Ritengo questo libro molto interessante. Forse la storia non mi ha colpito particolarmente, ma mi ha conquistata l’idea di raccontare in modo romanzato come nasce un libro.
All’inizio l’autrice racconta di stare scrivendo un romanzo storico, ma improvvisamente un personaggio viene a farle visita (nella mente). E’ una donna con i capelli corti che desidera raccontare di sua nipote Colomba, che è scomparsa e che lei cerca. L’autrice si rifiuta di seguire quello spunto perché sta’ scrivendo altro, ma ogni volta che questa donna si presenta alla sua fantasia, la storia si fa più chiara, assume consistenza la sua caratterizzazione, aumentano i dettagli relativi alla narrazione, ma anche alla vita di quelli che saranno i protagonisti. Pian piano l’autrice abbandona l’altro libro per dedicarsi a raccontare questo personaggio che si è introdotto a forza nella sua fantasia.
Sembra quasi un libro scritto perché è il protagonista a desiderarlo, è lei che si propone all’interesse dell’autrice e cerca di convincerla che la sua è una storia che va narrata. Una sorta di confessione fatta da un personaggio al suo creatore, chiedendogli di non dimenticarlo, ma di dargli vita.
L’espediente narrativo è magico secondo me. Usato anche da Pennac ne “ecco la storia”, in cui addirittura l’autore esce a cena con un suo personaggio consegnandogli il manoscritto da correggere!
Dacia Maraini racconta come una storia nasce nella sua fantasia, ma anche quanto per lei sia importante l’essere una scrittrice. Spesso il racconto è interrotto da brevi riferimenti alla vita dell’autrice stessa. Ricordi di quando la figlia le chiedeva “raccontami ‘ma” e lei inventava storie per lei…
Alla fine si entra nella narrazione a piccoli passi, finchè ci si sente di conoscere la donna dai capelli corti, che con insistenza si propone, come se si fosse seduta alla nostra tavola dicendoci: "ascoltami!".