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copertina libro

2666 La parte dei delitti. La parte di Arcimboldi

Mostra risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Bolano, Roberto - 2666 La parte dei delitti. La parte di Arcimboldi

  1. #1

    Predefinito Bolano, Roberto - 2666 La parte dei delitti. La parte di Arcimboldi

    Secondo volume del romanzo di Bolaño, il primo è stato recensito da Wilkinson http://www.forumlibri.com/forum/showthread.php?t=5047
    “Alla fine della terza parte di questo trascinante, enigmatico romanzo avevamo perso le tracce di Benno von Arcimboldi – il misterioso scrittore che nella prima parte i critici cercavano con febbrile e un po' comico accanimento – nel deserto del Sonora, e precisamente a Santa Teresa, al confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Una cittadina che somiglia molto a quella di Ciudad Juarez dove negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di omicidio di giovani donne, casi rimasti impuniti per la complicità della polizia, e su cui ha indagato (in un libro impressionante, Ossa nel deserto, pubblicato da Adelphi nel 2006) il giornalista Sergio Gonzales Rodriguez. Proprio dal Messico ricomincia nella quarta parte – e, per una di quelle vertiginose «coincidenze astrali» a cui Bolano ci ha abituati (ma che non smettono di lasciarci senza fiato), sarà Sergio Gonzales, fra gli altri, a guidarci in questa serrata ricostruzione dei delitti che a Santa Teresa si susseguono a un ritmo sempre più ossessivo. Chi è l’autore dei femminicidi di Santa Teresa? È davvero il giovane americano di origine tedesca che è stato arrestato? E che cosa c’entra con tutto questo Benno von Arcimboldi? Lo scopriremo nella quinta e ultima parte – anche se Bolaño, con suprema abilità, ci lascerà intatto il senso del mistero, regalandoci il piacere di continuare a fantasticare attorno a personaggi che non dimenticheremo più, e il desiderio di rileggere da capo le pagine vorticose e ammalianti di questo libro.”

    Un romanzo ricco di storie e di personaggi, un viaggio che parte dall'Europa dei giorni nostri, arriva in Messico, torna nell'Europa della seconda guerra mondiale per poi concludersi nuovamente nel Messico odierno. La lettura cattura per l'agilità con cui l'autore trasporta il lettore nelle vite dei personaggi che popolano questo romanzo, persone che compaiono e scompaiono, che si incontrano e diventano compagni di viaggio che abbandoniamo al loro destino spesso senza sapere più nulla delle loro esistenze. La cosa che mi ha colpita di questo corposo romanzo è proprio il continuo interrogativo sul destino dei suoi personaggi (oltre alla disarmante situazione a Stanta Teresa e alcuni pagine sulla seconda guerra mondiale): mi aspettavo che la fine del libro risolvesse tutte le mie curiosità (come accade nei romanzi di Coe, per capirci), ma così non è stato. La storia è tutta incertezza, un'esatta rappresentazione della vita e delle vite che Bolano ci presenta con uno stile elegantissimo. Mi è piaciuto molto, vale la pena leggerlo.
    Ultima modifica di Teina; 04-26-2009 alle 12:06 PM.

  2. #2
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    questo sicuramente va in lista d'attesa, sembra veramente interessante

  3. #3

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    Adesso che adelphi ha riunito le due parti in un solo volume, ho riletto la prima parte e letto la seconda e il giudizio non cambia molto: abbastanza deludente.
    La scrittura è molto scorrevole, quasi cinematografica. In alcune parti fa pensare a un Tarantino della penna, in altre a un giallista (del resto Bolano era appassionato di gialli per lo più americani ), in altre ricorda Hesse. Sarà questa scorrevolezza che ha esaltato i critici ( 940 pagine scorrevoli ? )

    C'è di tutto questo è vero ( c'è anche una ricetta pensa te) e visto che è stato pubblicato postumo mi ha dato l'idea di un libro non revisionato.
    I personaggi sono spessissimo descritti mentre mangiano e cosa mangiano ( a cosa servirà ? boh ) e anche i loro sogni ci vengono raccontati a lungo.

    Quasi tutta la quarta parte (dei delitti ) sembra scritta da Micheal Connelly e se ci fosse stato scritto harry bosch al posto del protagonista poliziotto Harry Magana non si sarebbe forse notata la differenza. In essa (lunga 300 pagine) c'è la cronistoria di delitti di donne dal 1993 al 1997 in una città messicana che ricorda ovviamente Ciudad de juarez. Per 101 volte circa la pagina inizia con " La vittima successiva fu trovata..." cui segue la descrizione di come è morta e delle indagini lacunose e senza frutto della polizia. Per 101 volte la stessa scena, cambia il nome della vittima. Sembra più giornalismo arrabbiato e frustrato che letteratura.
    Senza dimenticare lunghe pagine su un tizio che fa i bisogni nelle chiese e relative indagini..

