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Sostiene Pereira

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Discussione: Tabucchi, Antonio - Sostiene Pereira

  1. #61
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    Devo dire che all'inizio, per le prime 10 pagine circa, l'inciso "sostiene Pereira" mi dava un po' fastidio, poi piano piano la lettura è diventata così appassionante che non ci ho fatto più caso..
    e' un libro che denuncia senza clamore, senza alzare la voce, facendoti addentrare sempre più in un meccanismo che già capisci dove e come finirà, purtroppo.
    Pereira è l'eroe che tutti potremmo essere, una persona normale che sa distinguere ancora il bene dal male e ha la forza di scegliere da che parte andare.
    Bello , mi è piaciuto!

    PS ho trovato molto teneri i colloqui con il ritratto della moglie defunta

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  3. #62
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    A me è piaciuta molto l'estrema linearità del linguaggio, quasi una cantilena fatta di ripetizioni e ridondanze. Eppure questo andamento, che normalmente avrei trovato noioso, mi è sembrato un espediente per andare, lentamente ma inesorabilmente, sempre più a fondo, nell'anima di Pereira e nella nostra, dove forse giacciono silenziose le motivazioni che dovrebbero essere alla base delle scelte.

    Bello il finale, che temevo tragico per il protagonista. E' invece un inno alla vita e al futuro.

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  5. #63

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    Questo romanzo si divora in pochissime ore, sia per la sua mole decisamente poco imponente, sia, soprattutto, per via del ritmo incalzante e della prosa accattivante, che lentamente avvinghiano il lettore e lo costringono a non staccarsi mai dall’opprimente atmosfera lisboniana.
    La testimonianza di Pereira è raccontata con un ritmo quasi cantilenante ma mai banale, ricalcando i piccoli gesti quotidiani che hanno un sapore quasi rituale, assumono importanze e valori sempre più grandi, di riconferma e smentita. E così, fra una omelette alle erbe aromatiche, una parola scambiata con un ritratto e un bicchiere per metà di limonata e per metà di zucchero incontriamo Pereira, un giornalista di mezza età in sovrappeso e cardiopatico, responsabile della pagina culturale del Lisboa e appassionato di scrittori stranieri dell’Ottocento. Un omino come ce ne sono tanti, fatto di abitudini e di difetti: un giornalista che sembra vivere racchiuso nella sua piccola torre d’avorio, fra la sua scrivania e un tavolino del caffè Orquidea, che, se non fosse per le chiacchiere del barista, non saprebbe nemmeno quello che accade nel mondo (e un mondo che vede rafforzarsi i regimi fascisti e nazisti, quello di Franco in Spagna e quello di Salazar in Portogallo non è certo un mondo dove accade poco).
    Questo omino sembra voler vivere lontano dal mondo, indifferente, senza occuparsi di quello che accade e senza preoccuparsi di prendere una qualsiasi posizione, si lascia trasportare dagli eventi senza tentare di intervenire, vive nel passato dei giorni a Coimbra chiacchierando con il ritratto della moglie morta. E nella sua incapacità di agire sembra quasi che sia la Storia a venirlo a cercare, mettendo sul suo cammino il giovane e focoso Monteiro Rossi, costringendo così Pereira a trasformarsi in un piccolo omino pieno d’eroismo.
    Con una prosa intrisa di delicatezza e malinconia Tabucchi ci pone davanti a diversi interrogativi sulla figura degli intellettuali, su quale sia il loro ruolo e quali i loro doveri, e lo fa nella maniera più delicata possibile, ossia mostrandoci la lentissima ma inesorabile presa di coscienza di un uomo.
    Molto suggestiva è la teoria del dottore della clinica talassoterapica, secondo la quale l’essere umano non avrebbe una sola anima, bensì ne avrebbe una confederazione, guidata di volta in volta, a seconda delle varie fasi della propria vita, da un’anima egemone. Pereira si troverebbe dunque ad avere a che fare con una nuova anima egemone che preme e tenta di emergere, fino ad arrivare al suo ultimo, commovente articolo.
    Ho trovato particolarmente bella anche la nota finale dell’autore, in cui Tabucchi racconta di come il ‘personaggio in cerca d’autore” Pereira, pur avendo forse radici in un volto reale, sia accorso a far visita allo stesso Tabucchi diverse notti, fino a farsi conoscere così bene da avere una storia che potesse essere raccontata.

