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Un indovino mi disse

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Discussione: Terzani, Tiziano - Un indovino mi disse

  1. #16
    Πάντα ρει ώς ποθαμός
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    Primo libro di Terzani che leggo. Mi è piaciuto, anche se parte in modo molto lento e noioso, tanto che ero davvero scettica a riguardo. Man mano che la lettura prosegue, si rimane affascinati dalla descrizione di quel mondo orientale lontano da noi e a tratti molto vivida. Giudizio positivo.

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  • #17
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    L’Asia stava velocemente cambiando e Terzani fu profetico tanto nel descriverne le sfaccettature, quanto nel coglierne i cambiamenti, . Questo non è il suo libro migliore, benché l’idea di fondo fosse al limite del geniale. In Asia il mondo della magia, degli indovini, delle profezie e degli astri ha un’importanza tale che dittatori, funzionari e impiegati si muovono nelle direzioni consigliate da questi personaggi ai nostri occhi un poco ciarlatani.
    Vent’anni prima a Terzani fu profetizzato un incidente aereo nel lontano 1993 e, un po’ per gioco e un po’ no, quando arriva quell’anno decide di viaggiare solo con mezzi terrestri o marittimi.

    In realtà quella profezia gli dà modo di guardarsi dentro con occhi diversi, di rallentare e di osservare meglio le cose. Durante il 1993 attraverserà tutta l’Indocina, insulare e peninsulare, al ritmo dei suoi piedi e dei suoi pensieri, senza la violenza dell’aereo che ti mangia in un posto e ti sputa senza tanti complimente, dopo poche ore dall’altra parte del mondo.
    Il viaggio è conoscenza e come ogni conoscenza va meritato, conquistato, bisogna sacrificare qualcosa di sé e ricevere a poco a poco il bello di essere in mezzo alla gente. Il tutto e subito dell’aereo non si confaceva allo spirito ribelle di Terzani.

    Durante il suo itinerario decise di incontrare tutti gli astrologi, maghi e ciarlatani che gli fossero capitati a tiro. La chiromanzia e la scaramanzia non conoscono barriere e valgono nell’Indonesia e nella Malesia musulmane, quanto nel Laos buddista. Nella Birmania tribale e contadina, quanto nella sfavillante Thailandia. E lui li affronta tutti con quella purezza tipica dei bambini e con lo spirito tipico dei laotiani, per i quali non ha senso farsi troppe domande.

    Non so se conoscete la barzelletta di quel lettore che recandosi a casa del suo filosofo preferito, si stupisce talmente tanto nel vedere l’altarino posto all’ingresso, che dovrebbe difendere l’abitazione dagli spiriti maligni, da non riuscire a frenare l’esclamazione “ma come?! Proprio lei, il mio filosofo preferito con un altarino portafortuna?! Ero convinto che lei non credesse in queste cose!”, esclamazione alla quale il filosofo risponde “Infatti non ci credo, ma pare che funzioni anche se uno non ci crede”.

    L’atteggiamento di Terzani è dunque quello di chi non si pone sull'altare e vede dall'alto del suo sapere, al contrario il suo è l'atteggiamento disincantato di chi affronta le cose per il solo gusto di raccontarle, con la consapevolezza che la cultura è fatta anche di situazioni che a volte ci sembrano ridicole. Ma giudicare è da persone impertinenti e immeritevoli.

    Purtroppo è un libro poco approfondito, benché il materiale e l’esperienza fossero una base eccellente per un’opera che avrebbe potuto essere indimenticabile.

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    Ultima modifica di Zingaro di Macondo; 02-25-2016 alle 04:57 PM.

  • #18
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    L'ho letto alcuni anni fa e mi era piaciuto, coglie aspetti del mondo asiatico a noi (a me) poco noti e li trasmette con grande immediatezza.

  • #19
    Viôt di viodi
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    Rimango sempre ipnotizzata da come scrive, temi importanti descritti in modo semplice e chiaro.

