Questo libro è molto particolare.
Racconta la storia di un piccolo villaggio della Colombia, che viene invaso dai guerriglieri per l’ennesima volta. Solo che questa volta non si accontentano di razziare provviste e bestie, ma rapiscono tutti gli uomini in grado di combattere.
I capitoli del libro si alternano, raccontando la vita delle donne nel villaggio, che cercano di ricostruire e di ridare vita al loro piccolo mondo, anche se private degli uomini che fino a quel punto lo avevano governato, e degli uomini che nella giungla sono costretti a combattere.
Angoscianti le parti che narrano le vicende dei bambini soldato e degli uomini che ormai non conoscono altro che quella vita fatta di guerra, morti e gerarchie.
Piacevoli i capitoli che narrano di come le donne abbiano instaurato nel paese una democrazia simil-socialista di stampo matriarcale e femminista.
I problemi cominciano quando si rendono conto che il villaggio è destinato a morire, perché senza uomini non c’è continuità della specie…
E’ molto interessante veleggere come queste donne superino lo sconforto del sentirsi abbandonate, per ricominciare a vivere, decidendo di ricreare una società su loro misura (tanto che, ad esempio, trovandosi isolate e non avendo modo di ricreare un calendario valido, ne inventano uno nuovo, lunare, basato sui cicli mestruali!).
Mi ha molto colpito il fatto che questo libro sia stato scritto da un uomo. Spesso le storie che narrano di donne, in modo tanto profondo, sono scritte da donne. Questo autore ha immaginato una società priva di maschi e ha deciso di farla funzionare benissimo. Certo ci sono delle imprecisioni nel sistema femminista della città delle vedove, ma tutto sommato funziona meglio di quando era retta dagli uomini.
Molto piacevole alla lettura e non privo di azione e di colpi di scena.
Lo consiglio soprattutto al pubblico femminile.