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l'educazione-sentimentale

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Discussione: Flaubert, Gustave - L'educazione sentimentale

  1. #1
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    Predefinito Flaubert, Gustave - L'educazione sentimentale

    L'indolente esistenza di Frédéric Moreau, giovane inquieto e scontento, dalle vaghe ambizioni artistiche e sociali, si dipana attraverso esperienze deludenti e infelici. Una lenta usura, che non risparmia nemmeno l'amore tenero e profondo per Madame Arnoux, corrode inesorabilmente la sua sofferta e egotistica interiorità. Da qualcuno considerato il capolavoro di Flaubert, "L'educazione sentimentale" è una delle più amare denunce degli inganni e delle meschine velleitù della società borghese, è il romanzo del fallimento esistenziale di una generazione che non trova risorse contro l'ineludibile sentimento della propria disperante impotenza e mediocrità.
    Ultima modifica di elisa; 12-04-2010 alle 09:31 PM.

  2. #2
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    Calvino ha dato una definizone che secondo me si adatterebbe bene a Flaubert:

    Il grande scrittore realista è uno che dopo aver accumulato minuziosi particolari e costruito un quadro di perfetta verità, ci batte sopra le nocche e mostra che sotto c’è il vuoto, che tutto quel che succede non significa niente.

    Questo vale a mio parere sia per Madame Bovary che per questo romanzo. Ma proprio perché Flaubert aveva già scritto Madame Bovary, non capisco cosa abbia voluto aggiungere con L’educazione sentimentale, libro anch’esso totalmente nichilista tanto che alla fine Frédéric e Deslauriers si convincono che il momento migliore della loro vita è stato la visita ad un bordello.
    Anche lo stile, a parte qualche raro passaggio, è inferiore rispetto all’altro romanzo secondo me: è impoetico, piatto. In più i personaggi sono meno approfonditi: Frédéric e la signora Arnoux a un certo momento scoprono di amarsi, di avere gli stessi gusti e le stesse idee, ma Flaubert non spreca una sola parola per dire quali siano questi gusti e queste idee comuni: tutto il contrario di quello che aveva fatto tra Emma Bovary e Léon.
    Insomma questo romanzo proprio non m’è andato giù

  3. #3
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    Predefinito secondo me...

    piattume e vuoto, questa è la sensazione rimasta a tutt'oggi, credo di aver letto poco di così totalmente inutile

  4. #4
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    Si, è vero... Quoto Masetto, e semi quoto Darida. Anche se ci sono alcuni punti quando la lettura prende un po', a maggior parte il romanzo sembra abbastanza vuoto e non sviluppato a suficienza. Anzi, anche se gli si deve riconoscere il merito del primo di romanzi sugli "uomini senza le caratteristiche", a maggior punti sembra solo un schizzo che attende ancora una elaborazione più dettagliata dei personaggi.
    Dopo aver letto Madame Bovary, mi aspettavo di più...

  5. #5
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    E' la prima volta che partecipo ad una discussione prima di aver terminato il libro in questione. A poche pagine dalla fine mi sento di poter dare un giudizio abbastanza negativo. La narrazione non mi ha mai particolarmente preso, le descrizioni sono tante ma non piacevoli da leggere. La trama non spicca mai il volo. Nonostante si tratti di un romanzo la cui lettura risulta alla fin fine sufficientemente scorrevole, giunto alla fine le mie attese sono rimaste deluse. Uno dei motivi per cui l'ho letto è che Woody Allen lo inserisce, durante un monologo di manhattan tra i motivi per cui val la pena vivere. Con gran dispiacere mi sento di dissentire dal grande maestro... Voto 3/5 per l'importanza che questo libro si è comunque ritagliato nel panorama letterario.

  6. #6
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    che dire? mi si prenda con le molle, si chiudano le orecchie gli amanti flaubertiani...ma Flaubert - questo piccolo modaiolo - rimane quello che e': un manieristico, un ricercatore di belle maniere, un parolaio convinto di abbellire il mondo con la parola.
    Una sorta di paranoico, insomma.
    Niente a che vedere con la baldanza di un MAUPASSANT, o ancora di piu', di un MERIMEE', tanto per rimanere in Francia.
    Cosa rimane di una Madame Bovary? forse il Bovarismo...? o la pseudo ribellione di una donna che assomiglia tanto ad una forma di rassegnazione?
    ecco, la rassegnazione Flaubertiana in Cuori semplici...laddove manca quel volere Merimiano che e' di tutt'alltra matura.

    Un Matteo Falcone, tanto per fare un esempio, un Flaubert non se lo sognava nemmeno di notte.
    Gli mancava il carattere e allora si rifugio' nelle belle parole.
    Appunto, parole.

