegue col “ringraziare i giudici inglesi per la loro severità in fatto d’infliggere pene agli odiosamente pervertiti” e lancia un allarme sul possibile contagio del “flagello wildiano”: “Io protesto, in nome della gente perbene, che vuole rimanere tranquilla”.

  9. #9
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