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In Siberia

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Discussione: Thubron, Colin - In Siberia

  1. #1

    Predefinito Thubron, Colin - In Siberia

    1999, all'alba della Nuova Russia, l'Autore si immerge in territori sconosciuti, oltre i confini un tempo invalicabili. Il racconto del viaggio, dal taglio giornalistico, evoca la storia passata nello sguardo verso il mondo presente. In cosa ha fede ora la Russia? Che cosa Ŕ diventata la Russia? Thubron percorre in lungo e in largo le distese siberiane, tra ortodossi e sciamani, ubriachi spettri della societÓ e famosi scienziati, cercando le risposte.

    "Un uomo in catene attraversa le distese ghiacciate per l'eternita'. In lontananza, forse, si muove un branco di renne, o un cacciatore getta un'ombra sulla neve. Ed e' tutto. La Siberia occupa un dodicesimo delle terre emerse dell'intero pianeta, ma questa e' l'unica certezza che ci lascia nella mente. Una bellezza desolata, una paura indelebile.
    Il vuoto si fa ossessivo. Fino a pochi anni fa, solo cinque citta' disseminate lungo la Transiberiana erano aperte, sotto sorveglianza, agli stranieri, e il resto della Siberia era avvolto in una coltre di dicerie. Anche oggi i bianchi spazi inducono fantasie e inquietudini. C'e' un luogo dove gru bianche danzano sul permafrost, dove una grande citta' va alla deriva tra i banchi di ghiaccio, dove i mammut riposano sotto i ghiacciai. E ci sono luoghi (si potrebbe temere) in cui gli orrori dei gulag continuano in segreto, e vengono ricostruite le basi missilistiche sotterranee...
    Le ruote del treno arrancano penosamente attraverso gli Urali come vecchi senza fiato. I monti appaiono troppo bassi per costruire una frontiera, men che meno la divisione tra Europa e Asia: sono soltanto un levarsi di fiacchi pendii anneriti di pini.
    Fuori del finestrino, la palizzata di conifere e di betulle si schiude per mostrare villaggi assonnati e piccole citta' affacciati su stagni imbrattati d'erbacce. D'estate, gli argini della ferrovia sono lustri di fiori, dietro i quali le radure si accendono e si spengono come immagini di una lanterna magica: casette di legno, orti chiusi in staccionate e bestiame addormentato nell'erba.
    Il crepuscolo arriva di colpo, come se qui cadesse anche il confine tra la luce e l'oscurita'. La Siberia e' a pochi chilometri soltanto. Mi sale un brivido di paura. Sto lasciando la Russia europea per inoltrarmi in una serra che nel nostro immaginario e' piu' una regione geografica che un paese, e persino in quest'ultimo istante, tutto quello che si trova davanti a me - la violenza del paesaggio e dei tempi - da' la sensazione di assottigliarsi, troppo freddo o troppo vasto per essere davvero reale. La Siberia incombe nell'oscurita', come l'ultima misteriosa frontiera. Il posto da dove non tornerai.
    "
    Ultima modifica di Nikki; 05-12-2010 alle 02:04 AM.

  2. #2

    Predefinito

    "D'un tratto dal finestrino appare lo spettrale obelisco fatto erigere dallo zar Alessandro I circa due secoli fa. Sorge su una bassa sponda, illuminato dalla fioca luce del nostro treno. Qui, geograficamente, ha inizio la Siberia. Da un lato il piedistallo proclama "Europa", dall'altro "Asia". Guizza veloce accanto a noi, dopodiche' cala di nuovo l'oscurita'. E nulla, ovviamente, e' cambiato. Perche' il confine tra Europa e Asia e' solo immaginario. Sul piano fisico, i continenti non sono separati. Antichi geografi dell'Occidente (anch'esso un concetto artificiale) decisero forse un bel giorno che di qua c'era l'Europa - la terra conosciuta - e di la' un'altra cosa: l'Asia."

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