  7. #7
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    E' quello che ho preferito di Flaubert.sono passati quasi dieci anni ma me lo ricordo come uno dei miei libri preferiti.devo assolutamente rileggerlo per poterlo ricommentare con voi (alla maggior parte mi pare non piaccia).

  8. #8

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    Citazione Originariamente scritto da sergio Rufo Vedi messaggio
    un parolaio convinto di abbellire il mondo con la parola.
    sono le parole di Flaubert che per te non abbelliscono il mondo o le parole in generale che non possono?

  9. #9
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    Dopo averlo finito di leggere, in mezzo al nichilismo che avvolge tutti i personaggi del libro, solo uno si salva, il buon Dussardier. Dopo esser finito in galera per salvare un ragazzino, si dimostra sempre fedele nei confronti del protagonista. Anche la sua fine è epica. In mezzo ad un gruppo di opportunisti, arrivisti e immorali Flaubert ha voluto inserire questa mosca bianca, senza dubbio il personaggio di maggior spessore umano.

  10. #10

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    dissento ovviamente
    l'Educazione è un grande romanzo ma scritto in modo volutamente indisponente. E' un Flaubert disilluso che fa un bilancio della vita.
    E' ne scrive ma con una freddezza glaciale: gli avvenimenti scorrono come visti attraverso un microscopio o un telescopio. E' un romanzo sul fallimento e lo stile si adatta proprio al suo tema, rendendo però la lettura non appassionante se si cerca l'emozione di un Balzac ad esempio. Pensate a quanti e quali avvenimenti si trovano a vivere i protagonisti e a cosa resta alla fine di essi nel bellissimo riassuntivo dialogo finale..Non assomiglia alla vita tutto questo ? Davvero pensate di no , ci chiede Flaubert...("....senza tener conto di mille cose secondarie che prevalgono su tutto." Geroge Sand rimproverò al libro il fatto che i personaggi subiscono i fatti, non li dominano. e non era questo che voleva l'autore ? Davvero pensava che nella vita i fatti si dominino ?
    E' chiaro che se questo era il suo obiettivo il romanzo lo centra proprio per il modo in cui è scritto. Non per niente è stato così apprezzato dagli scrittori venuti dopo, da Proust a Calvino.
    Consiglio una rilettura perchè le cose si vedono in maniera diversa, non essendo facile la prima volta cogliere il vasto disegno di flaubert.

  11. #11
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    d accordo con te wilkinson.io me la ricorda come una grandissima lettura.uno dei miei ricordi preferiti.vorrei rileggerlo presto...

  12. #12
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    Citazione Originariamente scritto da Wilkinson Vedi messaggio
    dissento ovviamente
    l'Educazione è un grande romanzo ma scritto in modo volutamente indisponente. E' un Flaubert disilluso che fa un bilancio della vita.
    Quello che io rimprovero a Flaubert è la magrissima elaborazione psicologica dei personaggi...
    Non ho trovato i personaggi tridimenzionali, ma soltanto gli schizzi (abozzi)... non disdegno l'idea dell'uomo senza carattere, ma, il piattume con il quale lo ha disegnato.

  13. #13
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    riporto un tratto del post precedente:
    Quello che io rimprovero a Flaubert è la magrissima elaborazione psicologica dei personaggi...
    Non ho trovato i personaggi tridimenzionali, ma soltanto gli schizzi (abozzi)... non disdegno l'idea dell'uomo senza carattere, ma, il piattume con il quale lo ha disegnato.

    a me è proprio quello che piacque...
    anzi mi piace questo fatto del tridimensionale,ci sarebbe da discutere per ore;anche perche tra l altro (e al contrario) la figura piana è la forma che ti lascia piu liberta di interpretazione visto che ti lascia una dimensione su cui operare autonomamente.
    certo è che per come usava la forma piana" per me Flaubert era veramente insuperabile

  14. #14

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    Alla fine del romanzo, ad un certo punto quando i due amici tirano le somme, c’è un momento dove il narratore dice: Avevano fallito entrambi. Quanto di più attuale ci può essere in letteratura, e quanto di anticipatore se si pensa a Musil, Joyce, a tutti protagonisti dei primi del ‘900, mettendo dentro anche Sperelli, o dei tanti inetti di Svevo.
    L’Educazione è il romanzo del fallimento, fallimento degli ideali, del romanticismo. I protagonisti sono destinati a mancare l’esistenza e solo attraverso i rifiuti e le auto-censure (si pensi alla fine, alla chioma bianca), limitano i sogni e distruggono gli slanci adolescenziali dei protagonisti. Di una vita borghese che ormai sopravvive solo come impotenza vampiresca, e dove tutto, nonostante il lustrini e i merletti, si dimostra illusoriamente falso. Ed è questa coscienza della mediocrità, questa usura della vita quotidiana, dove anche gli amici si avvelenano e assassinano moralmente e non solo tra loro, perché non hanno modo di essere altro. Più che superficialità psicologica, io parlerei di genialità psicologica, dove i sogni che sono descritti anticipano Freud di parecchio.

