L’autrice di questo romanzo racconta la storia della sua famiglia e in sottofondo anche quella della Cina dagli anni venti fino alla morte di Mao. La storia della Cina vista con gli occhi di tre donne, di tre “cigni selvatici”, che hanno vissuto, amato e sofferto e che sono state testimoni degli enormi cambiamenti che il paese ha subito. Dai gigli dorati di otto centimetri - l'orribile pratica della fasciatura dei piedi delle giovani donne, retaggio di antiche usanze, all'esperienza diretta di clandestinità nel Partito Comunista cinese, dal Grande Balzo in Avanti e le sue conseguenze, alla Rivoluzione Culturale con i suoi incredibili ed ingiustificati atti di violenza gratuita

“Durante la violenta Rivoluzione Culturale che ebbe luogo tra il 1966 e il 1976, la mia famiglia ha subito atroci sofferenze. Mio padre e mia nonna sono andati incontro ad una fine dolorosa. Io non volevo rivivere gli anni in cui mia nonna era stata malata senza ricevere cure, o la prigionia di mio padre, e la tortura di ma madre, costretta a stare in ginocchio su schegge di vetro.(…)
Poi, nel 1968, mia madre venne a Londra per stare con me. (…)mia madre parlò ogni giorno per mesi interi. Per la prima volta da quando ero nata, mi parlò di sé e della nonna. Venni così a saper che la nonna era stata concubina di un generale, uno dei signori della guerra del tempo, e mia madre si era iscritta al movimento clandestino comunista all’età di quindici anni. Entrambe avevano condotto un’esistenza ricca e movimentata in una Cina sconvolta da guerre, invasioni straniere, rivoluzioni, e poi da una tirannia totalitaria. Nel caos generale di quelle vicende, erano state coinvolte in storie d’amore tormentate. Scoprii quali dure prove aveva dovuto sopportare mia madre, quante volte aveva visto la morte da vicino e conobbi il suo amore per mio padre e i conflitti emotivi esistenti tra loro.”


Credo che questo romanzo sia un capolavoro!
Mi ha colpito perché è ben scritto, scorrevole, nonostante la mole (quasi 700 pagine) e l’importanza degli eventi descritti (un secolo di storia della Cina e della famiglia dell’autrice).
Ho adorato queste tre donne, ognuna figlia del proprio tempo, ma tutte forti, consapevoli e determinate nelle scelte, anche difficili, che hanno fatto.
Attraverso la vita della nonna viene narrata la Cina delle tradizioni, quella delle concubine, dei rituali da rispettare (come quello della fasciatura dei piedi, che venivano rotti con una pietra alle bambine di due anni e poi tenuti fasciati in modo che non superassero la lunghezza di dieci centimetri) e delle donne succubi e sottomesse.
La seconda figura femminile è quella della madre dell’autrice, che ha partecipato alla rivoluzione culturale di Mao, condividendone da principio gli ideali e trovandosi poi a subire e sopportare le angherie e le violenze che questo regime ha imposto al suo popolo.
L’autrice è “figlia di Mao”, allevata nelle scuole in cui si insegnava la propaganda e cresciuta nell’orgoglio della “grande Cina” e nel culto di Mao. Ma ha assistito anche al trattamento che il regime ha riservato ai suoi genitori, che erano stati fedeli soldati della rivoluzione, e che si sono ritrovati più volte accusati e condannati, umiliati e arrestati ingiustamente, da parte del sistema in cui avevano creduto. Dopo la morte di Mao è riuscita ad ottenere una borsa di studio per l’estero (una delle prime dal 1949!)

Un racconto bellissimo, una storia terribile.
La rivoluzione maoista vista in prima persona, nei racconti di chi c’era, attraverso la fede e le disillusioni, le paure e le speranze.
Mao come venne percepito dal suo popolo, che da una parte credeva ciecamente in lui ed era stato educato a non pensare e a non dubitare e dall’altra, anche quando ormai gli errori commessi e le assurdità imposte dal regime erano palesi, era obbligato ad obbedire e ad accettare senza dimostrare di dissentire (pena l’accusa di essere un controrivoluzionario!).

Un libro assolutamente da leggere, illuminante dal punto di vista socio-politico, straziante da quello emotivo e affettivo.