Domenico Stasi è un anziano ex insegnante, uomo colto, sollecito, impegnato e di apparente pacatezza. Quando apprende che Nina, una sua antica allieva, è indagata per partecipazione a banda armata, decide di incontrarla per essere rassicurato della sua innocenza. Ma Nina si proclama colpevole e affida a Stasi un incarico delicato: dovrà recarsi in un appartamento abbandonato, cercare una copia della "Morte di Virgilio" di Hermann Broch, trascrivere una frase sottolineata a pagina 46 e farla avere a un non meglio precisato "contatto". Con leggerezza, quasi per gioco, Stasi esegue gli ordini. Non si tratta affatto di un gioco. Stasi viene convocato dalla polizia, che segue ogni sua mossa; il contatto non si accontenta del messaggio e gli fa recapitare una pistola con la quale dovrà sparare a un importante bersaglio... Un meccanismo inesorabile si è messo in moto. Ma è realmente così? Chi è, realmente, il professor Stasi? È un assassino? È una vittima? È un innocuo zimbello?


"Prima esecuzione" è una riflessione sul terrorismo, sulla lotta armata degli anni '70 e sulla volontà di imporre la violenza come risposta politica all'ingiustizia del mondo; ma è anche la storia di una persona che si interroga sulla propria professionalità ("Sono stato un buon maestro?") e sulla propria identità .
L'ho trovato particolare come libro, quando si scopre la forma che l'autore decide di utilizzare (e non dico niente per non svelare troppo...) si può avere un attimo di "sbandamento", che andando avanti però sparisce... Insomma, è un romanzo nel romanzo, consigliato!