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Discussione: Pasolini, Pier Paolo

  1. #16
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    tu non vuoi parlare di questo e ti capisco per quel poco che ho imparato a conoscerti.
    ma ci sono grandi novità:in procura è finalmente arrivato il video girato da sergio citti e c è un nuovo testimone.
    ma lo so che non ti va di parlarne e penso pure di aver fatto male a sollevare la questione.io stesso mi autocensuro da adesso.ma nel senso che non è interessante parlarne qui.
    lo vedi lo dicevo hai sempre ragione
    il tuo amico wiktor ( se tu me lo permetti)

  2. #17
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    Concordo con quanti han già elogiato Pier Paoletto.

    Ed ora, godete...










    A tratti, si risica anche la commozione

  3. #18
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    wiktor, hai fatto benissimo invece a sollevare la questione, perche' dovresti autocensurarti?
    Semplicemente ho detto che e' un aspetto talmente controverso ( la morte di Pasolini) che oramai in italia non si sapra' piu' la verita'.
    Ma e' un costume italiano.
    Hai fatto benissimo a parlarne.

    Mizar , grazie mille del contributo.

  4. #19
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    i misteri in italia ce ne stanno tanti.che poi misteri sono solo per noi che non lo sappiamo.comunque è giusto che anche dopo 40 anni si sappia.e dicono che sia vicina...

  5. #20
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    Predefinito Da "Le ceneri di Gramsci"

    .......
    Tu giovane, in quel maggio in cui l'errore
    era ancora vita, in quel maggio italiano
    che alla vita aggiungeva almeno ardore,

    quanto meno sventato e impuramente sano
    dei nostri padri - non padre, ma umile
    fratello - gia' con la tua magra mano

    delineavi l'ideale che illumina
    (ma non per noi: tu morto, e noi
    morti ugualmente, con te, nell'umido

    giardino) questo silenzio. Non puoi,
    lo vedi?, che riposare in questo sito
    estraneo, ancora confinato.
    ........
    Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere
    con te e contro te; con te nel cuore,
    in luce, contro te nelle buie viscere;

    del mio paterno stato traditore
    - nel pensiero, in un'ombra di azione -
    mi so ad esso attaccato nel calore

    degli istinti, dell'estetica passione;
    attratto da una vita proletaria
    a te anteriore, e' per me religione

    la sua allegria, non la millenaria
    sua lotta: la sua natura, non la sua
    coscienza: e' la forza originaria

    dell'uomo, che nell'atto s'e'perduta,
    a darle l'ebbrezza della nostalgia,
    una luce poetica: ed altro piu'

    io non so dirne, che non sia
    giusto ma non sincero, astratto
    amore, non accorante simpatia...

    Come i poveri povero, mi attacco
    come loro a umilianti speranze,
    come loro per vivere mi batto

    ogni giorno. Ma nella desolante
    mia condizione di diseredato,
    io possiedo: ed e' il piu' esaltante

    dei possessi borghesi, lo stato
    piu' assoluto. Ma come io possiedo la storia,
    essa mi possiede; ne sono illuminato:

    ma a che serve la luce?
    ......
    VI
    Me ne vado, ti lascio nella sera
    che, benche' triste, cos� dolce scende
    per noi viventi, con la luce cerea

    che al quartiere in penombra si rapprende.
    E lo sommuove. Lo fa piu' grande, vuoto,
    intorno, e, piu' lontano, lo riaccende

    di una vita smaniosa che del roco
    rotolio dei tram, dei gridi umani,
    dialettali, fa un concerto fioco

    e assoluto. E senti come in quei lontani
    esseri che, in vita, gridano, ridono,
    in quei loro veicoli, in quei grami

    caseggiati dove si consuma l'infido
    ed espansivo dono dell'esistenza -
    quella vita non e'che un brivido;

    corporea, collettiva presenza;
    senti il mancare di ogni religione
    vera; non vita, ma sopravvivenza -

    forse piu' lieta della vita - come
    d'un popolo di animali, nel cui arcano
    orgasmo non ci sia altra passione

    che per l'operare quotidiano:
    umile fervore cui da'un senso di festa
    l'umile corruzione. Quanto piu' e' vano

    - in questo vuoto della storia, in questa
    ronzante pausa in cui la vita tace -
    ogni ideale, meglio e' manifesta

    la stupenda, adusta sensualita'
    quasi alessandrina, che tutto minia
    e impuramente accende, quando qua

    nel mondo, qualcosa crolla, e si trascina
    il mondo, nella penombra, rientrando
    in vuote piazze, in scorate officine...

