Dalla quarta di copertina.

Il film che ha vinto quest'anno la Palma d'Oro a Cannes nasce da un romanzo francese che ha al centro la scuola, la difficoltà di essere professori in un mondo in cui troppo spesso gli adulti sono o sospettano di essere dalla parte del torto. Intessuto di dialoghi comici e bizzari che hanno il ritmo di un rap, il libro misura la distanza tra la fissità del sapere scolastico e l'allegra fluidità dell'immaginario studentesco, ma non dà giudizi e non si schiera a favore dell'uno o dell'altro. Ne fotografa l'abissale incompatibilità con l'idea che ormai è nella scuola che si gioca l'unica vera lotta di "classe".

Sulla copertina si legge "Il romanzo che ha fatto disperare i professori e divertito fino alle lacrime gli studenti". Beh, sinceramente io non ho trovato nulla di divertente in questo libro, che neppure può qualificarsi come romanzo vero e proprio. Infatti manca di una storia, presentandosi piuttosto come il quadro (questo sì, disperato) e desolante di una scuola media statale non tra le più prestigiose di Parigi, situata in un arrondissement popolato dalle etnie più diverse, ma in cui, ciononostante, anche tra i ragazzi serpeggia un razzismo latente. Non solo, gli studenti si comportano quasi totalmente in maniera irrispettosa e svogliata e, di conseguenza, anche gli insegnanti appaiono sfiduciati ed incapaci di suscitare interesse nei ragazzi.

Non ho visto il film premiato a Cannes, ma, quanto al libro, mi sento di sconsigliarlo.

Voto: 2,5/5.