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Acido solforico

Mostra risultati da 1 a 12 di 12

Discussione: Nothomb, Amèlie - Acido solforico

  1. #1
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    Post Nothomb, Amèlie - Acido solforico

    trama: Un reality show dall'inequivocabile nome Concentramento, basato su regole che ricordano il momento più orribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva inviata a reclutare i concorrenti, che vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo dove altri interpretano il ruolo di kapò. La vita di tutti si svolge sotto l'occhio vigile delle telecamere e il momento di massima audience arriva quando i telespettatori decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto.

    commento: Un libro che ho letto tempo fa e che il film "live! ascolti record al primo colpo" ha riproposto i temi trattati. Io che detesto i reality show (che di reale hanno poco o nulla) sono sempre più incuriosito e inorridito dagli spettatori incollati davanti alla tv dalla guerra a chi mangia più vermi e scarafaggi, o da interventi di chirurgia plastica, per non parlare degli ultimi giorni di vita di un malato terminale.Come ho già detto per il film il punto non è fino a che punto arriveranno le televisioni in nome dei dati d'ascolto ma fino a dove sono disposti gli spettatori a seguirli.
    Tornando al libro la tensione è presente dalla prima all'ultima pagina, inevitabilmente ti ritrovi a fare il tifo per alcuni personaggi e a odiarni altri e a sperare che tutto ciò non debba mai accadere.


    Voto, raramente do un 5 ma questa volta ci sta tutto 5/5

    Ultima modifica di Fabio; 06-27-2010 alle 12:04 AM.

  2. #2
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    mi avevi incuriosito già dalla citazione nel thread del film Live, wish!

  3. #3
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    Citazione Originariamente scritto da Cold Deep Vedi messaggio
    mi avevi incuriosito già dalla citazione nel thread del film Live, wish!
    Wish pure per me! Poi ho visto il film Live e mi ha lasciato interdetta e sconvolta!

  4. #4
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    un'opera che mi ha lasciato un pò così,buono l'intento ma la scrittura e lo sviluppo non mi sembrano all'altezza.

  5. #5
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    Come ho detto nel commento del film, se quest'ultimo vi è rimasto impresso il libro probabilmente vi piacerà,è vero, il setaccio che è la mia lettura ha le maglie piuttosto larghe e lascia passare di tutto, ciò non toglie che la storia prende e i personaggi sono a mio avviso convincenti. Ma ciò che più mi interessa è sottolineare il parallelo tra la fanta-tv e la tv reale, quanto si sta assottigliando la linea che le divide ? La morte ha indubbiamente il suo fascino, in internet ne trovi in abbondanza, dall'esecuzione di ostaggi a impiccagioni in piazza. Ricordate le polemiche sulla messa in onda dell'esecuzione di Saddam Hussein ? A mio avviso siamo già andati oltre il buonsenso e il bun gusto.

  6. #6
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    Amelie Nothomb è una grande scrittrice. Dirò a Dory di scrivere qualche recensione, lei colleziona tutti i suoi libri in edizione Voland, ne ha una vera e propria passione. Per ora mi pare ne abbia letti tre, ma questo non ancora.

