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L'anno della lepre

Mostra risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Paasilinna, Arto - L'anno della lepre

  1. #1
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    Predefinito Paasilinna, Arto - L'anno della lepre

    BELLISSIMO!

    Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell'esistenza in cui di colpo ci si chiede quel "ma perchè" che si è cercato sempre di reprimere. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall'auto, la trova, la cura e sparisce con lei nei boschi. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all'avventura. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico ecologico
    Ultima modifica di elisa; 02-14-2012 alle 05:53 PM. Motivo: correzioni caratteri

  2. #2
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    Veramente un romanzo (o meglio una novella come lo stesso autore ama chiamare le sue opere) veramente stupendo!!!!! Offre tante chiavi di lettura diverse......ma ho trovato veramente coinvolgente questo intenso rapporto con la natura e questa fuga con una lepre che rappresenta lo stimolo ad evadere da una vita piatta e senza stimoli!!!!!
    I luoghi descritti sono veramente da fiaba .....già l'idea stessa della Lapponia evoca in me l'idea di mondi fantastici e sconosciuti... e mi spinge ad appronfondie la conoscenza dei vari autori dei paesi nordici.......a me non troppo noti !

  3. #3
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    gran bel libro sorprendente e poi come non farsi affascinare dal grande nord...letto ad helsinki in dicembre...ca va sans dire...

  4. #4
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    Troppo troppo carino questo libro!!!
    Lo si legge con il sorriso stampato sulle labbra, dall'inizio alla fine...

    Kaarlo Vatanen, il protagonista "umano", un po' mi ha ricordato l'Adriano Meis de "Il fu Mattia Pascal" che approfitta di una situazione fortuita capitatagli per fuggire dalla sua routine e rifarsi una nuova vita.
    L'altro protagonista, il leprotto, è troppo dolce e non si può non affezionarsi a lui durante la lettura
    I nostri due amici vivono un po' "alla Forrest Gump", in giro per la Finlandia, senza una meta precisa, sempre di corsa... in un viaggio pieno zeppo di incontri... di persone e di animali...
    Tassisti, ubriaconi, alti funzionari statali e militari, un prete, un "sacrificatore", l'orso, il corvo... e a far da sfondo a tutto uno scenario incantevole, il paesaggio finlandese...
    E poi un'analisi arguta sulla criminalità finnica... che non lascia indifferenti nemmeno i vicini di casa dell'ex URSS

    Leggetelo, ne vale davvero la pena

  5. #5
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    Un giorno un uomo trova una lepre e decide di mandare al diavolo tutto. Così. Senza scenate, senza drammi. Semplicemente se ne va. E inizia a viaggiare inventandosi una nuova esistenza.

    Quanto mi è piaciuto questo romanzo! E’ il primo che leggo di questo autore finlandese: già dall’incipit, travolgente, ho capito che sarebbe stata una lettura molto piacevole…un libro leggero, comico, tenero, la storia di un vagabondaggio tra i boschi verdi prima e tra ghiacci dopo di una coppia stravagante formata da un giornalista stanco della routine quotidiana e da una piccola lepre da zainetto, una girandola di incontri con personaggi assurdi e strampalati, situazioni incredibili e molto divertenti.
    Però…come la fa facile Paasilinna…partire, lasciare tutto, trovare lavori occasionali ( che bisogna saper fare) e rinunciare a tutto ciò che non è strettamente indispensabile…sembra che basti davvero poco…o magari è proprio così?

    Lo consiglio vivamente!

  6. #6
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    L'ho letto in seconda media, in classe, ogni studente una faciata ad alta voce, mi pare passato un secolo!
    Devo assolutamente trovarlo in cantina o in garage e rileggerlo. Grazie a questo dolcissimo romanzo ho scoperto Paasilinna e da qualche anno mi sto scorpacciando tutti i suoi libri (almeno quelli tradotti in italiano...).
    Una storia tenera e divertente che nella sua semplicità ti fa sentire il respiro della natura.
    Lo consiglio a tutti.

  7. #7
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    A me il libro non è piaciuto.
    Più che spiritoso, l'ho trovato grottesco e surreale.
    Non è il mio genere.

  8. The Following User Says Thank You to malafi For This Useful Post:


  9. #8
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    Lettura particolare: Il protagonista per sensibilità e simpatia mi ha ricordato Marcovaldo di Calvino. Molto bello l'ambiente perennemente bianco.

  10. #9
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    So che Paasilinna è un autore estremamente apprezzato, e giuro che ho cercato in tutti i modi di farmelo piacere: anni fa avevo provato a leggere “Piccoli suicidi tra amici”, e poi lo stesso “L’anno della lepre”, ma il risultato era stato sempre lo stesso: noia, noia e ancora noia, e lettura abbandonata circa a pagina cinquanta.
    Questa volta mi sono sforzata di andare un poco oltre, e alla fine sono riuscita a terminare la lettura, ma ammetto di averlo fatto solamente perché ciò che volevo davvero leggere non era ancora arrivato in biblioteca, quindi avrei comunque avuto una serata da riempire senza una lettura interessante.
    Il problema di questo romanzo è che avrebbe avuto tutte le carte per piacermi, ma tutto è naufragato in un mare di piattezza stilistica. O forse il problema sono io, che non ho centrato il punto del romanzo, perché l’impressione che ho costantemente avuto è stata piuttosto quella che un punto vero proprio, semplicemente, non esistesse.
    Per carità, ho capito benissimo quali sono i nodi centrali del racconto, ho capito l’ideologia e per certi versi apprezzo questa fuga dal mondo caotico, civilizzato e imbrigliante per seguire i ritmi sani e pacifici della natura, però, francamente, ho detestato il modo in cui l’autore ha sviluppato il tutto. C’è un giornalista depresso che viaggia in auto con un fotografo depresso, i due urtano una lepre, la feriscono, il giornalista decide di seguire l’animale e non fa più ritorno alle macerie della sua vita: questa dovrebbe essere la premessa di un romanzo umoristico, e invece si rivela la premessa di una serie di episodi uno meno realistico dell’altro, che si susseguono piattamente, senza mai che ci sia un cambiamento, uno scossone, un climax verso cui far innalzare la narrazione. Tutto fila via liscio, il protagonista non cambia di una virgola, le avventure di Vatanen e del suo leprotto avrebbero potuto essere due come cento senza che per il romanzo cambiasse niente, e alla fine mi sono ritrovata letteralmente a chiedermi: “embè?”.
    Sarò io che ho poco senso dell’umorismo, ma durante questa lettura non ho mai riso, né sorriso. Insomma, se basta un prete che si spara ad un piede e la moglie di un diplomatico che mangia minestra allo sterco di lepre per dare ad un romanzo l’etichetta di “romanzo umoristico”, allora direi che sono contenta di non leggere quasi mai romanzi del genere.
    Certo, poi ci sono paesaggi meravigliosi descritti in maniera magistrale, ma non bastano gli scorci mozzafiato delle lande finlandesi a salvare un romanzo che, temo, fra qualche mese non avrà lasciato la minima traccia in me.

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