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I Miserabili

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Discussione: Hugo, Victor - I Miserabili

  1. #1
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    Predefinito Hugo, Victor - I Miserabili

    I miserabili narra la vicenda di un forzato evaso, Jean Valjean, che tenta di ricostruirsi una vita come semplice cittadino. Nascondendosi dietro una falsa identità, riesce a diventare sindaco di una piccola città, aiuta i più deboli e coloro che sono più sfortunati. Sulle sue tracce Javert, il capo della polizia parigina. Quando il poliziotto accusa un ex galeotto di essere Jean Valiean, il protagonista decide di rivelare al gendarme la sua identità, non può permettere che un innocente paghi per lui. Javert lo vorrebbe arrestare ma Jean riesce a fuggire, avendo promesso a Fantine sul letto di morte, di prendersi cura di sua figlia, Cosette affidata a dei lestofanti che l'hanno trattata come una sguattera. Jean rimasto inorridito dal modo in cui veniva trattata la piccola decide di prenderla con sè e di allevarla come una figlia. Cambiato paese e ancora identità, Jean diventa un uomo stimato e importante, ma Javert non si da per vinto. Sullo sfondo di questa vicenda i moti popolari della Francia post-napoleonica, il riscatto dell'ex-forzato è la storia sociale della Francia dalla Restaurazione a Luigi Filippo, è un breviario del popolo in cui si seguono, a tappe, nascita e morte di figure simboliche: il Vescovo, la prostituta Fantine, il poliziotto Javert. Attraverso queste figure, il protagonista Jean Valjean struttura il romanzo e impone, nelle sue molteplici reincarnazioni, l'ombra di una volontà più forte del male.

    E' un romanzo un po' retorico ma anche commovente e trascinante per la storia, gli intrecci e l'enfasi con il quale è scritto.
    Ultima modifica di elisa; 03-02-2009 alle 05:33 PM. Motivo: correzione caratteri

  2. #2
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    Non so. La sua lunghezza (e il suo autore) mi fanno desistere...ci penserò!

  3. #3

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    E' un romanzo bellissimo.
    Mi sono innamorata di Valjan praticamente da subito, cosìcome mi sono immediatamente immedesimata in Fantine che si è distrutta per la figlia senza sapere che coloro che la "crescevano" erano dei delinquenti senza carità e sensibilità umana. Quando appare Valjan come un gigante buono ho parteggiato per lui sino alla fine. Non ho mai odiato però neanche Javert, perchè mi è sempre sembrato necessario per lo scopo per cui la storia è stata costruita. Cosette e il suo fidanzato che poi diventerà il marito sono dei giovani ingenui e tipicamente romantici che rispecchiano totalmente la corrente letteraria degli inizi dell'ottocento.
    Lo sfondo storico con i personaggi ad esso correlati è necessario per l'ambientazione del romanzo che per me è perfetto in ogni parte fino al finale che mi commosse perchè in esso si rivela tutta la grandezza di Valjan che come un vero padre penserà solo al bene di Cosette.
    Ultima modifica di elisa; 03-02-2009 alle 05:33 PM. Motivo: correzione caratteri

  4. #4
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    Ho visto qualche anno fa lo sceneggiato in TV e mi sono ripromessa di leggerlo ... ancora non ci sono riuscita ... ma non desisto !!!!!!!!!!
    La storia narrata in TV mi è piaciuta sicuramente leggere tutte le vicende sarà ancora meglio !!!!!!!! Vi terrò aggiornati se riusicrò in questa impresa !!!!!!!!!!!!!!
    Ultima modifica di elisa; 03-02-2009 alle 05:34 PM. Motivo: correzione caratteri

  5. #5

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    Romanzo molto intenso, le divagazioni sono forse un pò noiose ma comunque utili per capire meglio il periodo storico!

  6. #6
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    BELLISSIMO HUGO è 1 GRANDE

  7. #7

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    E' un libro da leggere anche se prolisso. A tratti inevitabilmente l'ambientazione è deprimente, però la descrizione dei sentimenti umani vale questa lettura.E poi per me è rimasta indelebile la descrizione della battaglia di waterloo, per la prima volta ho capito l'aspetto tattico della guerra che a tanti affascina.

  8. #8
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    Un capolavoro!!! HUGO è 1 GRANDE!

  9. #9
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    magnifico, ma io sono un'appassionata di Hugo, sopporto con pazienza le sue-a volte- interminabili dissertazioni, perche a livello emozionale mi trasmette davvero molto

  10. #10
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    Concordo con quanto scritto........è un vero capolavoro.....e, in quanto tale, si possono facilmente perdonare anche le descrizioni più minuziose !!!!

  11. #11
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    L'ho amato tantissimo: Valjan, Cosetta, Javert, Marius....rimarranno per sempre impressi nella memoria.
    ancora ricordo il commovente gesto di Valjan nell'indicare i suoi fratellini, per sfamare i quali venne condannato a tanti anni di carcere.....straziante!

