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Canne al vento

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Discussione: Deledda, Grazia - Canne al vento

  1. #1
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    Predefinito Deledda, Grazia - Canne al vento

    Da Ibs (con qualche modifica, per non svelare troppo):
    Nella casa di Pintor, Ruth, Noemi, Ester, discendenti da una famiglia nobile andata in rovina, il servo Efix con grande fatica riesce a conservare il decoro, coltivando l'ultimo podere rimasto. In passato una quarta sorella, Lia, era fuggita in continente. Alla sua morte, torna alla casa materna Giacinto, suo figlio, un giovane dissoluto che manda in rovina le zie...

    Canne al vento è un romanzo intensissimo, dove anche i paesaggi, il vento e il cielo partecipano della vita dei personaggi. Giganteggia la figura dell'umile servo Efix, nume tutelare della decaduta famiglia Pintor. Attraverso una grande vicenda di condanna e espiazione, di lotta e di fiducia nella provvidenza divina, l'autrice racconta con immagini nitide e forti la Sardegna dell'inizio del XXsecolo, dove si rispecchiano la ruvidezza della natura e quella delle persone.

    Due volte, in passato, avevo iniziato e poi abbandonato il libro, che nelle prime parti è molto lento e desolante. Superato lo scoglio, la vicenda è talmente viva e commovente che diventa difficile staccarsene.

    Merita il massimo: 5/5

  2. #2
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    Lo lessi tanti anni fa, molto bello, mi hai fatto venire voglia di rileggerlo

  3. #3
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    Si deve entrare nella musicalità di questa scrittrice, nei suoi paesaggi magici, quasi a immergersi nella visione del protagonista Efix che colora con il suo sguardo la terra, il mare e il cielo venandolo di una dolce malinconia. E' un libro di suggestioni e di fragilità, ognuno con i suoi vizi e le sue virtù è come una canna al vento, e il vento è la sorte.
    Personaggi indimenticabili (donna Noemi in primis), è intriso di malinconia ma anche comunica la bellezza della vita e la necessità di non sottrarsi al proprio destino.
    Le pagine dell'arrivo del nipote o anche quelle finali sono pura poesia! Capolavoro, consigliatissimo!

  4. #4
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    Che belli questi commenti! L'ho messo nella lista della sfida lo leggerò presto

  5. #5
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    giace da tempo nella mia libreria....grazie per avermelo ricordato!

  6. #6
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    E' un libro che andrebbe recuperato sia per la bellezza della scrittura, notevole sia nelle parti descrittive che nei dialoghi, sia per la storia affascinante di un mondo oramai scomparso che però ha ancora molte cose da dire anche nella nostra epoca che sembra così distante dalla Serdegna dei primi anni del secolo.
    Molti sono i piani di lettura, quella delle diverse storie d'amore, quella socioculturale e antropologica di un "verismo magico" portato ai vertici qualitativi. I personaggi descritti dalla Deledda rimangono impressi per forza e suggestione, primo fra tutti il servitore Efix, ma anche le tre sorelle Pintor, il nipote Giacinto e tutte le altre che in poco più di duecento pagine prendono spessore e vita per chi legge. Anche la religiosità e il messaggio sottostante non sono mai invasivi e si legano bene alla storia. Tutte doti che solo una grande scrittrice riesce ad avere. Da leggere assolutamente.

  7. #7
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    Consiglio spesso questa lettura,intensa,capace di far emozionare. In questo romanzo, soprtattuto nella fase finale, troviamo passi unici nella letteratura italiana.
    Capolavoro.

  8. #8
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    Riporto qui la recensione che ho inserito su "Scritti scelti", tra i quali è compreso questo romanzo