  7. #7
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    Ho terminato di leggere questo libro qualche giorno fa... e mi sono preso un po' di tempo per rifletterci sopra, vedere quanto si è sedimentato e fare qualche riflessione a mente lucida...
    ... si è sedimentato poco, anzi ancora di meno...
    Innanzitutto l'idea: sembra essere buona, anche se forse porta a fare delle considerazioni sul tipo di programma e sul pubblico che lo segue ormai triti e ritriti nel 2010
    Il pugno nello stomaco che la scrittrice vuol dare al lettore sta nel metodo di eliminazione dei concorrenti del reality... a me però è sembrata una trovata poco reale e quindi inadeguata alla storia ma soprattutto poco approfondita, appena accennata e che quindi non crea l'effetto voluto... forse le immagini del film (che non ho visto) funzionano meglio...
    I personaggi presentati mi sembrano tutti una bozza, appena accennati, descritti per sommi capi... purtroppo anche quelli principali... non sono riuscito ad appassionarmi a nessuno di loro, ad immedesimarmi nella kapò o in qualcuno dei reclusi... tutte mi sono sembrate figure apatiche
    e ancora, su Pannonique: si fa di tutto per farla diventare il fulcro del racconto... ma quante banalità!!! quante frasi fatte!!! quante situazioni prevedibilissime!!!
    Un vero peccato, l'idea di partenza mi sembrava un ottimo spunto per scrivere qualcosa di originale e fantasioso... la Nothomb mi ha dato l'impressione di andare di fretta e di avere anche poche idee da sviluppare tanto che la storia non mi ha preso affatto... una serie di dettagli patetici e per niente convincenti sparsi in tutto il racconto, un finale scontato e che lascia una scia di scetticismo
    e ancora: la vicenda, per come viene presentata, potrebbe essersi svolta dovunque, non all'interno di un programma televisivo. Pochi accenni alla ossessiva presenza delle telecamere, pochissime righe sui commenti degli spettatori e sulle reazioni suscitate all'esterno dal programma, ancor meno dettagli sul modo di operare e pensare degli autori e organizzatori del reality...
    Se si fossero approfonditi questi aspetti credo che il libro avrebbe avuto un altro spessore...
    La Nothomb, al suo esordio tra le mie letture, non ha superato l'esame
    ma le darò un'altra occasione, magari su altri argomenti riesce a scrivere in maniera più coinvolgente...

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  9. #8
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    Copio quanto ho scritto per il GdL:

    Concordo con Risus in tutta la sua analisi. L'opera poteva essere ben più riuscita, in fondo alcune intuizioni sparse qua e là (la bellezza salva il mondo; il rispetto tra persone, esprimendosi anche nel linguaggio della comunicazione, dà maggior valore al rapporto ecc.) anche se non originalissime potevano essere sviluppate e produrre qualche buona riflessione. L'idea che ormai l'umanità sia così abbrutita dallo spettacolo da non conservare più una vera capacità di agire per il bene comune mi ha indispettito, va bene l'intento di denuncia, ma decisamente credo che gli uomini siano meglio di così...
    Avevo letto quest'estate un'altra opera dell'Autrice, "Stupore e tremori" che, se non è un capolavoro, almeno è un libro simpatico, in grado di far riflettere. Tra i due ho trovato delle costanti:
    • la presenza di due personaggi femminili, uno dei quali bellissimo;
    • tra le due si instaura un rapporto vittima/carnefice,con vaghe sfumature erotiche;
    • gli uomini sono personaggi marginali, poco contano nello sviluppo della trama;
    • la protagonista vagheggia di essere Dio o Gesù Cristo (ritenuto ad un gradino inferiore, un po' meno importante di Dio stesso... qualcuno sa qual è il teologo di riferimento della Nothomb ?).

    Su questo strano desiderio di onnipotenza espresso dall'Autrice attraverso i suoi personaggi si concentrano le mie perplessità maggiori, anche perché è un tema enunciato e poi abbandonato.

    Insomma, non mi posso schierare tra gli ammiratori della Nothomb. Si era capito, no?

    Voto: 2/5
    Ultima modifica di Spilla; 01-21-2010 alle 02:39 PM.

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  11. #9
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    libro poco approfondito, l'idea avrebbe meritato almeno 100 pagine di più, poi i vagheggiamenti della protagonista mi sembrano sproporzionati, ma alla fine risulta una lettura veloce e gradevole.