    Gia' si accendono i lumi, costellando
    Via Zabaglia, Via Franklin, l'intero
    Testaccio, disadorno tra il suo grande

    lurido monte, i lungoteveri, il nero
    fondale, oltre il fiume, che Monteverde
    ammassa o sfuma invisibile sul cielo.

    Diademi di lumi che si perdono,
    smaglianti, e freddi di tristezza
    quasi marina... Manca poco alla cena;

    brillano i rari autobus del quartiere,
    con grappoli d'operai agli sportelli,
    e gruppi di militari vanno, senza fretta,

    verso il monte che cela in mezzo a sterri
    fradici e mucchi secchi d'immondizia
    nell'ombra, rintanate zoccolette

    che aspettano irose sopra la sporcizia
    afrodisiaca: e, non lontano, tra casette
    abusive ai margini del monte, o in mezzo

    a palazzi, quasi a mondi, dei ragazzi
    leggeri come stracci giocano alla brezza
    non piu' fredda, primaverile; ardenti

    di sventatezza giovanile la romanesca
    loro sera di maggio scuri adolescenti
    fischiano pei marciapiedi, nella festa

    vespertina; e scrosciano le saracinesche
    dei garages di schianto, gioiosamente,
    se il buio ha resa serena la sera,

    e in mezzo ai platani di Piazza Testaccio
    il vento che cade in tremiti di bufera,
    e' ben dolce, benche' radendo i capellacci

    e i tufi del Macello, vi si imbeva
    di sangue marcio, e per ogni dove
    agiti rifiuti e odore di miseria.

    E' un brusio la vita, e questi persi
    in essa, la perdono serenamente,
    se il cuore ne hanno pieno: a godersi

    eccoli, miseri, la sera: e potente
    in essi, inermi, per essi, il mito
    rinasce... Ma io, con il cuore cosciente

    di chi soltanto nella storia ha vita,
    potro' mai piu' con pura passione operare,
    se so che la nostra storia e' finita?

    Questa di pasolini, e' parte dell'elegia a Gramsci. Cosi' facendo ho esercitato un potere terribile, quello del lettore che frammenta un'opera, rubando le parti che piu' lo scuotono. Ma non chiedo perdono oggi a pier paolo.... lo chiesi un giorno di tanti anni fa di fronte alla sua bara, con il simbolo ormai vecchio del pugno alzato, per tutto quello che di lui non avevamo capito e per tutto quello che di lui continuiamo a non capire.
    Ultima modifica di lillo; 05-08-2010 alle 04:28 PM.

  6. #21
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    Ciao Lillo.
    Quello che non si riesce a capire di Pasolini..., hai ragione.
    Se poi aggiungi quello che gli italiani mai potranno capire del suo pensiero...

  7. #22

    Predefinito



    non c'è nulla che non sia politica

  8. #23
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    Citazione Originariamente scritto da lillo Vedi messaggio
    Questa di pasolini, e' parte dell'elegia a Gramsci. Cosi' facendo ho esercitato un potere terribile, quello del lettore che frammenta un'opera, rubando le parti che piu' lo scuotono. Ma non chiedo perdono oggi a pier paolo.... lo chiesi un giorno di tanti anni fa di fronte alla sua bara, con il simbolo ormai vecchio del pugno alzato, per tutto quello che di lui non avevamo capito e per tutto quello che di lui continuiamo a non capire.
    mi hai fatto emozionare

  9. #24

    Predefinito Che cosa sono le nuvole?


  10. #25

    Predefinito il pianto della scavatrice



    "Solo l'amare,solo il conoscere
    conta,non l'aver amato,
    non l'aver conosciuto .Dà angoscia

    il vivere di un consumato
    amore.L'anima non cresce più
    Ecco nel calore incantato

    della notte che piena quaggiù
    tra le curve del fiume e le sopite
    visioni della città sparsa di luci,

    echeggia ancora di mille vite,
    disamore,mistero,e miseria
    dei sensi ,mi rendono nemiche

    le forme del mondo,che fino a ieri
    erano la mia ragione d'esistere."

  11. #26

    Predefinito solo nella tradizione è il mio amore


  12. #27
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    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Cerere Vedi messaggio
    Adoro i primi sei versi di quella poesia

  13. #28
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    Predefinito La morte di Citti.

    Dopo la morte di Citti nei giorni scorsi, il settimanale L' Espresso in questi giorni ha dedicato un numero monografico al sommo Pier Paolo.
    Da leggere -chi puo'.
    V.A.

  14. #29
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