Ho scritto in colore bianco le parti che rivelano colpi di scena del libro o espressioni mie, magari offensive per qualcuno..non so, per sicurezza ho coperto.

"Simon e Antonella si incontrano in un reparto psichiatrico:lui vittima di un numero sterminato di fobie, lei reduce da un'overdose di allucinogeni. Nasce così un'amicizia travolgente quanto improbabile, che strappa Simon dalla routine della sua "idilliaca" cameretta per spedirlo in Messico, alla ricerca della ragazza, misteriosamente scomparsa da mesi. Unica traccia: una serie di email con cui Antonella, persa tra controcultura e "sciamani di montagna", cerca finanziamenti per arricchire portatori di handicap, vestire alla moda i senza tetto e sperimentare un turismo sessuale sostenibile. Dove si nasconde Antonella? Ha davvero raggiunto la felicità o è finita in qualche pasticcio? In Messico Simon ha una sola certezza: ha trovato finalmente qualcosa contro cui sfogare la sua rabbia di vivere. Tra birre calde, svedesi in mutande e zapatismo, si scaglierà contro l'universo che sembra aver ingoiato la sua amica: gli ostelli dei backpackers, la "gente da tutto il mondo", quei viaggiatori dei paesi ricchi che, a colpi di Lonely Planet, si autodefiniscono "indipendenti" e inseguono goffamente percorsi alternativi di vita.
Claudio Morici dà vita a un romanzo esplosivo. Una storia d'amore al vetriolo che restituisce un ritratto esilarante e feroce della nostra società giovanilistica e globalizzata. Dove anche l'anticonformismo è ormai un luogo comune".

Ho trascritto la quarta di copertina per poter criticarlo meglio!
In realtà, la trama non parla affatto di una storia di amore, ma di una ricerca. Lui cerca lei, il racconto è in prima persona, tra un capitolo e l'altro si inseriscono le mail di quasi un anno prima che lei scriveva ad una catena di amici, fra cui il nostro Simon. Più avanti nella lettura si apprende che lei non apprezza per nulla le risposte sarcastiche via mail di lui, che non lo considera un amico, piuttosto uno scocciatore. Il protagonista ha più le sembianze di un molestatore che di un innamorato alla ricerca di una persona scomparsa.
Lo stile di narrazione è davvero basso, la personalità del protagonista è sgradevole (ho spiegato nel thread sul Cane ucciso a mezzanotte il perché ), so che esistono questi personaggi arrabbiati con il mondo, che si sentono superiori a tutto, ma non capisco l'origine di tanta rabbia e arroganza, dato che di solito sono personaggi "privilegiati", che nella vita non hanno mai avuto problemi reali o insormontabili. Non comprendendo l'origine di tale malessere, concludo per la sua inutilità. Non credo quindi che sia interessante come soggetto letterario.
Il romanzo è intriso di volgarità rozza e parecchio banale (per es. la scena della mamma di Antonella che accompagna Simon in aeroporto e prima di congedarlo lo "costringe" ad accettare un pompino...l'episodio non ha alcun significato nella trama generale, è messo lì, come se avesse un senso compiuto in sé, come se l'Autore si inorgoglisse a raccontarlo, per il gusto in sé. come dire, "guarda che roba trasgressiva che ti scrivo".. a me un Autore così sta sulle palle a prescindere, perché tratta il lettore come un ingenuotto spaesato, che dovrebbe scioccarsi leggendo un aneddoto del genere), può anche essere un effetto voluto, per carità, ma sembra proprio l'Autore così, non una sua scelta di stile. L'idea di criticare la sottocultura del viaggiatore indipendente, come forma dell'apparire e non dell'essere, è interessante (e costituisce il motivo per cui ho affrontato la lettura), ma la verità è che l'Autore non va molto lontano rispetto ai soggetti che critica. Perché non basta solo la critica, serve anche lo spunto per costruire dopo avere distrutto. Altrimenti si entra nel terreno della sterilità, quindi inutilità, letteraria.
Questa è la mia opinione, naturalmente. Severa, come sempre, mi rendo conto.

Un aspetto della trama mi ha colpito. Dopo essermi immedesimata per tutto il libro in Antonella (non sapendo che altro fare, per non annoiarmi ), una ragazza piena di vita che affronta il mondo con l'entusiasmo e la ingenuità di chi non è mai stato ferito veramente (io non sono proprio così ormai, però l'idea era bella e romantica lo stesso!), crisi di overdose a parte, mi ha un po' sconvolto il suo epilogo di venire ammazzata per strada. Ho pensato che forse sarà anche il mio, se continuo, come ho intenzione di fare, ad affrontare il mondo a testa alta come una guerriera solitaria. E ho pensato anche che potrebbe non valere la pena di vivere diversamente, quindi non c'è scelta. Questa è l'unica riflessione che mi ha indotto il libro. Fate un po' voi.