  15. #15
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    Sono un po’ sorpresa di così pochi commenti positivi su questo libro, che mi è stato consigliato da una persona di cui mi fido e che ero convinta non mi avrebbe deluso (nè il libro, nè la persona!!!)...
    Sicuramente non è un romanzo “facile”, nel senso che presenta delle caratteristiche particolari, che lo rendono ostico in alcuni punti ma che, a ben vedere, sono lo stesse a decretarlo quale capolavoro.
    Ho provato anch’io una certa difficoltà (soprattutto all’inizio) per questa tendenza dell’autore a sfiorare la superficie degli eventi senza scendere troppo in profondità (cosa che è stata notata un po’ da tutti); anzi mi dispiaceva non riuscire a cogliere tanti riferimenti, tanti dettagli, e non capivo se la “colpa” fosse di Flaubert, che se non si è “degnato” di spiegarceli adeguatamente, cambiando spesso scena e personaggi in voli pindarici fra un capoverso e l’altro, o mia, che non conosco abbastanza il contesto storico-politico in cui il romanzo è ambientato...
    Andando avanti, però, ho capito che proprio quello che mi era sembrato un grosso limite è in realtà la vera forza di questo romanzo, e allora ho iniziato a “fidarmi” dell’autore e a farmi trasportare attraverso la storia nel modo in cui lui ha voluto che facessimo: sfiorando appena gli eventi, avendo dei personaggi secondari solo una conoscenza parziale e non “onnisciente”, perchè questo è ciò che succede realmente! Non conosciamo di una persona - per quanto a noi vicina- tutto il suo essere, ma solo ciò che entra in contatto con noi, l'immagine che di questa ci facciamo e con cui interagiamo. E così vale anche con i fatti storici-politici della società in cui ci troviamo a vivere...
    Mi sono resa conto che a rendere così “difficile” quest’opera è proprio il suo estremo realismo: ci sembra di non riuscire a immedesimarci perchè non succede niente di così “tragico” o “sublime” che ci rapisca, che faccia da “climax” a tutta la vicenda, ma -ripeto- la vita è proprio questa! La vita -ed è così che ce la mostra Flaubert- è un fluire ininterrotto, che visto a una certa distanza sembra immobilità e invece è una corrente continua all’interno della quale il personaggio principale si lascia trascinare, mostrando un’assoluta incapacità non solo di dominare ma perfino di gestire gli eventi. Anche la pseudo-storia d’amore con Madame Arnoux non solo non riesce a decollare, ma si perde (pur non esaurendosi mai) in una serie di “occasioni fallite”.
    Con Frèdèric Moreau siamo di fronte a uno dei primi “inetti” della letteratura, un personaggio che non riusciamo ad amare perchè forse troppo bene ci rappresenta: tutte le volte che ci facciamo mille propositi e non ne realizziamo nessuno, tutte le volte che (soprattutto in gioventù, perchè è la rappresentazione di questa gioventù fallita il vero proposito di Flaubert), avendo davanti a noi la possibilità di scegliere qualsiasi cosa, qualsiasi strada -e credendo che questa possibiità sia eterna- non ne scegliamo nessuna. E intanto il tempo passa... e le possibilità diventano scelte che la vita ha fatto al posto nostro.
    Quanto realismo c’è nel descrivere Frèdèric che ogni volta si “inventa” una carriera diversa (e tutte di altissimo livello: scrivere opere monumentali, diventare un grande pittore, candidarsi in politica), spinto di volta in volta dalla contigenza delle situazioni esterne, per poi fallire ogni volta! E quanto sono belle, autentiche, le pagine che descrivono Frèdèric in preda all’insoddisfazione, all’inizio dei corsi, o quando -disperato- attraversa la città in lungo e in largo alla ricerca del nuovo indirizzo di Madame Arnoux! L’incalzare del tempo si assomiglia, nonostante l’apparente diversità degli stati d’animo: in entrambi i casi le azioni si accavallano, inconcludenti, e nelle parole accuratamente scelte da Flaubert, si sente tutto il “vuoto” che c’è dietro a questo rincorrersi di gesti... Ho trovato questo modo di presentarci la vita nel suo scorrere davvero sublime e incredibilmente moderno, precursore di tanta letteratura novecentesca.
    Da leggere. E rileggere, perchè è uno di quei libri che non si riesce ad assorbire del tutto a una sola lettura e che merita di essere capito.
    Ultima modifica di ayuthaya; 04-16-2012 alle 02:54 PM.

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