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Mostra risultati da 1 a 13 di 13

Discussione: Puškin, Aleksandr Sergeevič

  1. #1

    Predefinito Puškin, Aleksandr Sergeevič

    Aleksandr Sergeevič Puškin (in russo Алексадр Сергеевич Пушкин) nacque a Mosca nel 1799 da Sergej L'vovič Puškin, un piccolo nobile, e da Nadežda Osipovna Gannibal discendente di Abram Gannibal, l'etiope che Pietro il Grande portò con se ritornando da uno dei suoi numerosi viaggi. Mentre studiava al ginnasio di Tsarskoe Selo (villaggio vicino a Pietroburgo che ora porta il suo nome) pubblicò, a soli 15 anni, il suo primo poema. Fu periodo di grandi letture: Byron, Molière, Chérnier, Richardson, Sterne, Orazio, Lomonosov, accompagnarono il giovane Puškin durante gli anni del liceo, finito il quale si impose all'attenzione della vita culturale di Pietroburgo, dove lavorava come funzionario del Ministero degli Esteri. In questi anni conobbe i poeti decabristi Kjuchelbeker e Puščin e fu invitato ad entrare nella prestigiosa società letteraria Arzamas, che vantava fra i suoi membri poeti del calibro di Žukovskij e Batjuškov. Nel 1820 pubblicò il suo primo poema Ruslan e Ljudmilla che sollevò le prime controversie riguardo al suo stile poetico. La vecchia guardia letteraria, infatti, vi vedeva un imbastardimento della lingua e della letteratura nazionali, contaminate, a loro dire, sia da nuovi soggetti occidentali, sia da nuovi termini e strutture sintattiche importate dal francese. Le sue posizioni progressiste lo portarono al confino nel 1822 in Moldavia a Kišnёv; qui scrisse alcuni poemetti di ispirazione byroniana e i primi 3 capitoli del suo capolavoro: l'Evgenij Onegin. Nel 1824 fu traferito nel villaggio di Michalovskoe, vicino a Pskov, dove scrisse la sua opera teatrale più famosa il Boris Godunov, tragedia amletica ispirata all'ononimo zar che fu alla testa del paese durante il terribile "periodo dei torbibi". Quest'opera fu rappresentata senza censure per la prima volta nel 2007.
    Nel 1831, tornato a Pietroburgo, sposò Natalja Gončarova e incontrò Nikolaj Vasil'evič Gogol', allora un signor nessuno. Dopo aver letto il ciclo di racconti di quest'ultimo Le veglie alla massiera presso Dikan'ka, Puškin lo supportò criticamente e finanziariamente e nel 1836 alla fondazione del celeberrimo periodico Sovremennik (Il contemporaneo), gli dedicò un appassionato articolo di elogio. Morì in duello nel 1837, sfidando Georges d'Anthés, l'amante di sua moglie. In punto di morte alla moglie rivolse questa frase: "Ragazza mia, io ti ho ridato l'onore".

    L'importanza di Puškin nella letteratura russa è immensa: senza di lui la grande cultura russa dell'800 non si sarebbe mai sviluppata. Egli, proseguendo l'opera del grande genio russo Michail Vasil'evič Lomonosov, continuò sia lo smantellamento della separazione degli stili, sia la "laicizzazione" delle tematiche (nella letteratura russa antica la maggior parte delle opere era di ispirazione biblica). Classificarlo univocamente romantico è riduttivo: nella sua creazione infatti si riescono a rilevare sia elementi appartenenti al passato neoclassicista, sia elementi futuri che si riveleranno fondamentali nel grande realismo russo.
    La caratteristica più notevole dei versi puškiniani è l'intraducubilità. Il suo genio, la sua musicalità, la ricchezza lessicale non è rendibile adeguadamente in un'altra lingua. Oltre che i versi, ci ha lasciato racconti in prosa di pregevole fattura, uno su tutti La dama di picche.
    Ultima modifica di Vladimir; 06-07-2009 alle 01:36 AM.

