Come cogliere le questioni essenziali del nostro tempo e non perdersi nel gossip planetario o nella falsa informazione? Come tracciare i più adeguati e significativi parallelismi tra fatti presenti e passati?

Consiglio a proposito il nuovo libro di Ruggero Guarini, Fisimario 2008. Lettere immaginarie (Spirali 2009), una raccolta di lettere scritte da un più o meno grande spirito del passato e rivolte a personaggi del presente protagonisti di cronache e fatti d'attualità.
È quindi possibile che Maometto scriva al ministro Mara Carfagna, Adolf Hitler a Mahmud Ahmadinejad, Max Weber a Roberto Saviano, Goethe ai draghi delle finanza, Giuda Iscariota ai politici italiani, Macchiavelli a Rosa Russo Iervolino, Aldo Moro a Giuliano Andreotti, Pulcinella a Bassolino, e molti altri. In una prosa ironica e divertente Ruggero Guarini crea degli accostamenti originalissimi e spiazzanti, dando prova di essere uno scrittore dotato di un'eccezionale memoria, un'insaziabile curiosità e uno stile tagliente.
L'opera è estremamente attuale, basti pensare alla lettera di Giacomo Leopardi indirizzata al ministro Tremonti. Nella bufera finanziaria che infuria nel mondo, Leopardi, compositore di poesie e prose insieme soavi e disperate, riassume la questione in poche righe: "quanto il commercio e l'industria è più libera tanto più prospera e tanto meglio camminano gli affari della nazione; quanto più e regolata tanto più decade e vien meno" (Zibaldone, 1823).
Guarini, attraverso la voce di Leopardi, afferma che mentre per l'America le robuste iniezioni di statalismo sono misure temporanee, data la vocazione individualista, liberale e libertaria del paese, l'Europa, al contrario, la cui vocazione è da sempre orientata al liberalismo economico, potrebbe avere un'involuzione verso lo statalismo e decadere, così come predetto quasi duecento anni fa dal grande Leopardi.
Nell'epistola della Storia alla Politica, la prima mette in discussione il valore della seconda, il cui unico primato è quello dei disastri che riesce a provocare e delle infamie di cui si macchia. La Politica si augura che, da qualsiasi situazione, dagli eventi scaturiscano effetti talmente devastanti da incoraggiare i propri sostenitori a restituirle il primato che ha ormai perso da lungo tempo. Mentre la Storia ha portato all'umanità le più importanti scoperte migliorandone l'esistenza, la Politica non ha mai inventato nulla e il suo primato è unicamente immaginario.