Trama:
Rientrata in redazione dopo la lunga assenza seguita a un’inchiesta che l’ha molto scossa, Annika Bengzton, reporter di punta della Stampa della sera di Stoccolma, parte per Luleà, non lontano dal circolo polare artico. Deve incontrare un collega giornalista che le ha promesso informazioni su un vecchio attentato terroristico rimasto irrisolto su cui lei sta indagando. Ma quando arriva, viene a sapere che qualcuno lo ha ucciso.

E sarà solo il primo della serie. Le ricerche di Annika, trentacinque anni, un matrimonio in difficoltà e due bambini da accudire, conducono a un uomo che, quasi invisibile, è tornato nel profondo nord della Svezia per ritrovare le sue radici e riunirsi al gruppo di cui un tempo aveva assunto il comando, in nome di un’idea folle per la quale aveva deciso di lottare. I delitti non hanno nulla in comune, e per di più apparentemente fra le vittime non ci sono legami o coincidenze che possano far pensare allo stesso autore. Sarà Annika che ha un'idea come fosse un'ossessione a trovare il primo nesso e poi via via gli altri, fino a mettersi in pericolo in prima persona.


Commento:
Mi è piaciuto. Molto. Mi ha lasciata soddisfatta e appagata, come non sempre capita a tutto tondo con un giallo. Sarà perchè il personaggio di Annika è quanto più "normale" ci sia, non è bellissima, non è una superdonna, non è costruita come una macchietta tipo Kay Scarpetta della Cornwell. Ha dubbi infiniti, non è mai sicura di aver intrapreso la strada giusta, ama il suo lavoro di indagine giornalistica, lo vive come una missione, e questo l'ha portata a sentirsi ed essere emarginata dai colleghi, dal capo, perchè non segue logiche commerciali o di fedeltà alla famiglia proprietaria del giornale. Soffre inoltre di attacchi di panico, deve fare i conti con le sue fragilità.

Insomma, una donna qualunque, ma non comune.

E poi le descrizioni stupende di paesaggi ghiacciati, di condizioni di vita estreme, del freddo intenso, e in contrapposizione i ritmi di una Stoccolma scintillante, caotica, modernissima.

La scrittrice è una "perfezionista", cura tutti i particolari, li verifica puntualmente, dai sintomi di una grave malattia alle fermate degli autobus, e il ritmo dell'inchiesta è a tratti veloce a tratti lento, impantanato, fatto di prove ed errori, di tentativi e di intuizioni, così come sicuramente è il lavoro investigativo, fatto da persone, che hanno problemi personali, esistenziali o sentimentali, e che devono fare i conti anche con le incombenze quotidiane come andare a prendere i bambini a scuola e preparare la cena.

Liza Marklund è tra gli autori dì genere scandinavi più noti e tradotti (in Italia siamo un po' gli ultimi ad averla scoperta). Questo romanzo è stato giudicato alla sua uscita il migliore episodio della serie di Annika Bengzton, forse per questo hanno iniziato da questo, suppongo che avremo gli altri in ordine sparso.