Estinzione è l'ultimo romanzo di Thomas Berhnard.
Lo stile è il suo consueto ossessivo e intenso, ma qui, a differenza dei suoi capolavori - ad esempio Perturbamento, Antichi Maestri, Correzioni, Il soccombente - appare meno incisivo, ripetitivo senza quell'efficacia che aveva contraddistinto i suoi momenti migliori. Le pagine sono per così dire più annacquate,un buonvino ma un po' diluito.

La trama è quella di un uomo, rifugiatosi a Roma per distaccarsi da una famiglia bigotta e opprimente rimasta nel podere austriaco di Wolfsegg, che riceve un telegramma che gli annuncia la morte dei genitori e del fratello. Una volta tornato nella tenuta il protagonista si trova a faccia a faccia con le due sorelle e con la sua eredità. Il protagonista ritorna al passato: un padre ottuso, una madre ignorante, la loro fedele adesione al nazionalsocialismo, le loro falsità. Il leitmotiv è il costante disprezzo del protagonista per la proprietà di Wolfsegg e la famiglia d’origine che si rivela in una serie di pensieri ossessivi: i temi variano dalla riflessione sul cattolicesimo a quella sulla fotografia, alla morte, alle apparenze. E' qui che il libro mostra la sua validità e dimostra l'ultima prova di forza dell'opera bernhardiana, ma come ho detto i temi appaiono con meno forza rispetto alle sue pagine migliori.
E' comunque un libro da leggere perchè Bernhard è un grande scrittore e come tutti i grandi scrittori aumenta la nostra conoscenza (coscienza) della realtà.