"Piacere Maria", opera prima di Maura Chiulli, è un libro interessante e intenso che tratta in modo originale l'eterno tema della fuga e della ricerca da e di se stessi, da ciò che si è e da ciò che non si riesce ad accettare di essere. Conoscere Maria non è un piacere per quasi nessuno anche se il suo essere manifestatamente problematica e irrisolta cattura i sentimenti, i pensieri e i desideri delle persone che Maria incontra, in una trama di seduzione e di repulsione. L'incapacità di trovare una soluzione che possa coniugare le aspettative e la realtà, contro cui Maria si dibatte come insetto impigliato nella rete da lei stessa tessuta, si esprime nell'esigenza di esercitare un potere sugli altri, visti solo come specchio e strumento del proprio malessere in uno schema di autistica autoreferenzialità. Ed è questa ricerca di potere e di strumentalizzazione ad accomunare Maria e il Dottor T., il terapeuta che la segue e suo alter ego. L'impegno nell'esplorare colpe ataviche e origini infantili nei sintomi che Maria così chiaramente manifesta, sintomi che solo un'esigenza primaria negata può giustificare, è il gioco a cui si presta il terapeuta in un delirio di algida e sadica onnipotenza che nasconde il proprio ambiguo riflettersi nel malessere della ragazza. Le due voci narranti, differenziate con maestria dall'autrice, conducono nel labirinto del "malvivere" che solo l'accettazione di se stessi o la fuga dall'ingrato quotidiano sembrano poter placare. Ma l'illusoria fuga da se stessi è mettere in scena il proprio prematuro funerale a cui nessuno parteciperà. Maura Chiulli decide di affrontare in questo breve romanzo dinamiche e problematiche che toccano ogni persona, dall'orientamento sessuale all'affetto genitoriale, dalla solitudine allo sterile potere del sapere, fino al presentare "nonsoluzioni" che lasciano con il fiato sospeso in un flaubertiano pensiero illuminante: Maria siamo noi.