Appena finito di leggere questo libro sono immediatamente tornato su alcune delle pagine più belle, per rileggerle , per poter nuovamente vedere con gli occhi dell'autore il dramma che ha vissuto e come lui migliaia di altri ragazzi.
Sono racconti assolutamente da leggere, primo perchè descrivono un pezzo importante della nostra storia e poi perchè narrano di un intera generazione che è stata spezzata, nella vita, nell'anima , ma anche negli ideali che avevano contraddistinto la loro infanzia. Giovani che ancora non avevano i peli della barba sul volto, ma che si son trovati a marciare nel fango, nel freddo ad essere uccisi e ad uccidere.
I racconti di Stern sono suddivisi su quattro parti, quelli dedicati alla Prima guerra, quelli della Seconda ( vissuta dallo stesso autore), quelli sulla prigionia e quelli sulla Resistenza.
I racconti della Prima guerra mondiale sono soprattutto un resoconto storico delle operazioni militari ( da Caporetto all'offensiva austriaca, fallita, del Giugno del 1918), a racconti di reduci della guerra, episodi realmente accaduti raccontati allo scrittore.
Quelli sulla Seconda guerra mondiale, così come quelli sulla prigionia, hanno una narrazione più diretta, si tratta di episodi vissuti dallo stesso Stern, sia nella campagna in Albania sia , soprattutto, di quella in Russia. Sono racconti tristi, drammatici nel realismo che viene usato, nella maliconia che ricorda i compagni. Stern non porta il classico eroe di guerra, tutti sono eroi, solo per essere lì, il suo eroe è il milite ignoto.
Ho trovato delle pagine, come detto, che mi hanno emozionato vorrei lasciare qualche citazione di queste pagine,miglior modo per chiudere:
" ....poi venne la campagna di Grecia e altri restarono per sempre sulle montagne dell'Albania; e i Balcani, ancora; e le steppe della Russia. Sempre più pochi ci contavamo. Vennero i Lager dei tedeschi e la Resistenza. Furono i nostri vent'anni.
"Ecco, sono ritornato a casa ancora una volta, ma ora so che laggiù, quello tra il Donec e il Don, è diventato il posto più tranquillo del mondo. C'è una grande pace, un grande silenzio, un infinita dolcezza.
La finestra della mia stanza inquadra boschi e montagne, ma lontano,oltre le Alpi, le pianure, i grandi fiumi, vedo sempre quei villaggi e quelle pianure dove dormono nella loro pace i nostri compagni che non sono tornati a baita"