Gamaliele, il protagonista, è uno scrittore fantasma: scrive libri per conto di autori che mirano al successo e alla notorietà, pur essendo privi di capacità letterarie. Il suo lavoro si concretizza in un semplice prestito di parole perché i suoi sentimenti, i suoi ideali e i suoi timori sono interamente racchiusi in un Libro Segreto a cui dedica tutto il suo impegno intellettuale e il suo mondo interiore, come fosse uno specchio dell'anima.
Ma la sua connotazione di “fantasma” non investe solo la sua vita lavorativa: nonostante l’acquisita nazionalità francese e una vita in gran parte trascorsa a New York, continua a considerarsi uno dei tanti rifugiati Cacciati dal primo focolare familiare dove la vita era bella anche quando non lo era. I loro discendenti, tutti uguali, percorrono oggi la terra per sfuggire ai serpenti e al loro veleno morale. Si decide per loro. Essi non sono più liberi di pensare, di agire, di stabilirsi e perfino di rinunciare alla loro libertà. Come nella Grecia antica in cui li si chiamava apolidi, li si considera nocivi, pericolosi, li si tiene in disparte.
Come apolide riesce a ritrovare se stesso solo in compagnia di altri apolidi: accanto al protagonista emergono altri personaggi, ognuno indossa una maschera diversa per celare le dolorose storie che, nonostante il tempo trascorso, permeano il presente e condizionano il futuro. L’importanza della memoria non è solo un atto dovuto: è una realtà con cui rapportarsi, indipendentemente dalla volontà.
Gamaliele è una figura complessa, problematica, in cui presente e il passato si fondono con conseguente impossibilità di vivere serenamente la quotidianità e i suoi rapporti sentimentali: nonostante l’estremo bisogno di dare e ricevere amore, i legami con le donne della sua vita non riescono a fargli superare il suo sconfinato senso di solitudine. E il passato irrompe prepotentemente nel presente nel momento in cui viene chiamato al capezzale di una donna ricoverata in ospedale, sfigurata, chiusa al mondo esterno e in grado di pronunciare solo poche parole in ungherese (lingua natale del protagonista).
Come in tutti i libri di Wiesel, che ho avuto il piacere di leggere, il male di vivere ha diverse connotazioni e motivazioni: l’autore penetra all’interno del mondo interiore dei suoi personaggi, regalandoci figure indimenticabili ricche di valori, emozioni, timori.