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Discussione: Cechov, Anton Pavlovic- Reparto numero 6

  1. #1
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    Predefinito Cechov, Anton Pavlovic- Reparto numero 6

    Anton Pavlovic Cechov scrisse Reparto numero sei nel 1892 poco dopo il suo ritorno da Sachalin (Cechov:"Sachalin- e’ un posto delle sofferenze insopportabili…Noi abbiamo fatto marcire nelle carceri milioni di persone invano,senza ragionare, barbaramente…Abbiamo moltiplicato delinquenti e abbiamo addossato tutta la responsabilita su guardia carceraria…Guardia carceraria non e’ colpevole, siamo tutti colpevoli.")
    Impressioni di viaggio hanno cambiato le sue vedute politiche. In Reparto numero sei Cechov critica aspramente la dottrina della non-violenza di Tolstoi,speculazioni filosofiche,indifferenza, passivita.
    In societa indifferente dove sono finite le persone come protagonisti del racconto, le persone con purezza morale,delicatezza, compostezza,ma deboli e passive? Cechov l'ha messo a reparto numero 6 per malati di mente…

    Al posto di recensione:

    Dramma in tre atti:

    Reparto numero sei
    Tempo di azione - 1892…(1937…2009…????)
    Posto- qualsiasi paese totalitario.
    Personaggi principali:
    Ivan Dmitric Gromov, un trentatreenne di nobili origini, già usciere di tribunale e segretario di governatorato, soffre di mania di persecuzione.
    L'innata sua delicatezza, la tendenza a prestarsi per gli altri, la compostezza di vita, la purezza morale… Leggere, era il suo forte… una persona che ragiona e che penetra bene a fondo nelle cose.
    Andrej Efimyc Ragin-il dottore è, nel suo genere, un uomo non comune
    ama straordinariamente la ragione e l'onestà, ma per dare alla vita che lo circonda una sistemazione ragionevole e onesta, gli fanno difetto il carattere e la fede nel proprio diritto.
    Nikita-il guardian. Egli appartiene al novero di quegli uomini ingenui, positivi, disciplinati e ottusi, la principale passione dei quali è che tutto sia in regola, e quindi sono convinti di esser tenuti a picchiare.
    Persone nuove è raro vederne, al reparto numero 6. Altri mentecatti, il dottore non ne accetta da un pezzo, e dei curiosi di visitare i manicomi ce n'è pochi a questo mondo.
    Atto primo:
    Il dottore ancora e' libero.
    I.D.- perché dunque noi stiamo rinchiusi, e voi altri no? Dove sta la logica?
    A.E.- La morale e la logica, nel nostro caso, non c'entrano. Tutto dipende dal caso. Chi han chiuso dentro, quello ci sta, e chi non ci han chiuso, se la spassa: ecco tutto! Nel fatto che io sia un dottore, e voi un malato di mente, non c'è né morale né logica: si tratta esclusivamente di una combinazione senza senso.Ma una volta che le carceri e i manicomi esistono, bisogna pure che qualcuno ci stia rinchiuso dentro! Se non sarete voi, sarò io; se non sarò io, sarà un terzo qualsiasi.
    Atto secondo:
    soltanto Nikita e’ libero.
    A.E.- Nikita, io debbo uscire! - incalzò con voce tremante. - Ne ho assoluto bisogno!
    I.D.- Il codice, se non sbaglio, dice chiaro che nessuno può essere privato della libertà senza una procedura legale. Questa che ci fanno è una violenza!
    - Non sarà mai che ci lascino uscire! - continuava a gridare intanto Ivan Dmitric. - Ci faranno marcire qui dentro! Oh, Signore, ma possibile davvero che, in un altro mondo, non ci sia l'inferno, e che questi malfattori saranno perdonati? Dov'è dunque la giustizia? Apri, mascalzone, che io soffoco! - urlò con voce roca, e si avventò contro la porta. - Dovessi fracassarmi la testa! Assassini!
    Allora Nikita, rapido, spalancò la porta; brutalmente, con tutt'e due le mani e col ginocchio, ricacciò indietro Andrej Efimyc; poi, prese lo slancio e lo colpì col pugno in faccia.
    Atto terzo:
    Il popolo in coro da manicomio:
    ????- ma risplenderà l'aurora di una nuova vita, trionferà la verità, e allora sarà festa nel nostro quartiere!

  2. #2
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    Che meraviglia

  3. #3

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    "Il dottor Andréj Efìmyc, di cui si parlerà più avanti, prescrisse impacchi freddi sulla testa e gocce di lauroceraso, scosse triste la testa e se ne andò dicendo alla padrona di casa che non sarebbe più venuto, perché non è il caso di disturbare chi sta uscendo di senno".

  4. #4
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    Uno di quei racconti che non dimenticherò facilmente. Così bello nella sua drammaticità!

    Un medico si dimostra disponibile ad entrare in contatto con quattro persone con malattia mentale rinchiuse nel reparto numero 6. I suoi comportamenti appaiono strani ai più, quando denotano un'attenzione e un interesse per quelle persone segregate. C'è da parte sua la voglia di dialogare con loro, di instaurare una relazione. Lo stesso si dice dei suoi metodi. Eppure quel medico anche se prova empatia per quei malati fa ben poco per aiutarli, non prende troppo seriamente la loro situazione, che più volte denunciano gli abusi, la violenza, del carceriere, delle mura ma anche l'ottusità, l'indifferenza, il pregiudizio della gente e della società. Fino a quando non cominciano a considerare anche lui un po' come loro. Si suppone che stando vicino a quella gente per troppo tempo sia diventato pazzo anche lui. Ecco che un suo collega gli tira un tranello, ed è così che si ritrova lui, in prima persona, dall'altra parte.

  5. #5
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    L'ho letto all'interno di una raccolta di racconti,è stato uno dei miei preferiti.

    1- Leggeva moltissimo.
    E' a credere che la lettura fosse una delle sue abitudini morbose, poichè con uguale avidità si gettava su tutto ciò che gli veniva sottomano...


    2- ...a questo mondo tutto è insignificante e privo d'interesse,tranne le supreme manifestazioni spirituali della mente umana...la mente è l'unica fonte possibile di godimento.E' vero che abbiamo i libri,ma questa è tutt'altra cosa che la conversazione viva e la comunione diretta. Se mi permettete di fare un paragone non del tutto felice,i libri sono le note e la conversazione è il canto.

    3- La vera felicità è impossibile senza solitudine. L'angelo caduto tradì Dio probabilmente perchè aveva voluto la solitudine, che gli angeli non conoscono.
    Non sempre,ma a volte la penso anche io così.

    4- (da un dialogo) La quiete e la contentezza dell'uomo non sono fuori di lui,ma in lui stesso.
    L'uomo comune si aspetta il buono o il cattivo dall'esterno e l'uomo che pensa da sé medesimo.
    Il saggio o,semplicemente,l'uomo che pensa,che medita si distingue appunto per il fatto che disprezza la sofferenza;è sempre contento e non si meraviglia di nulla.
    Vuol dire che io sono un idiota,poiché soffro,sono scontento e mi meraviglio della viltà umana.
    In ciò avete torto.Se mediterete un po' più spesso,capirete come sono insignificanti tutte quelle cose esteriori che ci turbano.Bisogna tendere alla comprensione della vita,è in essa il vero bene.

    Mica è facile,però !

  6. #6
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    Gran belle citazioni Minerva6!

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