Jonathan Wild è uno dei più grandi malfattori dei suoi tempi, degno del nome Grande in quanto le sue gesta non sono molto diverse da quelle di un Cesare o un Alessandro. Nel romanzo si racconta come riduca al lastrico e alla vergogna un onesto commerciante e di come tenti di violentarne la bella e fedele moglie. Più la famigliola scende in basso e più lui si accanisce divertendosi moltissimo alla sua stessa crudeltà. Il finale riabiliterà il commerciante che vivrà ricco e felice con la sua bella e amata famiglia mentre Wild avrà l'onore della forca, come spetta ai Grandi.

Il romanzo di Fielding non mi è piaciuto affatto, sia per l'artificiosità della costruzione letteraria in cui vengono ribaltati i termini morali, ma l'impianto è meccanico e dopo un po' annoia, sia per i contenuti anche quelli artificiosi di dimostrare una tesi che alla fine viene smentita e non portata con coerenza al suo paradosso, che il Male è lo strumento principe dei Grandi uomini. Lettura lentissima proprio perchè molto ripetitiva e scontata, se Fielding voleva poi colpire i potenti di allora, Walpole in particolare, non si nota, per cui anche la satira è annacquata. Niente da fare, non gli posso dare neanche la sufficienza.