  2. #2
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    [QUOTE=Vladimir;130845]Aleksandr Sergeevič Puškin (in russo Алексадр Сергеевич Пушкин)
    La caratteristica più notevole dei versi puškiniani è l'intraducubilità. Il suo genio, la sua musicalità, la ricchezza lessicale non è rendibile adeguadamente in un'altra lingua.




    Sono d'accordissimo. Purtroppo e' cosi. Secondo me, anche puo' essere soltanto un motivo per studiare il russo- leggere poesie di Pushkin in lingua originale.
    Ultima modifica di shvets olga; 06-06-2009 alle 04:52 PM.

  3. #3

    Predefinito

    [QUOTE=shvets olga;130871]
    Citazione Originariamente scritto da Vladimir Vedi messaggio
    Aleksandr Sergeevič Puškin (in russo Алексадр Сергеевич Пушкин)
    La caratteristica più notevole dei versi puškiniani è l'intraducubilità. Il suo genio, la sua musicalità, la ricchezza lessicale non è rendibile adeguadamente in un'altra lingua.




    Sono d'accordissima. Purtroppo e' cosi. Secondo me, anche puo' essere soltanto un motivo per studiare il russo- leggere poesie di Pushkin in lingua originale.
    Si è incredibile le emozioni che da letto in russo. Tradurre lui è come tentare di tradurre Dante in una lingua straniera, si perde tutta la magia.

  4. #4
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    Citazione Originariamente scritto da Vladimir Vedi messaggio
    La caratteristica più notevole dei versi puškiniani è l'intraducubilità. Il suo genio, la sua musicalità, la ricchezza lessicale non è rendibile adeguadamente in un'altra lingua. Oltre che i versi, ci ha lasciato racconti in prosa di pregevole fattura, uno su tutti La dama di picche.
    [QUOTE=Vladimir;130933]
    Citazione Originariamente scritto da shvets olga Vedi messaggio

    Si è incredibile le emozioni che da letto in russo. Tradurre lui è come tentare di tradurre Dante in una lingua straniera, si perde tutta la magia.
    Mi trovo d'accordo..l'unico che ci ha provato ed è riscito, è stato Lo Gatto con l'Evgenij Onegin..ha impiegato circa 20 anni, e il risultatodi tanta fatica è davvero meraviglioso (ha riprodotto la metrica russa, mantenendo nella traduzione le rime e la musicalità), sebbene non sia certo come l'originale, che è unico nel suo genere.
    Purtroppo però a me La dama di picche proprio non è piaciuto...

  5. #5
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    Se passi da Mosca poi nn puoi non voler legge Pushkin. C'è una piazza ,una strada, una fontana (e non ultimo il mio ristorante preferito) a lui dedicato ad ogni piè sospinto.

    la dama di picche mi è piaciuto ma non alla follia, (forse per via del costante ricorso al dizionario di cui ho necessitato?)

  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da alexyr Vedi messaggio
    Se passi da Mosca poi nn puoi non voler legge Pushkin. C'è una piazza ,una strada, una fontana (e non ultimo il mio ristorante preferito) a lui dedicato ad ogni piè sospinto.
    Beh, veramente la sua città era Pietroburgo... tanto che il suo appartamento è diventato un museo..

  7. #7
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    Predefinito 210 anni dal giorno di nascita!!!

    Un monumento mi sono fatto con mani non umane,

    Non nascerа l’erba sul sentiero che porta ad esso il popolo,

    S’innalza con la indocile cima piu alta

    Della colonna di Alessandro


    No, non tutto morirа, l’anima della sacra lira

    Sopravviverа alle mie ceneri e sfuggirа alla putrefazione

    E io saro famoso, finche' nel mondo sublunare

    Sarа ancora vivo almeno un poeta


    La mia fama attraverserа tutta la grande Russia,

    Il mio nome sarа pronunciato in ogni lingua che in essa esiste,

    L’orgoglioso nipote degli Slavi, e il Finno, e ora il selvaggio

    Tunguso, e il Calmicco amico delle steppe.


