"E il demiurgo creatore, l'artigiano all'opera, si rese conto che il suo lavoro non si sarebbe completato in un fiato e le cose create avevano bisogno di crescere, confrontarsi e assumere altezza. Allora creò il tempo, ed esso andava in una unica direzione, e ad esso soggiogò tutte le cose, ma riflettendo lo fece curvo, per lasciare lo spazio ad una riflessione.
Ma le cose non ebbero più il medesimo punto di partenza, pur facendo lo stesso viaggio, e produssero l'evoluzione che si soffermava lungo diverse spiagge. Ma l'uomo , che sapeva della curvatura del tempo, volle assumere certezze e creò, in se, nuovi dei a sua immagine, ed a questi dette forma di dogma, di legge nella pietra.
Così lungo il ponte della conoscenza non vi furono più pazienti lanterne a rischiarare, ma incerti passi che portavano a precipitare nelle acque dell'orrido. Il demiurgo aspettò che il viaggio si completasse e si affrontasse la riflessione. Allora si sedette alla testa del ponte guardando le acque, ed aspettò...aspettò che che le pietre tornassero nel fiume per essere consumate nel viaggio."

Jachin

Jachin... chi era costui, avrebbe detto Don Abbondio...Dunque, jachin era figlio di Simeone (il quarto, quello i cui figli si erano fatti sedurre dalle figlie di Maadian). Il brano citato, in realtà, proviene da scritti massoni (ricordate? i costruttori del tempio di gerusalemme...) e Jachin è il nome di una delle due colonne, quella della Stabilità.
Ci arriviamo, abbiate pazienza.... cosa è contrario di "stabile"? "Effimero"... e qui mi fermo, altrimenti potremmo arrivare là dove nessun uomo (o donna) è mai giunto prima...
Torniamo al libro sull'effimero per eccellenza : il sogno.
Di più : il sogno che "viene da Dio"
Qui si potrebbe discutere sui vari sogni, da quello di Adamo che si addormenta sognando un compagno che gli sia alla pari e si ritrova con una donna da sottomettere.
Da quello di Giacobbe che sogna una scala con gli angeli indaffarati a far su e giù come i commessi della Borsa di Milano.
E tanti, tantissimi altri.
Comunque, torniamo al libro, piccolissimo: appena 113 pagine incluso l'indice

“I sogni nella Bibbia – un interpretazione dinamica” di Rocco Quaglia - ed. Borla - €12.00

Rocco Quaglia insegna psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari presso la Facoltà di Psicologia e Psicologia dello sviluppo (Scienze della Formazione – Torino)
Tra i suoi libri, ricordiamo : “Il piccolo principe di Saint Exupéry: un bambino senza padre” e “Il valore del padre”….

...prendo un brano a casoper darvi un idea
§§§
pag 87/88
"Riconoscere di essere debitori di un esistenza alla Vita, e che di tale esistenza nulla ci appartiene, e, ancora, riconoscere che tutto ci è stato elargito gratuitamente, è davvero un difficile passo da compiere. A volte, si vive come strappando alla Vita la propria esistenza ; il “dono” si trasforma così in un assurdo possesso. Ora, non potrà esserci un sentimento di gratitudine verso la Vita, se non a condizione che questa sia riconosciuta e accolta come “dono”. Se non si realizza il “dono” della propria esistenza, difficilmente si potrà “godere dei giorni della vita della nostra amenità (Qo 9,9)”. La devozione, infine, il terzo sentimento che originariamente era rivolto ai genitori, datori di vita, perché qualifichi un maturo senso religioso, dovrebbe potersi estendere al “Principio Generante” e, quindi, alla Vita, oppure all’umanità tutta, intesa come depositaria di valori di vita e veicolo della vita stessa.
Riepilogando, il sentimento religioso nell’uomo, inteso come bisogno di trovare legami che possano significare la sua esistenza, fa riferimento essenzialmente alla Vita. È possibile, dunque, vivere la propria esistenza in modo religioso solo se “il legame”, va oltre i genitori, estendendosi idealmente a tutte le generazioni. In questi termini, il sentimento religioso non ha nulla a che spartire con le religioni del mondo, con i loro dei e con le loro pratiche, più o meno devote. Esso è un sentimento di Vita e come tale va sviluppato nell’uomo. “Religioso” è l’uomo che ha realizzato la propria universalità, che si sente “figlio della Vita” e “giardiniere” della Natura. “Areligioso” è l’uomo prigioniero dell’illusione della civiltà, di un mondo autonomo e artificiale, che più nulla ricorda delle stagioni, il cui unico benessere è quello della propria esistenza. “Irreligioso” è chiunque spiega il nero drappo della Morte sul pianeta della Vita. Il sentimento religioso è stato, una volta per sempre, trasmesso all’uomo con il comando di Vita: “crescete e moltiplicatevi”.