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  7. #64
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    Buon l libro, scorrevole e mai banale, imperniato sulla figura di un critico letterario (che bel mestiere…ma è per pochi) che cura a Lisbona, la pagina letteraria in un giornale di secondo piano. E’ un uomo di mezza età, vedovo, che ha avuto un matrimonio felice ma, purtroppo, senza la gioia di almeno un figlio da entrambi desiderato. La sua vita trascorre in una serena monotonia, tra colloqui con il ritratto della moglie e le preoccupazioni di salute per il suo peso eccessivo. Sullo sfondo la drammatica e cruenta guerra civile spagnola, che però ai portoghesi della sua categoria, buoni professionisti che non si interessano di politica, sembra una faccenda lontana. L’incontro, abbastanza casuale, con una coppia di giovani cambia, piano piano, il suo angolo di visione delle cose e lo trascina in una vicenda totalmente al di fuori dei suoi parametri, nella quale ritrova dentro se stesso risorse che probabilmente, neppure lui, sospettava di avere. Alla prima occasione vedrò il film con Mastroianni.

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  9. #65
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    Una storia intrisa di tristezza,la solitudine di un uomo che si confida solamente con il ritratto della moglie morta,un uomo che è un giornalista ma non sa cosa sta succedendo intorno a lui,un non eroe che è più eroe di qualsiasi altro personaggio del romanzo.
    Una storia toccante.

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  11. #66
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    Riletto dopo tantissimi anni, ricordavo poco o niente.
    Dapprincipio ci si chiede dove si andrà a parare, quasi infastidisce questo protagonista che sembra voler ignorare il mondo circostante in un momento storico estremamente tragico, forse irrita perché la maggior parte di noi si comporterebbe così ed è doloroso vedere allo specchio ciò che non va: sopravvivenza? vigliaccheria?
    Bellissima poi la sua evoluzione, l'avanzare dell'io egemone, l'indignazione che si fa strada pian piano nell'animo di Pereira, la sua indole onesta e il coraggio che emerge sempre più fino alle splendide pagine finali. Un modo semplice, profondo e insolito per raccontare quel periodo storico e una dittatura, quella di Salazar, di cui forse non si sa tantissimo.
    Veramente bello!

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  13. #67
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    Questo libro mi ha incantato dalla prima pagina, mi è venuta voglia di rileggerlo.
    Tabucchi ha un linguaggio molto semplice e scorrevole, non eccede in descrizioni, la sua scrittura è essenziale anche nel descrivere i particolari, la lettura è leggera, piacevole, anche nel trattare tematiche storiche.
    Il suo linguaggio è volutamente semplice per permettere ad ogni genere di lettore di comprendere la delicata situazione in Portogallo durante la dittatura salazarista e in Spagna c'era la guerra civile.
    All'inizio della storia Pereira è un mite giornalista nostalgico e abitudinario, indifferente all'ambiente che lo circonda, che parla con la foto dell'amata moglie, ossessionato dall'idea di dover perdere peso e dall'idea della morte.
    Pereira subirà un'evoluzione nel corso della storia, grazie all'incontro con vari personaggi che gli apriranno gli occhi sulla nuova situazione politica di Lisbona: Manuel, il cameriere del "Cafè Orquidèa", Monteiro Rossi, giovane di origini italiane laureato in filosofia e dai saldi ideali, nel quale Pereira vede il figlio mai avuto, Marta, la fidanzata di Monteiro, costretta a cambiare identità a causa delle sue idee politiche e che farà da tramite tra Pereira e Monteiro, il dottor Cardoso che incontra alle terme, che gli illustra la teoria della confederazione delle anime guidata da un io egemone che può cambiare col tempo e grazie a cui Pereira non avrà più paura della morte.
    Il ricorrente "Sostiene Pereira" mi ha reso da subito il personaggio familiare, l'ho visto come un tenero nonno in cerca di qualcuno che possa dare un senso alla sua vita solitaria e che possa distoglierlo dall'odore di fritto delle omelette e dal bere limonate piene di zucchero.
    Quando parte in esilio volontario per la Francia è un uomo diverso, più cosciente.
    Questo libro mi ha fatto innamorare di Lisbona, che spero un giorno di poter visitare per respirare dal vivo i profumi che emana questo bellissimo romanzo di ricerca e di critica interiore.

