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tristano

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Discussione: Mann, Thomas - Tristano

  1. #1
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    Predefinito Mann, Thomas - Tristano

    Nel Tristano la vicenda è chiusa nello spazio di una casa di cura dal nome “La Quiete” e nel tempo breve di qualche mese. Il tempo che basta perché una giovane madre affetta da un male alla trachea (Gabriella Klöterjahn) venga accompagnata nella casa di cura dal burbero marito (il ricco commerciante Klöterjahn) per curare i suoi malanni. Sarà qui che, tra i personaggi presenti, si avvicinerà in particolar modo ad un intellettuale, che passa al sanatorio le sue giornate senza accusare nessun male (Spinell).

    Qui, come in tutte le sue opere, ritroviamo il tema principale di riflessione per Mann:
    sono compatibili l'arte e la vita?


    Ho apprezzato molto quest'opera, breve ma intensa, nella quale ho ritrovato la magistrale scrittura di Mann.
    Consigliato, soprattutto se è già stato letto altro dello scrittore.

  2. #2
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    Non particolarmente interessante secondo me. Di Mann ho preferito altri racconti, come Tonio Kroger o Cane e padrone. Forse mi manca la sensibilità necessaria ad apprezzare in pieno questo celebre scrittore.

  3. #3
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    In fondo neppure a me Tristan piace particolarmente. Troppi languori wagneriani: troppo Tristan .
    Preferisco La Morte a Venezia ed il Kroeger.

    Da apprezzare - in edizione con testo a fronte - le scelte stilistiche.

  4. #4
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    Sono pienamente d'accordo sul fatto che "La morte a Venezia" sia migliore e più interessante.
    Non a caso, ho consigliato "Tristano" non come prima lettura.

  5. #5
    Alfaheimr
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    Citazione Originariamente scritto da white89 Vedi messaggio
    Sono pienamente d'accordo sul fatto che "La morte a Venezia" sia migliore e più interessante.
    Non a caso, ho consigliato "Tristano" non come prima lettura.
    Anch'io ho letto Tristano "per ultimo"

  6. #6
    e invece no
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    Io invece ho letto Tristano per primo e ora ho cominciato La morte a Venezia.
    A me è piaciuto come racconto, come primo di Mann, però non lo posso confrontare con altri suoi. Le pagine in cui la signora Kloterjahn suona il piano con Spinell sono le più belle. Breve racconto, ma come inizio l'autore mi ispira.

  7. #7
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    " [...] «Il secondo atto» bisbiglio lui; ed ella voltò le pagine e incominciò il secondo atto.
    Un suono di corni si perdeva lontano. Che mai? O era forse lo stormir delle foglie? O l’onda del rio, dolce mormorante? Già su boschi e su case era disceso il silenzio notturno, e nessun monito implorante bastava più a contenere lo slancio della passione. Il sacro mistero si compiva. La luce si spense; il motivo della morte digradò a una sonorità nuova, subitamente smorzata, e la passione, con affannosa impazienza, agitò il bianco velo incontro all’amante che a braccia protese le si avvicinava nel buio. O dilagante, insaziabile tripudio del congiungersi nella trascendenza eterna! Liberi dal tormento dell’errore, sfuggiti ai ceppi dello spazio e del tempo, l’io e il tu, Il mio e il tuo si fondevano in un gaudio supremo. Il miraggio insidioso del giorno aveva potuto dividerli; ma la sua fatua menzogna non più riusciva a ingannare i notte veggenti, da che il potere del filtro aveva consacrato i loro sguardi! Chi ha veduto la notte della morte e il suo dolce mistero, pur tra le chimere del giorno non serberà che la brama: l’anelito alla santità delal notte, della notte eterna, verace, unificante.
    Oh, discendi, discendi, notte dell’amore! Concedi a loro l’oblio che invocano, cingili tutti del tuo gaudio, scioglili dal mondo dell’inganno e del distacco. Ecco spento orami l’ultimo bagliore! Ecco pensieri e parvenze naufragare nell’ombra sacra, che si stende redentrice sopra le torture dell’illusione…E poi, quando l’abbaglio scolora, quando si vela nell’estasi il mio sguardo: allora ciò da cui mi sbandì la menzogna del giorno, ciò ch’essa contrappose fallace , con implacato soffrire, al mio desiderio- io stesso, o prodigio compiuto! Io stesso allora sono il mondo! E al tenebroso canto presagio di Brangania seguì quell’ascesa dei violini che si solleva oltre ogni forza della ragione. [...]”

    dal romanzo. Edito Mondadori, traduzioni di Emilio Castellani.