    Il popolo mi amerа a lungo,

    Perche' ho risvegliato con la lira i suoi sentimenti,

    Perche' in questo tempo crudele ho dato gloria alla libertа

    E per i caduti ho invocato misericordia


    Ubbidisci o Musa all’ordine di Dio,

    Le offese non temere e non chiedere la corona,

    Accogli le lodi e indifferentemente le calunnie,

    E non discutere con lo sciocco.


    Я памятник себе воздвиг нерукотворный,

    К нему не зарастет народная тропа,

    Вознесся выше он главою непокорной

    Александрийского столпа.



    Нет, весь я не умру – душа в заветной лире

    Мой прах переживет и тленья убежит –

    И славен буду я, доколь в подлунном мире

    Жив будет хоть один пиит.


    Слух обо мне пройдет по всей Руси великой,

    И назовет меня всяк сущий в ней язык,

    И гордый внук славян, и финн, и ныне дикой

    Тунгуз, и друг степей калмык.


    И долго буду тем любезен я народу,

    Что чувства добрые я лирой пробуждал,

    Что в мой жестокий век восславил я свободу

    И милость к падшим призывал.


    Веленью божию, о муза, будь послушна,

    Обиды не страшась, не требуя венца,

    Хвалу и клевету приемли равнодушно,

    И не оспаривай глупца.

  8. #8
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    Predefinito equilibrio fatto scrittura

    Puskin è credo l'unico scrittore che abbia mai raggiunto un vero e proprio equilibrio linguistico...non dice niente di meno ,niente di più del dovuto.
    Mi domando come abbia fato a raggiungere questo equilibrio perfetto....

  9. #9
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    Predefinito

    Da Dirretore della stazione:
    …io cominciai a osservare i quadretti che abbelivano il suo umile ma lindo rifugio. Raffiguravano la storia del figlio prodigo: nel primo, un rispettabile vecchietto in berretto da note e veste d a camera salutava un giovane irrequieto che in fretta riceveva la sua benedizione e un sacchetto con I soldi. In un altro era raffigurato a chiari tratti il comportamento depravato del giovane: e’ seduto a un tavolo circondato da finti amici у da donne senza vergogna. Piu’ Avanti il giovane, rovinatosi,vestito di stracci у con il cappello a tre punte, pascola I maiali e divide con loro il pasto; sul suo volto sono raffigurati profonda tristezza e pentimento. Alla fine era presentato il suo ritorno dal padre; il buon vecchietto con gli stessi beretto da note e vested a camera gli corre incontro: il figliol prodigo e’ in ginocchio; in lontananza il cuoco uccide il vitello grasso e il fratello maggiore interroga un servo sulla ragione di tanta felicita..Sotto ogni quadretto lessi dei discrete versi tedeschi.