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  15. #68
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    Lisbona, estate 1938. La città portoghese non è oppressa solo dall’afa e dal caldo, ma anche da un clima di crescente instabilità politica: gli echi della guerra civile spagnola, del fascismo italiano, delle proteste e delle ribellioni intaccano la tranquilla quotidianità dei portoghesi e la libertà della stampa. E’ con questo clima di incertezza e di sospetto che si scontra Pereira, il protagonista di questa storia. Egli è un giornalista vedovo, cardiopatico, abitudinario ed amante degli scrittori francesi dell’Ottocento; cura la pagina culturale del Lisboa, un modesto giornale del pomeriggio e proprio in relazione al suo lavoro viene a contatto con Francesco Monteiro Rossi, un giovane che lo indurrà a mettersi nei guai e gli cambierà la vita. Pereira è proiettato nel passato, vive per e nei suoi ricordi, non riesce ad entrare a pieno nel presente, perciò stenta a comprendere ciò che gli accade intorno, non mette a fuoco le conseguenze delle sue azioni, non ha chiari i cambiamenti del mondo che lo circonda, finché questi non si abbattono su di lui costringendolo a fare i conti con la realtà e, finalmente, ad agire per salvarsi.
    “Sostiene Pereira” è la testimonianza precisa e puntuale resa posteriori dal giornalista, attraverso la quale viviamo l’incertezza che precede un conflitto, l’ansia e il sospetto crescente, la necessità di agire e di scegliere. Con questo libro, scritto in modo chiaro ed accessibile a tutti, Tabucchi ci pone davanti all’importanza di fare scelte consapevoli e di sviluppare una coscienza critica. Ciò che più sottolinea l’atmosfera del romanzo, tranquilla ma sospettosa, è proprio la prosa di Tabucchi: il racconto scorre liscio, ma quando stiamo per abituarci alla narrazione, quando stiamo per accettare come oro colato ciò che Pereira ci dice, l’autore inserisce un “sostiene” che insinua il dubbio e non ci permette di abbassare la guardia. Un espediente stilistico, questo, estremamente azzeccato. Ho apprezzato questo romanzo breve, perciò lo consiglio: è uno di quei libri che si leggono in poco tempo, ma che forniscono spunti per riflettere a lungo.

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  17. #69
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    Ci sono libri che ti “esplodono” dentro fin dall’incipit, come un colpo di fulmine. E poi ci sono invece libri che ti crescono dentro lentamente. All’inizio sembra quasi che tu non riesca neppure ad entrarci in sintonia, non ti piace il loro ritmo, ancor meno lo stile, addirittura provi sofferenza per le loro ripetizioni.
    Ma quando sei ormai rassegnata a metterli tra i libri che ti deluderanno ti accorgi invece che si sono radicati nel tuo animo e che ti “vivono” dentro come non avresti mai pensato potessero fare. Ecco Sostiene Pereira per me non è stato un colpo di fulmine, tutt’altro.
    Le prime pagine mi avevano lasciata indifferente, se non proprio annoiata e quel continuo “sostiene Pereira” addirittura mi infastidiva. A ritornare adesso indietro con la memoria mi risulta difficile - se non impossibile - capire quando o perché si sia verificato il cambiamento. Difficile capire perché quel ritmo lento in cui poco o nulla succede a livello di azione da elemento negativo sia diventato invece un punto di forza. Altrettanto difficile dire perché quel continuo “sostiene Pereira” da noiosa ripetizione sia diventata invece un rassicurante punto fermo.
    Questo libro nella sua brevità è un’analisi molto profonda sulla solitudine, la ribellione, la libertà di stampa e di pensiero, e soprattutto sulla difficoltà di capire la portata dei cambiamenti storici nel momento in cui si verificano…
    Bellissima anche la postilla finale scritta dallo stesso Tabucchi. Mi ha colpito la scelta del cognome Pereira come omaggio al popolo ebraico. Una scelta così semplice per una motivazione così profonda.
    Da leggere assolutamente (anche per chi come me conosceva già la storia per aver visto il bellissimo film con Mastroianni).

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