Valerio Evangelisti ripercorre la formazione del Messico come stato moderno in un romanzo storico di ampio respiro. Dalla rivolta dei messicani in Texas nella metÓ dell'Ottocento la vicenda si dilata, spostandosi in Messico per abbracciare la lotta di Benito Jußrez contro Massimiliano d'Austria, la dittatura di Porfirio DÝaz, la modernizzazione forzata del paese, le rivolte contadine, le stragi e le deportazioni di indigeni, fino ad arrestarsi alla soglia della rivoluzione. Filo conduttore, il rapporto contraddittorio di odio e amore tra Messico e Stati Uniti; ma anche il lento formarsi di un'identitÓ nazionale e di una cultura unitaria adatta a darle espressione. Il tutto visto attraverso le vicende di molti personaggi (spesso realmente vissuti).


Si tratta essenzialmente di un romanzo "western", azione ed avventura con un accento "nero" .
Numerosi i riferimenti a vicende storiche realmente accadute e non molto conosciute della storia dell'ovest (sud-ovest in questo caso) degli stati uniti.
La vicende dei molti protagonisti si snodano e intrecciano nel corso degli anni.
Mi ha ricordato, per la tecnica narrativa, un libro che ho letto qualche tempo fa : "L'ottava vibrazione" di Carlo Lucarelli.
Anche in questo romanzo ci sono diversi riferimenti linguistici e antropologici sulle popolazioni indigene che entrano nel racconto. Personalmente ho trovato pi¨ interessante e scorrevole la prima metÓ.
Forse la seconda metÓ mette "troppa carne al fuoco". Se vi piace la storia Ŕ un libro da consigliare.