    Da Figlia del capitano:
    A quel tempo il babbo prese per me un francese, "mossié" Beaupré, che fecero venire da Mosca con l'annuale scorta di vino e d'olio d'oliva. La sua venuta spiacque molto a Savelic'.
    "Grazie a Dio", egli bofonchiava tra sé, "il bimbo è, sembra, lavato, pettinato, nutrito. Che bisogno c'era di spendere denaro d'avanzo e prendere un 'mossié', come se ci mancasse gente nostra!".
    Beaupré nella patria sua era stato parrucchiere, quindi in Prussia soldato, poi era venuto in Russia "pour être outchitel" (per fare il precettore), senza capire molto il significato di questa parola. Era un buon figliuolo, ma sventato e sregolato all'estremo. Sua principale debolezza era la passione per il bel sesso; non di rado a causa delle sue tenerezze riceveva spintoni per i quali gemeva per ventiquattr'ore intere. Inoltre non era nemmeno, secondo la sua espressione, "un nemico della bottiglia", cioè, a dirla in russo, gli piaceva vuotarne un goccio di troppo.
    Ma poiché il vino si serviva da noi solo a pranzo, e eziandio un bicchierino a testa, in occasione di che il precettore di solito lo saltavano, il mio Beaupré si abituò prestissimo all'acquavite russa, e cominciò perfino a preferirla ai vini della sua patria, come senza confronto più salutare per lo stomaco. C'intendemmo subito, e, sebbene per contratto fosse tenuto a insegnarmi "il francese, il tedesco e tutte le scienze", egli preferì svelto svelto imparare da me a masticare il russo, e dopo ciascuno di noi due si occupava ormai dei fatti propri. Vivevamo in perfetta armonia. Né io desideravo altro mentore. Ma ben presto il destino ci separò, e ecco per qual vicenda.
    La lavandaia Palaska, una ragazza grossa e butterata, e la guercia vaccara Akulka si accordarono per gettarsi a un tempo ai piedi della mamma, accusandosi di colpevole debolezza e lamentandosi in pianto di "mossié", che aveva circuito la loro inesperienza. Alla mamma con queste cose non piaceva scherzare e se ne dolse col babbo. Egli fece pronta giustizia. Mandò subito a chiamare quella canaglia di francese. Gli riferirono che "mossié" stava dandomi lezione. Il babbo venne nella mia camera. In quel momento Beaupré dormiva sul letto il sonno dell'innocenza. Io ero occupato in una faccenda. Bisogna sapere che per me era stata fatta venire da Mosca una carta geografica. Essa pendeva alla parete senz'uso di sorta, e da un pezzo mi aveva tentato per l'ampiezza e la bontà della carta. Avevo risoluto di farne un aquilone e, approfittando del sonno di Beaupré, mi ero messo all'opera. Il babbo entrò proprio mentre adattavo una coda di stoppa al Capo di Buona Speranza. Vedendo il mio esercizio di geografia, il babbo mi tirò un orecchio, poi corse da Beaupré, lo svegliò senza tanti riguardi e prese a caricarlo di rimbrotti. Beaupré, piccino piccino, voleva sollevarsi e non poteva: il disgraziato francese era ubriaco fradicio. Una le paga tutte. Il babbo lo sollevò per il bavero dal letto, lo spinse fuori della porta e quello stesso giorno lo cacciò via, con indescrivibile gioia di Savelic'. E così terminò la mia educazione.

  10. #10
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    Immenso,non trovo altri aggettivi. Pensate che l'Evgenij Onegin è in rima.... e che la lingua russa,nella sua pienezze , fa si che questo fatto renda appieno le straordinarie capacità artistiche dell'autore. E' il mio libro " da tavolo " ( espressione russa riservata alle opere da tenere a portata di mano ) preferito ! Concordo pienamente con Vladimir, indispensabile la conoscenza della lingua russa per cogliere appieno la grandezza di questa opera . Un vero conforto per l'anima.

  11. #11
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    Ho adottato questo scrittore per la sfida "Un autore per un anno", non avevo ancora mai letto nulla di lui (a differenza di altri autori russi di cui ho terminato o quasi la bibliografia). Ho finito La donna di picche qualche giorno fa e mi è sembrato un ottimo inizio.
    Vorrei proseguire con La figlia del capitano e poi con l'Onegin che ho trovato spesso nominato in altre opere russe.

  12. #12
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    Sono arrivata a quota 5 libri letti, ma solo un paio recensiti:
    La donna di picche
    La figlia del capitano
    Evgenij Onegin
    Le novelle del defunto Ivan Petrovic Belkin
    Il negro di Pietro il Grande

    Sono soddisfatta e proseguirò con altre sue opere. Gli autori russi non deludono mai (solo con l'Onegin ho avuto qualche problemino, ma è dipeso dal suo genere, trattasi di poema)

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  14. #13
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    Vorrei provare con l'Onegin.

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