    Le lunghe descrizioni paiono monotone e ripetitive, e continuavo a pensare pagina dopo pagina, banale... banale...
    Anche la storia di guerra della quinta parte è ordinaria, sa di de ja vu, così come la vicenda degli ebrei.

    Se proprio volete leggere Bolano, meglio i detective selvaggi.

  4. #4
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    Citazione Originariamente scritto da Wilkinson Vedi messaggio
    Adesso che adelphi ha riunito le due parti in un solo volume, ho riletto la prima parte e letto la seconda e il giudizio non cambia molto: abbastanza deludente.
    La scrittura è molto scorrevole, quasi cinematografica. In alcune parti fa pensare a un Tarantino della penna, in altre a un giallista (del resto Bolano era appassionato di gialli per lo più americani ), in altre ricorda Hesse. Sarà questa scorrevolezza che ha esaltato i critici ( 940 pagine scorrevoli ? )

    C'è di tutto questo è vero ( c'è anche una ricetta pensa te) e visto che è stato pubblicato postumo mi ha dato l'idea di un libro non revisionato.
    I personaggi sono spessissimo descritti mentre mangiano e cosa mangiano ( a cosa servirà ? boh ) e anche i loro sogni ci vengono raccontati a lungo.

    Quasi tutta la quarta parte (dei delitti ) sembra scritta da Micheal Connelly e se ci fosse stato scritto harry bosch al posto del protagonista poliziotto Harry Magana non si sarebbe forse notata la differenza. In essa (lunga 300 pagine) c'è la cronistoria di delitti di donne dal 1993 al 1997 in una città messicana che ricorda ovviamente Ciudad de juarez. Per 101 volte circa la pagina inizia con " La vittima successiva fu trovata..." cui segue la descrizione di come è morta e delle indagini lacunose e senza frutto della polizia. Per 101 volte la stessa scena, cambia il nome della vittima. Sembra più giornalismo arrabbiato e frustrato che letteratura.
    Senza dimenticare lunghe pagine su un tizio che fa i bisogni nelle chiese e relative indagini..

    Le lunghe descrizioni paiono monotone e ripetitive, e continuavo a pensare pagina dopo pagina, banale... banale...
    Anche la storia di guerra della quinta parte è ordinaria, sa di de ja vu, così come la vicenda degli ebrei.

    Se proprio volete leggere Bolano, meglio i detective selvaggi.
    Bellissimo il paragone tra un Tarantino della penna e quest’opera decisamente molto particolare! Questa particolarità, tuttavia, non denota necessariamente una genialità o per lo meno io non sono riuscita a coglierla nonostante l’entusiasmo della critica. Ho letto direttamente il volume unico e, anche se concordo sulla scorrevolezza della scrittura, anche io non sono riuscita a farmi coinvolgere da questa vicenda o meglio dal coacervo delle vicende: alcune parti mi hanno incuriosito di più (come quella dei critici) ma alcune le ho trovate letteralmente nauseanti (quella dei delitti), in un eccesso di effetto “cronaca nera” ricca di particolari morbosi.
    L’idea di un fantomatico paese (Santa Teresa) nel quale finiscono per addensarsi tutti gli eventi, quasi possedesse un’inarrestabile forza centripeta , poteva risultare decisamente accattivante: ma il risultato mi ha lasciato decisamente perplessa (e sostanzialmente insoddisfatta della lettura) sia per alcune descrizioni patologicamente minuziose sia per l’esasperato nonsenso che resta tale fino al termine del romanzo.
    Conclusione scontata: anche io ho preferito decisamente detective selvaggi!

  5. #5
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    Questa mia opinione riguarda tutti e cinque i libri.
    Non ho letto altro di Bolano prima di immergermi in 2666, quindi non sono in grado di fare confronti.
    Ho riflettuto a lungo su cosa scrivere e su come scriverlo, perché mi ha suscitato talmente tante sensazioni e riflessioni
    che si sono accumulate nella mia testa da non riuscire ad ordinarle nel modo giusto per scriverle o forse è solo che sono troppe. Sono in disaccordo con molte delle opinioni già espresse.

    Qualcuno ha detto che nel mondo raccontato da Bolano non c'è ordine, mentre invece io ho trovato un iper-ordine, talmente elevato e minuzioso da non riuscire ad essere scardinato. E' l'ordine che il mondo (degli uomini) ha delineato nei secoli, che nella logica del maschilismo, dell'opportunismo e del profitto ha generato i più grandi mali del nostro tempo e di tutti i tempi. Non sono femminista in senso stretto, ma sono contro ogni forma di pregiudizio e di categorizzazione. E cosa c'è di più ordinato di una forma mentale modellata sulle categorizzazioni? Gli esseri umani non sono visti per quello che sono, persone, unicum, ma per categorie: 'quelli' della giudiziaria, i narcotrafficanti, le puttane, gli scrittori, i critici, i soldati, i polleros, i giornalisti, etc. Il traboccare di personaggi mi sembra sottolineare queste categorizzazioni, e, in qualche modo, cercare anche di scardinarle, mostrarne l'assurdità, attraverso il racconto dettagliato di alcune vite, prima fra tutte proprio quella di Hans Reiter.