    3/5

  12. #10

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    Ho letto questo breve romanzo (o forse sarebbe meglio dire racconto lungo? ) in una giornata, e devo dire che non sonoo rimasta granché soddisfatta da questa lettura.
    Credo che la trama abbia potenzialità enormi, ma purtroppo queste potenzialità restano, appunto, potenzialità.
    Il tema che tratta è molto complesso e delicato, eppure mi sembra che la Nothomb lo tratti con fin troppa leggerezza, come se non le importasse davvero cercare di dire qualcosa di definitivo sulla questione, ma preferisse piuttosto prenderne solo spunto per ambientare una trama, e lasciasse al lettore il compito di andare oltre una serie di fatti e trovare la propria dimensione morale. Mi ha molto colpita la calma freddezza di questo libro. La violenza nominata è infinita, eppure non c'è una singola scena che sia veramente violenta, si parla di violenza come se questa non colpisse davvero i personaggi, ma fosse solo una parola scritta. Immagino sia una scelta stilistica, e da un lato la apprezzo, perché non trovo scene splatter e violenza gratuita elementi particolarmente importanti in un romanzo (anzi), ma da un lato questo non mi ha permesso di empatizzare nemmeno un secondo con i personaggi di questo libro. Si forma come una sorta di distanza, e ciò che dovrebbe risultare drammatico (insomma, è pur sempre la descrizione di un gruppo di persone obbligate a vivere in una replica dei campi di concentramento) risulta freddo e distante. Ipotizzo che sia una scelta per mostrare quanto il punto non sia la sofferenza di un (più o meno) ristretto gruppo di persone a causa di altri esseri umani, ma mostrare come il "male" (passatemi il concetto generale) faccia parte della nostra quotidianità, lasciandoci indifferenti. Però, non so, non ho apprezzato molto questa scelta.
    Trovo che la forza di questo romanzo potrebbe risiedere nelle sue potenzialità, nei temi suggerisce, nelle riflessioni che potrebbe far affiorare nella mente del lettore, ma senza addentrarsene. Insomma, l'impressione che ho avuto leggendo questo romanzo è stata quella di leggere una bozza. Delle belle idee, intuizioni che avrebbero potuto dare luogo a qualcosa di bello, ma nient'altro.
    I personaggi poi sono piattissimi, sono degli stereotipi, e non so quanto di volontario ci sia in questo. Nel senso che potrebbe anche essere stata una scelta volontaria quella di appiattire la psicologia e la personalità riducendola a una macchietta, ma sinceramente io non ho apprezzato molto. Lo svolgimento dei fatti è irrealistico, quasi avesse scritto la prima cosa che le è passata per la mente per sviluppare la sua idea iniziale, ma insomma, per quanto lo spunto possa essere buono, lascia decisamente a desiderare.
    Forse con un po' di approfondimento in più sarebbe anche stato un bel romanzo, ma così mi sembra solo una storiella che si appogga a riflessioni e temi complessissimi e molto delicati senza avere però un minimo di complessità e senso.
    Purtroppo temo sia uno di quei libri che leggi in poco tempo e ti scivolano addosso senza lasciare nulla, e se già questo non è mai un bel segno per un romanzo, a maggior ragione pensando al tema che tratta e dunque ai nervi scoperti che dovrebbe toccare, ai segni che dovrebbe lasciare, direi che qualche cosa non va.

  13. #11
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    a me, invece è piaciuto molto, come gli altri romanzi della Nothomb tra l'altro!
    ho trovato l'idea geniale, ma soprattutto SPOILER trovo che sia difficile trovare un romanzo distopico che abbia un lieto fine, in questo romanzo in realtà si respira una grande fiducia nell'umanità! sinceramente con una premessa del genere non avrei mai creduto che potesse esserci una conclusione positiva, e mi è piaciuto anche molto il personaggio di Pannonique, il modo in cui è riuscita a trovare l'umanità che poteva esserci in una kapò...


    io lo consiglio vivamente!

  14. #12
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    riporto il commento di un precedente gdl
    "
    Oggi ho finito il romanzo della Nothomb e mi ha dato l'impressione di uno strumento musicale pregiato dato in mano a un principiante, uno Stradivari a una che sa solo tenere in mano l'archetto. Questa è materia di Saramago, tanto per citarne uno a caso, non certo di chi usa una scrittura un pochino sciatta, pensieri che spuntano ma non hanno la forza di crescere, manca di lucidità e di impegno morale, non tutto si può scrivere, non basta tenere la penna in mano e avere un paio di idee, bisogna anche avere la struttura morale per poterle poi maneggiare senza farle apparire banali o furbette.
    Nel beneficio del dubbio do due e mezzo, perchè lo sforzo di critica sociale c'è, ma è uno sforzo riuscito a metà, sembra quasi che sia stato scritto perchè i destinatari quando lo leggono non dicano "che schifo questa società oggi!" ma che dicano "per fortuna noi siamo meglio". Magra consolazione direi, se il risultato atteso era quello di indignarsi, poco e male, non c'è riuscita, più che indignarsi ci si chiede che cosa voleva dire con questa situazione apocalittica che non fa male a nessuno alla fin fine. Un fantasy più che un romanzo di denuncia."

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