Una donna anziana, ma molto più lucida e sveglia di quanto voglia apparire ai suoi parenti, sta morendo in una clinica e decide di scrivere la “storia del mondo”: in realtà è concetto molto parziale di “storia”, non solo perché Claudia Hampton, l’io narrante, non è attenta alla cronologia degli eventi ma soprattutto perché questi vengono descritti ed analizzati esclusivamente in relazione al proprio vissuto. Apprezzata e famosa corrispondente dall’Egitto durante la seconda guerra mondiale, Claudia ha occasione di esaminare il conflitto da una prospettiva particolare (l’Egitto, tecnicamente neutrale, di fatto era un’importante base militare inglese e divenne teatro di violenti scontri): la sua intraprendenza, facilitata dalla sua avvenenza, le consente di seguire gli avvenimenti non solo, come altri cronisti, nei grandi alberghi del Cairo, in oziosa attesa di notizie, ma anche recandosi in prossimità dei campi di battaglia. La descrizione della seconda guerra mondiale, con i suoi drammi personali e collettivi, rappresenta il fulcro di questa ambiziosa “analisi storica” ma viene ricostruita attraverso piccoli spezzoni di memoria, con continui salti spaziali e temporali che rendono il libro estremamente frammentario e privo di un concreto filo conduttore: si tratta semplicemente della vita di una donna, intelligente ed egocentrica, molto presa da se stessa ed incapace di provare veri sentimenti (ad eccezione per il fratello, con il quale ha un vago rapporto incestuoso, e un militare inglese conosciuto durante il conflitto, breve ed unico amore di una vita).
L’idea teorica di un romanzo ambientato in Egitto, scritto da una scrittrice nata al Cairo, mi aveva fatto sperare in suggestive descrizioni di questo splendido paese, vissuto con gli occhi di una donna in grado di trasmettere al lettore grandi emozioni: in realtà è una storia piuttosto banale che non colpisce l’emotività e che è tutt’altro che avvincente (con questo libro l’autrice ha vinto il Booker Prize ).