  • #20
    Surrealistic member
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    Vorrei aggiungere alle precedenti recensioni l'aspetto che riguarda la maturazione dell'autore nel compiere questo viaggio. Un anno in giro per l'Asia senza mai volare, percorrendo le strade al loro ritmo è un racconto sicuramente, è una testimonianza storica e letteraria, ma è anche la crescita dello scrittore, che all'inizio si pone in modo occidentale (scettico, ironico, distaccato ma anche aperto) alla dimensione occulta dell'Asia, ma che vivendola giorno per giorno piano piano la assorbe.
    La cosa che mi piace di più è il finale morbido, che lascia aperto questa curiosità sulla meditazione, come la fine di un viaggio che corrisponde all'inizio di qualcos'altro.

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  • #21
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    Il libro mi è piaciuto anche se ho trovato lo stile lento e a tratti noioso.....però nel complesso mi ha colpito.

  • #22
    dreamer member
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    Mi sono appena accorta che non avevo postato il mio commento su questo libro. Queste le mie riflessioni dopo la lettura, che risale ormai a un anno e mezzo fa.
    Non è facile parlare di questo libro perché si tratta di una lettura assolutamente anomala, di un’esperienza intensa e fuori dagli schemi.
    Terzani trasmette, in queste pagine, le tante sensazioni che prova durante il suo viaggio e ci si ritrova, quasi per una costrizione indiretta, a provarle nostro malgrado. Questo libro richiede, anzi ci impone di prenderci il giusto tempo per compiere, insieme all’autore, un viaggio fisico, temporale e soprattutto spirituale senza precedenti.
    Tutto nasce da una profezia che un indovino di Hong Kong fa a Terzani nel lontano 1976: nel 1993 il giornalista correrà il rischio di morire perciò non dovrà volare, non dovrà prendere aerei per nessun motivo. Ora, Terzani è ovviamente combattuto tra l’affidarsi alla profezia e il continuare la sua vita regolarmente sfidando la sorte. E se la profezia non fosse vera? E se invece lo fosse? Alla fine Terzani decide di aspettare la fine del 1992 e di decidere sul momento. Allo scoccare del nuovo anno si trova in Laos, una terra in equilibrio precario tra modernità ed antica spiritualità, e decide di non credere troppo alla profezia, ma comunque di non mettercisi contro: non prenderà aerei per quell’anno e sfrutterà la cosa come un gioco, una sfida. Farà i suoi tantissimi viaggi di lavoro spostandosi in macchina, nave, treno, a piedi… così il giornalista si ritrova a percorrere in lungo e in largo un continente, l’Asia, che conosce ed ama profondamente.
    Grazie a quella profezia Terzani ha l’occasione per conoscere luoghi nuovi e riscoprire posti già visitati, analizzando da vicino un’Asia che cambia, che si evolve verso il progresso perdendo, però, la sua unicità ed i suoi profondi legami con il passato. Il giornalista però è, in questo libro, anche e soprattutto uomo perché si riscopre attraverso un percorso spirituale che lo porta a cercare, in ogni città o villaggio, un indovino, un veggente, un chiromante. Terzani vuole scoprire, vuole capire cosa ci sia dietro questi culti popolari e si ritrova a contatto con una massa di umanità così varia ed eterogenea da essere meravigliosamente tragica. Un anno lontano dalla modernità e velocità degli aerei porta Terzani a riespandere le distanze, a dilatare il tempo ed a guardare tutto con occhi nuovi, quelli degli uomini e delle donne che abitano quei luoghi.
    Si tratta, in buona sostanza, di un viaggio introspettivo e spirituale attraverso un continente in continuo cambiamento ed in rapida, precipitosa discesa verso un’entità globale.
    Una lettura che va fatta con la mente svuotata e pronta ad immergersi nel groviglio di emozioni che il libro suscita: per apprezzare a pieno quest’opera, a parer mio, bisogna scegliere il momento giusto e prendersi tutto il tempo necessario per assorbire ogni riga.

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