    La scrittura di Bolano è superba, sublime, originalissima, la struttura 'ripetitiva' della parte dei delitti ha una sua funzione precisa. Se c'è una banalità in questo libro è proprio, per dirla come una delle più grandi filosofe della storia Hannah Arendt, è la 'banalità del male', tradotta precisamente dal personaggio di Sammer che compare nell'ultima parte.

    Il libro, nel suo complesso suscita una pletora di sentimenti contrastanti: odio/amore, noia/divertimento, disgusto/commozione.
    Il mio personaggio preferito è l'Amalfitano, seguito da Reiter e da Lalo Cura (la locura). In una recensione in internet si dice che l'Amalfitano sia una sorta di autoritratto di Bolano stesso.

    Per concludere volevo citare una delle frasi che mi sono piaciute di più. Ne ho sottolineate moltissime, anche di molto più belle di questa che metto, ma ho scelto questa perché secondo me è emblematica della genialità della scrittura di Bolano. Quando l'ho letta mi sono dovuta fermare a rileggerla più volte, e mi sono chiesta come può fare una persona a pensare di scrivere una frase del genere. Magari a voi non dirà nulla, magari penserete che sono pazza a vedere la grandezza in questa frase, ma non posso farci nulla e non riesco a spiegare quanto e perché io ami questa frase.
    L'unica cosa che mi viene in mente per tentare di spiegarmi è questa: ci sono molti grandi scrittori, magari migliori, ma il cui modo di scrivere è paragonabile ai grandi pittori paesaggisti; mentre invece Bolano credo sia paragonabile ai grandi pittori 'astratti'*. Per me, questa frase è un grande quadro 'astratto'* (probabilmente traduzione in parole proprio di quello che potrebbe essere un quadro di Arcimboldo):

    "Una redenzione che sapeva di fumo di torba, di zuppa di cavolo, di vento impigliato nel fitto del bosco. Una redenzione che sapeva di specchio, pensò il giovane Reiter, sul punto di strozzarsi con il pane"

    *'astratto' non è la parola giusta, intendo 'non realistico' in senso stretto, forse allegorico, oppure è l'esatto contrario, forse è proprio questo l'iperrealismo... non so, vado su argomenti che non conosco, o non ancora, ma verso i quali questo libro mi ha aperto una grande curiosità.
    Ultima modifica di Dory; 03-30-2014 alle 05:01 PM.

  6. #6
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    Stamattina ho scoperto (data la mia abissale ignoranza in storia dell'arte) una cosa fantastica: l'esistenza di una serie di quadri con annesso movimento pittorico espressionista tedesco (uno dei fondatori era Kandinsky) dal nome Der Blaue Reiter 'Il cavaliere blu'.
    Non solo Reiter significa 'cavaliere' (Hans Reiter nell'esercito fa parte della divisione ippomobile), ma il blu richiama le profondità marine. In più anche questo nome, come Arcimboldi, deriva dalla storia dell'arte. Chissà se Bolano l'ha fatto di proposito...

    KANDINSKY (1903)



  7. #7
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    Ho finito di leggere questo libro circa un mese fa e ho lasciato che si depositasse per bene prima di commentarlo...
    Innanzitutto perché si tratta di 5 libri e non di uno solo, racchiuso sotto il titolo "2666" di cui non ho capito la ragione...
    Poi perché mi sono resa conto di non saperlo riassumere! A tutti gli amici a cui avrei voluto consigliarlo non riuscivo a spiegare il perché! o meglio: raccontarne il genere, i personaggi e i legami tra loro...
    Mi è piaciuto moltissimo, mi ha ammaliato lo stile di scrittura, mi sono sentita coinvolta da una sorta di perfezione, cullata dalle sue parole, nonostante spesso si parlasse di violenza, omicidi e guerra.
    Ho trovato alcune recensioni sul web che vi invito a leggere:

    - Questa è la recensione di Baricco che si trova in "Un'altra idea di mondo" e può essere letta da tutti anche da chi non ha iniziato il libro: UNA CERTA IDEA DI MONDO - la Repubblica.it

    - Queste due invece sono recensioni che consiglio a chi lo ha già letto:
    https://www.debaser.it/recensionidb/...3_b1o_2666.htm
    Di cosa (non) parla 2666 di Roberto Bolaño? - Finzioni

    I critici parlano di nuova scrittura del XXI secolo, nuovo e primo autore "contemporaneo"... mi trovo perplessa: in realtà non ci trovo molto di innovativo, anche se una differenza c'è visto che credo di non essere mai stata così catturata da un libro di tale mole!!
    In particolare ho amato il primo e il quinto libro ma non farei a meno degli altri...
    insomma, la finisco qui, perché mi sembra di non riuscire a dire nulla di concreto... leggetelo!

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