    Atto Secondo. Giardino davanti alla camera di Isotta, nel castello di re Marke. Mentre l'orchestra fa udire in lontananza le fanfare della caccia regale a cui partecipa Marke, Isotta ha dato un appuntamento a Tristano e ne attende con ansia l'arrivo. Una torcia accesa è confitta presso la porta aperta: quando verrà spenta, Tristano avrà via libera per raggiungere Isotta. Brangania, che le è accanto, invita alla prudenza: teme che il sospettoso cavaliere Melot, segretamente innamorato di Isotta e geloso di Tristano, abbia teso la trappola di una falsa caccia per smascherarli. Ma Isotta non intende ragioni: ordina all'ancella di vegliare e dà il segnale convenuto spegnendo la fiaccola ("Lachend sie zu liischen zag ich nicht!" - Io, ridendo, a estinguere non tremo.). Tristano entra precipitosamente gettandosi tra le braccia di Isotta in un impetuoso amplesso. Poi, dolcemente avvinti, i due amanti invocano la notte affinché custodisca il loro amore segreto al riparo dalla luce accusatrice del giorno ("O sink hernieder, Nacht der Liebe" - O quaggiù scendi, notte dell'amore). Brangania, che vigila dall'alto di una torre, li ammonisce che l'alba è vicina ("Einsam wachend in der Nacht"- Solitaria vegliando nella notte); ma gli amanti, persi nella beatitudine dell'estasi amorosa, non le danno ascolto e innalzano un inno solenne all'eternità dell'amore oltre la morte ("So starben wir" - Così siamo morti). Proprio quando il duetto raggiunge il culmine dell'esaltazione, Brangania lancia un grido lacerante. Kurwenal entra precipitosamente con la spada sguainata per avvertire Tristano del pericolo: subito, dietro di lui, irrompono Melot e re Marke. Melot, trionfante, esulta; Marke, con profonda, accorata tristezza, chiede incredulo a Tristano come abbia potuto tradirlo nei suoi affetti più cari fino a quel punto ("Tatest du's wirklich?" - L'hai fatto veramente?). Tristano non risponde; si rivolge invece a Isotta e le chiede se voglia seguirlo nel regno della notte ("Wohin nun Tristan scheidet, willst du, Isold', ihm folgen?" - Dove ora Tristano s'avvia, vuoi tu seguirlo?). Isotta, in un ultimo, straziante congedo, gli risponde semplicemente di mostrarle la via. Melot, accecato dalla gelosia, balza in furore traendo la spada. Tristano, scotendosi; reagisce, accusa, lo provoca a duello e, nel momento in cui Melot gli oppone la spada, si lascia colpire senza difendersi.

    Tristano e Isotta di Richard Wagner, azione in tre atti ( in forma di concerto)

  8. #8
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    E' stato piacevole ritrovarmi nella serenità del sanatorio "La quiete", che avevo già apprezzato ne La montagna incantata.
    Questo autore mi aveva saputa già conquistare con i suoi due romanzi (l'altro è I Buddenbrook), mentre con Morte a Venezia mi aveva lasciato un po' di amaro in bocca... qui si dimostra di nuovo affine alle mie corde .

    “Lei è molto mattiniero, signor Spinell”, diceva la moglie del signor Klöterjahn. “Per caso l’ho vista già due o tre volte lasciare l’edificio verso le sette e mezzo del mattino.”
    “Mattiniero? Bisogna intendersi sul termine, signora. Il fatto è che mi alzo presto perché in fondo mi piace dormire.”
    “Ah, questa volta bisogna proprio che si spieghi, signor Spinell’” Anche la consorte del consigliere Spatz voleva delle spiegazioni.
    “Beh... un uomo mattiniero, mi pare, non ha alcun bisogno di alzarsi cosí presto. La coscienza, signora... è una brutta faccenda la coscienza! Io e i miei pari ce la trasciniamo in giro per tutta la vita e siamo costretti a darci un gran da fare per ingannarla, ogni tanto, e darle qualche piccola, astuta soddisfazione. Siamo esseri inutili, io e i miei pari e, salvo poche ore fortunate, ci arrovelliamo, malati, nella consapevolezza della nostra inutilità. Odiamo l’utile, sappiamo che è volgare e brutto e difendiamo questa verità, come si difendono soltanto quelle verità di cui si ha un assoluto bisogno. E tuttavia siamo torturati dalla cattiva coscienza a un punto tale che in noi non c’è piú la minima zona sana. A ciò si aggiunge che tutto il modo della nostra esistenza interiore, la nostra visione del mondo, la nostra maniera di lavorare... hanno effetti spaventosamente malsani, imprevedibili, logoranti, e anche questo peggiora la situazione. Non si può fare a meno di ricorrere a piccoli palliativi, senza i quali non si riuscirebbe a resistere. Cosí, una certa sobrietà e una certa igienica severità nei modi di vivere sono per alcuni di noi, per esempio, un’esigenza. Alzarsi presto, spaventosamente presto, un bagno freddo e poi una passeggiata fuori, sulla neve... Questo fa sí che forse, almeno per un’oretta, siamo contenti di noi stessi. Se io mi lasciassi andare ad essere quello che sono, rimarrei a letto fino a pomeriggio inoltrato, mi creda. Se mi alzo presto, in fondo è soltanto ipocrisia.
    “Ma no, perché, signor Spinell! Io la chiamo padronanza di sé...


    Magari riuscissi a farlo anche io , vorrei essere più ipocrita .

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