Quando arriva a Roma, Michelle non conosce l’italiano né qualcuno che possa aiutarla, ha con sé solo una valigia, pochi vestiti e tanti sogni. Dal primo incontro con la polizia di frontiera capisce subito che non sarà facile sopravvivere nella giungla della città in cui ha riposto ogni speranza. Ma nonostante brutti incontri, lavori precari, coinquiline piromani, amori discutibili, non è disposta ad arrendersi. In un’esistenza girovaga che la condurrà un po’ ovunque, tra improbabili impresari, agenzie di spettacolo e un tour di cabaret, da Roma alla provincia emiliana fino ai Navigli di Milano, la sola stella polare è l’unica eredità che ha portato dal passato: un album di fotografie. Le pagine custodiscono la storia della sua famiglia paterna, del nonno Ahmad, caffettiere nella Baghdad di metà Novecento, delle due mogli di lui, e di Sabah il ciabattino, di Jemal il commerciante, e della sua audace figlia Samira. Una comunità unita da affetto e da lealtà profonda. Immaginare la vita di suo nonno partendo dalle immagini offuscate dal tempo diventa la sua unica ancora di salvezza. Le storie, i consigli e le vittorie di quell’uomo, che sapeva accogliere e ascoltare, la sostengono mentre impara a destreggiarsi in un mondo ostile, a inseguire un’integrazione piena e dignitosa, a costruirsi una carriera che la porterà dai karaoke dei bar di Roma, tra televisioni private e pubblicità, fino alle interviste con il potere. Faccia a faccia con Silvio Berlusconi, premier del Paese che è diventato il suo, Michelle ripensa alle proprie avventure, drammatiche, comiche e tenere, che raccontano un’Italia a volte fredda ma tinta di fiaba dall’aroma del tè e dalle umane vicende di quell’antica bottega nel cuore di Baghdad.

Ho preso questo libro in biblioteca incuriosita dal titolo che avevo letto già da qualche parte. La scrittrice mi era del tutto ignota e non immaginavo che stavo per leggere le vicende di una giovane donna straniera e della sua strada per arrivare al successo in Italia.
Non è un grande romanzo, a mio parere, però mi ha lasciato un retrogusto dolce in bocca. Non tanto per le avventure della protagonista, quanto per il racconto secondario, intrecciato a quello principale, del nonno saggio. A volte mi sembrava di leggere una fiaba orientale e questo personaggio, forse un pò idealizzato dalla nipote, si delinea nella mente come un uomo perfetto, anche quando sbaglia.
La scrittura, semplice ed essenziale, rende la lettura poco impegnativa...ideale, quindi, da leggere al mare, sotto l'ombrellone!