Lo scorso anno è ricorso il centenario della nascita di Romano Bilenchi, un importante ma poco letto narratore del nostro Novecento: toscano, ma non localista. Nella sua vita e nella sua carriera giornalistica, infatti, i suoi interessi principali furono legati alla vita politica e sociale del paese. Come narratore, il suo tema principale è stata la gioventù, o meglio il complesso e spesso doloroso processo che conduece all’età adulta. Il suo romanzo più celebre è Conservatorio di Santa Teresa, pubblicato per la prima volta nel 1940.
Il protagonista è Sergio, un bambino di 9 anni, che vive in una cascina della campagna senese, circondato da donne: Marta, la madre, una giovane donna che non è mai diventata adulta; Vera, la zia paterna, una donna giovane e vitale che per Bruno rappresenta il primo osservatorio sul mistero femminile; Giovanna, la nonna, una donna severa e poco affettiva. L’unico uomo, Bruno, il padre di Sergio, è quasi sempre lontano da casa: all’inizio è implicato nel movimento antinterventista (siamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale), poi è costretto a partire in guerra.
Altro importante “carattere” è il paesaggio toscano: Sergio ha un rapporto controverso con esso: le colline e i campi intorno a casa, il fiume dove va a passeggiare con la madre e la zia stimolano la sua immaginazione e danno vita ad ogni genere di sogni su luoghi esotici, ma allo stesso tempo lo terrorizzano, perché il mondo della natura cela in qualche modo il “mistero della vita”. Allo stesso modo, egli è contemporaneamente attratto e spaventato dalle donne: Clara, la sua insegnante privata, è la prima donna a turbarlo.
All’arrivo dell’inverno, Sergio deve trasferirsi nella vicina città, dove frequenterà il “Conservatorio di Santa Teresa”. Sarà un periodo difficile: Sergio, che è sempre stato l’unico bambino in un mondo di adulti, ora deve farsi accettare dai coetanei. Nel Conservatorio conosce una ragazzina per la quale, per la prima volte, prova qualcosa di simile all’amore.
In questo libro non ci sono colpi di scena; è solo la storia di un ragazzo che deve confrontarsi con l’Altro a diversi livelli: la natura, il sesso, l’amicizia, l’età adulta e, alla fine, anche con la morte.
Da leggere, ma non una lettura facile, per la voluta asciuttezza della prosa e per l'assoluta oggettività del narratore, che ci lascia soli a districarci tra gli andirivieni della coscienza di un preadolescente, di cui forse ci siamo un pò dimenticati.