Michele Ferraro, ispettore al commissariato di polizia di Quarto Oggiaro, periferia milanese.
Ispettore a mezzo servizio, part-time visto che ha deciso di riprendere gli studi universitari abbandonati anni addietro.
Si occupa ormai di "casucci", cose di poco conto: una mamma fin troppo apprensiva denuncia la "sparizione"
del figlio che, partito per una vacanza in Liguria, dopo un giorno non ha ancora telefonato;
un trentenne poco di buono fa il bullo con dei ragazzini davanti ad una scuola e preoccupa gli insegnanti. Poco altro...
Ma quando è fuori servizio, quando dovrebbe dedicarsi allo studio o pensare alla famiglia, proprio allora si imbatte
in situazioni degne di un poliziotto che si rispetti: stupri, linciaggi, omicidi (tentati o riusciti ),
agguati, regolamenti di conti... ... ci si imbatte e ne viene inevitabilmente risucchiato, ritrovandosi nel bel mezzo
di una guerra tra bande che si contendono il controllo di Quarto Oggiaro... guerra in cui qualcuno gioca sporco...

Gianni Biondillo, una piacevolissima scoperta!!!! davvero davvero molto bravo questo architetto milanese!!!
Questo è il secondo romanzo con protagonista Ferraro e la sua cricca... il primo, che ha segnato il suo esordio letterario
ed ha riscosso subito grande successo, è Per cosa si uccide... non averlo letto non ha compromesso l'entusiasmo ed il trasporto per questa lettura (o almeno credo si possano leggere anche "a rovescio" ), ma mi riprometto di procurarmelo e gustarmelo quanto prima, l'autore merita...

Il romanzo è bello corposo, 443 paginette, mica poche... ma Biondillo si dimostra all'altezza e il suo racconto regge fino alla fine, senza cali e con pochissime sbavature. Il merito sta tutto nella capacità di mischiare con maestria ed equilibrio ironia ed osservazione della realtà, una realtà che (si percepisce sin da subito) conosce benissimo.
Biondillo ha il talento del racconto, sa coinvolgere ed appassionare... e soprattutto sa far ridere, ridere di gusto!!!
Decine le scenette esilaranti che ci propone, vi ritroverete col sorriso spesso e volentieri con i vari Comaschi, Lanza, De Matteis... (tutti poliziotti ) una su tutte, quella della macchinetta del caffè "sentimentale"...
Ma Biondillo è anche uno scienziato della scrittura che azzarda esperimenti per tutto il corso della narrazione... e a mio parere gli riescono quasi tutti: infarcisce la storia di "casi" a contorno del piatto forte per farci familiarizzare con i suoi personaggi; scrive alcune pagine a mo' di dialogo teatrale oppure articolo di giornale o ancora schemino riassuntivo; ricorre più di una volta all'uso di dialetti non abusati in letteratura, come il calabrese, il tarantino, il milanese (Baffo parla solo in milanese!!!)... ci sono addirittura alcune battute in lingua slava!!!! (chi ha buona memoria saprà come tradurle... ).
Unica pecca: finale un po' scontato ma soprattutto mi è sembrato affrettato... e per un giallo non è proprio un complimento... ma ciò non toglie che rimane un romanzo brioso e che consiglio!!!! Ricorda un po' Scerbanenco per le ambientazioni e il genere, Diego De Silva e il suo Non avevo capito niente per lo stile narrativo pieno di humor... imperdibile poi per i milanesi!!!