La genesi di questo libro è molto curiosa, nasce a causa dell’avvistamento di tre comete nel 1618 che rivoltò tutto il mondo scientifico dell’epoca.
Un matematico dell’epoca Orazio Grassi pubblica un primo trattato, la "Disputatio Astronomica", in cui dà una prima personale spiegazione al fenomeno delle comete e in cui si riferisce velatamente a Galileo, non riconoscendo i suoi meriti in certe scoperte e addirittura accusandolo di ignoranza su certe materie, senza però mai menzionarlo chiaramente.
Galileo risponde con il "Discorso sulle Comete", ma non direttamente, facendolo invece pronunciare ad un suo discepolo Mario Guiducci, discorso che venne successivamente pubblicato, dove mostra argomenti che confutano le teorie esistenti sulle comete e ne propone di nuove.
Per tutta risposta Grassi, sotto lo pseudonimo di Lotario Sarsi, pubblica la "Libra astronomica ac philosophica" in cui soppesa (da qui il doppio senso della parola libra che significa bilancia) tutto quanto esposto nei discorsi e ne prova (o crede di provarne) l’inconsistenza.
Galileo a sua volta risponde alla provocazione con "Il Saggiatore", che è la bilancia usata per pesare i metalli preziosi, intendendo che aveva pesato la tesi del suo, per così dire, antagonista, con uno strumento di maggiore precisione rispetto alla “libra”.
Ne “Il saggiatore” Galileo prende in esame pezzo per pezzo lo scritto di Grassi smontando i suoi argomenti uno ad uno e dimostrandone l’inconsistenza attraverso considerazioni di tipo geometrico, fisico e logico.
Oggi si sa che le teorie di Galileo esposte in questo scritto sono in gran parte sbagliate (non tutte, ci sono alcune sue intuizioni soprattutto su fenomeni fisici che si sono rivelate giuste), però a lui va il grande merito di aver messo in rilievo la necessità di avere un approccio metodologico diverso e ben preciso nell’analisi dei fenomeni naturali, che si basa sull’utilizzo rigoroso della matematica e che dà una grande importanza all’esperimento.

Ho trovato il libro molto complicato da leggere principalmente perché scritto nel linguaggio dell’epoca e perché alcune volte le spiegazioni di Galileo non mi sono state del tutto chiare, però ciò che emerge da questo scritto, e che mi è piaciuto moltissimo, è la personalità frizzante ed estremamente divertente di Galileo. La sua ironia finissima mi ha letteralmente stupito.
In più è notevole, ma abbondantemente nota, la sua grande curiosità e capacità di guardare il mondo in modo diverso da quello degli studiosi della sua epoca che tendevano a partire dal presupposto della bontà delle teorie precedenti e interpretavano tutto alla luce di quelle, mentre Galileo trovava che l’osservazione e l’esperimento fossero primari, e solo secondariamente si poteva procedere a vagliare se le precedenti teorie fossero valide o meno.