  12. #12
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    ... devo ammetterlo... sono uno dei tre che finora ha dato voto 5 a quest'opera...
    d'altra parte di più non si poteva dare... allora gli aggiungo un inchino
    che vale come lode...
    mi dispiace che non figuri nella top100

  13. #13
    Fabio
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    Lo sto leggendo in questi....mesi e sono arrivato al momento nel quale scoppia l'insurrezione del luglio 1832. La cosa che mi affascina di più in questo splendido romanzo, cosa che ho amato anche in Guerra e Pace ad esempio ma anche La Storia della Morante, è l'intrecciarsi della grande storia (Waterloo, l'insurrezione del 1832, ecc) con la "piccola" storia, ovvero quella dei principali personaggi. Questi da un lato la subiscono, ma ne sono di fatto i protagonisti, come tutti noi siamo responsabili, nel bene e nel male, di un frammento della Storia che viviamo. Ed è per questo motivo che non mi disturbano le lunghe disquisizioni di Hugo sulla Storia, la Chiesa, ecc.
    A mio avviso (a 2/3 del romanzo....ma so come va a finire grazie al cinema) tanti sono i personaggi indimenticabili. A parte Jean Valjean, mi hanno colpito particolarmente: a) il Vescovo, il lato luminoso ed evangelico della Chiesa; b) Fantine, la "piccola" per eccellenza; c) Gavroche, la vitalità che non muore davanti alla miseria e alla sofferenza

  14. #14
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    Romanzo "colossale", quantitativamente e qualitativamente parlando! Non gli si può non riconoscere una grandezza obiettiva, anche se -personalmente- non corrisponde a quel genere di opere che mi "folgorano"...
    Hugo sembra procedere per due binari paralleli: da una parte la vicenda vera e propria, ricca di avventure, colpi di scena e -quella che secondo me è la parte più "riuscita"- ritratti di personaggi secondari eppure vividamente tratteggiati, che fanno da sfondo alle vite dei tre protagonisti: Jean Valjean, Cosette e Marius; dall'altra una serie di "digressioni" di natura storica o quasi filosofica, interessantissimi ma spesso difficili da mandare giù in quanto "spezzano" volutamente il fluire della storia e ci costringono a lunghi capitoli che sono dei veri piccoli saggi.
    L'intreccio è stretto, eppure i due binari sono sempre assolutamente distinti; per quanto mi riguarda ho apprezzato entrambi, in alcuni punti persino più le digressioni della storia vera e propria!
    E' vero che c'è una certa retorica nello svolgersi della vicenda, ma l'autore rende palesi le proprie intenzioni: in un punto egli scrive chiaramente il fine principale della sua opere e cioè rappresentare un percorso dal male al bene, dalla perdizione alla salvezza e, anche se questo percorso è instriso di dubbi, temuti ripensamenti, in realtà al lettore risulta evidente fin dall'inizio che la redenzione di Jean Valjean è assoluta, definitiva.
    Persino quando è in preda ai tormenti più acuti della propria anima, noi lettori non veniamo sfiorati dal dubbio che le sue scelte confermeranno la strada intrapresa dopo l'incontro con il vescovo: è questo forse che rende l'opera priva di una vera "problematicità", benchè Hugo descriva in modo straordinariamente efficace i momenti di crisi del protagonista (penso al processo Champmathieu o soprattutto all'odionei confronti di Marius nel momento stesso in cui gli sta salvando la vita)...
    Un'opera comunque imprescindibile; l'attenzione rivolta ai più umili, i "miserabili" appunto - nelle due accezioni dei poveri "fuori" ma ricchi interiormente e degli infimi, coloro che hanno perso tutto, persino la possibilità di un riscatto - credo sia stata una vera rivoluzione per l'epoca e comunque offre l'occasione di esplorare aspetti della società fino ad allora ignorati perchè ritenuti "indegni"...
    Due figure fra tutte meritano secondo me di essere sottolineate. Una è Javert, che non ho neanche inserito nei protagonisti anche se di fatto lo è, anzi, è forse l'unico personaggio davvero "problematico", l'unico che elude del tutto il rischio di un facile moralismo (sublime l'ultimo capitolo a lui dedicato)...L'altra è monsieur Gillenormand che, fra le figure secondarie, è quella secondo me più riuscita: realistica, spontanea, irresistibile. Meravigliosa la descrizione del primo incontro col nipote dopo la rottura: il modo in cui la gioia di rivederlo, quanto più è intensa, tanto più si riversa in un atteggiamento sarcastico e aggressivo, è espresso in modo ineguagliabile! Hugo sapeva il fatto suo!!!

    Volevo riportare una frase "emblematica" chi ho sottolineato durante la lettura, ma nn ho il libro con me per cui... lo farò domani!!!

  15. #15
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    Volevo cogliere l'ocacsione del post di Ayu per spezzare una lancia in favore di Javert.
    Mi spiego: tutti i personaggi del romanzo sono più o meno stereotipi. Il forzato buono, gli indifesi, i vari personaggi che Hugo ci propone sono senza dubbio "veri" (e fanno venire in mente Dickens, David Copperfield ecc) ma mi sembrano di fatti prigionieri di se stessi. Soffrono, lottano, gioiscono, muoiono (come davvero accadeva all'epoca) ma si muovono su binari prestabiliti. Non possono sfuggire al loro destino (Verga ne sarebbe stato contento)
    Solo Javert muta: solo per poco, solo all'ultimo ma sui rende conto della sua posizione, per un istante la cambia e quindi, giustamente, si uccide. Perché non si può sfuggire a se stessi.
    Voi cosa ne pensate?

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