    A distanza di tantissimi anni dalla prima lettura di quello che è il suo capolavoro, Canne al vento, sono rimasta incantata come se lo leggessi per la prima volta e senz'altro riesco a percepire meglio di allora la profondità di scrittura della Deledda. La storia ruota intorno a Efix, fedele e affezionato servo delle dame Pintor, tre nobildonne decadute che non si rassegnano alle trasformazioni che avvengono nella loro vita e nel mondo circostante. Tre diverse personalità: Noemi, la più giovane, orgogliosa e beffarda, la conciliante Ester e la silenziosa Ruth, la più anziana.
    A sconvolgere la loro vita e a spezzare il loro isolamento giungerà, dal Continente, il nipote Giacinto, figlio della quarta sorella Lia, la "ribelle", fuggita in gioventù da un mondo opprimente che non le apparteneva e mai perdonata, ormai passata a miglior vita.
    La scrittrice, con magistrale capacità di osservazione, di analisi, di immedesimazione, con penna esperta e grande sapienza nell'utilizzo delle parole, dà spazio a tutti i sentimenti umani e alle situazioni più disparate: la dignità e l'orgoglio, la rassegnazione, la vergogna, lo scandalo, l'amore più o meno possibile, l'odio, la vendetta, il rimorso, l'inganno, la povertà, la superstizione, la fantasia...il tutto sullo sfondo dell'entroterra sardo dell'epoca, chiuso e altero.
    Il tormento e la devozione di Efix sono palpabili in ogni pagina e donna Noemi è una delle persone più intense, contraddittorie e per questo più reali che abbia mai trovato in un libro. Le pagine dedicate a lei e ai suoi flussi di pensiero, così diversi da ciò che appare all'esterno, sono tra le più belle che abbia mai letto.
    Il libro sembra costantemente pervaso da un senso di ineluttabilità; sembra trasparire dalle pagine il carattere di una donna - l'autrice - forte e determinata ma allo stesso tempo rassegnata, forse ad un mondo che le stava stretto.
    Una grande scrittrice, da leggere

  9. #9
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    Lustro alla mia città, capolavoro

  10. #10
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    Predefinito Deledda. Grazia - Canne al vento

    L’assegnazione del Nobel a questa scrittrice (caso unico in Italia) mi ha spinto a leggere questo libro considerato, dalla critica, il suo capolavoro.
    E’ la storia di una nobile famiglia in disfacimento: delle enormi proprietà è rimasta solo la grande casa e un piccolo podere. La famiglia è composta da tre sorelle, che i pregiudizi e la improvvidità del padre (ormai defunto) hanno condannato al zitellaggio. Il podere è condotto da un vecchio servo, fedelissimo, che ha un grande amore per le sorelle e pur di vederle condurre una vita decorosa, accetta di non essere pagato, e di procrastinare alle calende greche l’incasso dei suoi averi. Fin dalle prime pagine del libro si respira un’aria di ineluttabile tragedia ma l’arrivo sull’isola di un nipote, nato nel continente e figlio di una quarta sorella che non ha accettato la triste sorte delle altre ed è fuggita diventando la vergogna della famiglia, alimenta nella mente del vecchio progetti di rinascita, che ben presto vengono spazzati via dalla realtà dei fatti. E qui subentra la sua grandezza morale, che pur nella sua semplicità, nei suoi sogni, nel suo rapporto quasi “carnale” con l’ammaliante natura che lo circonda, capisce che solo un matrimonio d’interesse può salvare la situazione e ciò persegue con la massima tenacia in un susseguirsi di situazioni difficili e disperate che però non ne scalfiscono la tensione morale. D’altronde il vecchio non è sempre stato vecchio, e si porta nell’anima un terribile segreto che forse solo il nipote conosce.
    Certo è una Sardegna diversa, dell’entroterra nuorese, quella che ci descrive questa scrittrice, lontana milioni di chilometri da quella scintillante della costa smeralda che ci viene propinata quotidianamente dai media, soprattutto in questo periodo. I personaggi, pur nella loro semplicità, sono però veri ed autentici, con le loro credenze, qualità, difetti, illusioni e disillusioni. Ed è questa, secondo me, la migliore qualità del libro.

  11. #11
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    Questo romanzo è stata una vera sorpresa per me: limpido, poetico, intenso. Faccio fatica ad “innamorarmi” di libri del genere, eppure ammetto di essere stata conquistata sia dallo stile – pagine di pura poesia, in cui la descrizione della natura, del cielo e degli agenti atmosferici, vento in primis, si accorda perfettamente allo svolgersi della storia – sia, appunto, dalla narrazione vera e propria.
    Canne al vento è un romanzo fatto di sentimenti, di legami, di desideri repressi ma mai estinti, di spiriti, di vivi e di morti. É una storia in cui i vivi hanno “paura di farsi sentire a vivere” e i morti sono come gli spiriti notturni che abitano le campagne: presenze reali, ingombranti, da temere e rispettare. Perchè, così dice lo spirito di donna Maria Cristina, “il cuore dei morti rimane ai vivi”.
    E tutta la storia, a ben vedere, è un continuo contendersi il palco fra il mondo dei vivi e quello dei morti, fra passato e presente, fra “cose perdute da lungo tempo, da lungo tempo piante e desiderate e poi dimenticate e poi finalmente ritrovate quando non si ricordano e non si rimpiangono più”.
    In questo senso emblematiche sono le figure di due donne, due sorelle: Noemi – che nel riso beffardo e negli occhi “crudeli” nasconde tutta la propria disperazione di donna che avrebbe voluto amare – e la defunta Lia, colei che ha avuto il coraggio di abbandonare tutto pur di non rinunciare a vivere. E questa sua scelta, sofferta e gravida di conseguenze per il resto della famiglia, è qualcosa che donna Noemi non può perdonarle, neanche dopo morta, perchè lei stessa, fino alla fine e nonostante l’apparente felice epilogo, non è mai riuscita a fare altrettanto.
    Nel solco lasciato da questa muta battaglia si inserisce Giacinto, la cui importanza come figura è accentuata dal suo essere appunto il figlio di donna Lia, la ribelle. Giacinto fa risorgere, in casa Pintor e nel cuore di donna Noemi , la brama di vita che già era di sua madre. E non importa se il prezzo da pagare per la sua incoscienza è alto: anche quello della fuga di donna Lia lo era stato; ma è la vita che, timida, cerca il proprio debole riscatto.
    Insomma, a ben vedere la Deledda ci racconta molto di più di uno stralcio dell’esistenza di tre dame cadute in disgrazia. Il vero filo conduttore è questo bisogno, frustrato, ostacolato, soffocato da se stessi più che da altri, di “andare oltre”:
    “Anche Noemi si stancherà della sua croce d’oro e vorrà andare lontano, come Lia, come la Regina di Saba, come tutti...” Ma questo non gli destava più meraviglia; andare lontano nelle altre terre, dove ci sono cose più grandi delle nostre. Ed egli andava.

    Chi è questo personaggio che “va”? L’ho lasciato per ultimo ma solo perchè sia messo ancora più in risalto il suo valore, la sua centralità dentro la storia e dentro il romanzo: è Efix, il servo fedele, il “servo che nessun compenso al mondo poteva retribuire”, colui che “sentiva d’essere di nuovo davanti al destino tragico della famiglia alla quale era attaccato come il musco alla pietra”. Efix non è solo il simbolo della devozione, della totale abnegazione. È attraverso di lui che a noi lettori è dato di accostarci a tutto ciò che accade, è attraverso la sua sensibilità che noi comprendiamo le dinamiche fra tutti i personaggi e scopriamo dei retroscena di cui lui è il solo detentore. É soprattutto attraverso di lui che passa il messaggio profondo del libro,tutto racchiuso nella forza di quelle canne che si piegano ma non si spezzano.
    “Perchè la sorte ci stronca così, come canne?”
    “Sì,”, egli disse allora, “siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perchè! Siamo canne, e la sorte è il vento.”
    “Sì, va bene: ma perchè questa sorte?”
    “E il vento, perchè? Dio solo lo sa.”
    “Sia fatta allora la sua volontà”.


    Ma Efix non è solo strumento che si offre agli altri personaggi e a noi lettori: ha anche una sua personalità, ha una propria vita e un proprio destino, che egli segue coraggiosamente e instancabilmente, anche a costo di abbandonare la propria “famiglia” (come aveva fatto donna Lia prima di lui) per mettersi in cammino da solo, alla ricerca di una risposta che lo renda finalmente libero.

    Chiudo con un briciolo della poesia che la Deledda mi ha regalato nelle sue pagine, affermando che l’intero suo romanzo è pieno di “tutta la frescura della sera, tutta l’armonia delle lontananze serene, e il sorriso delle stelle ai fiori e il sorriso dei fiori alle stelle, e la letizia fiera dei bei giovani pastori e la passione chiusa delle donne dai corsetti rossi, e tutta la malinconia dei poveri che vivono aspettando l’avanzo della mensa dei ricchi , e i dolori lontani e le speranze di là, e il passato, la patria perduta, l’amore, il delitto, il rimorso, la preghiera, il cantico del pellegrino che va e va e non sa dove passerà la notte ma si sente guidato da Dio, e la solitudine verde del poderetto laggiù, la voce del fiume e degli ontani laggiù, l’odore delle euforbie, il riso e il pianto di Grixenda, il riso e il pianto di Noemi, il riso e il pianto di lui, Efix, il riso e il pianto di tutto il mondo.
    Ultima modifica di ayuthaya; 01-09-2016 alle 01:32 PM.

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