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Il sentiero dei nidi di ragno

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Discussione: Calvino, Italo - Il sentiero dei nidi di ragno

  1. #16
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    Romanzo molto particolare, diverso dagli altri libri che avevo letto precedentemente sulla resistenza (si noti che nella stupenda prefazioni Calvino sostiene che il miglior romanzo partigiano mai scritto, quello che tutti coloro che avevano vissuto la resistenza avrebbero voluto scrivere, sia "Una questione privata" di Fenoglio).

    Molto interessante l'idea di narrare un periodo così difficile e violento tramite gli occhi di un ragazzetto. Approvo anche l'idea (di cui lo stesso autore spiega la ragione sempre nella prefazione) di rappresentare un gruppo di partigiani composti da personaggi negativi, senza alcun eroe stereotipato tipico dei romanzi sulla resistenza.

    Personalmente ho apprezzato di più la delicatezza di Pavese (conoscendo poco Fenoglio aspetto di leggerlo prima di dare giudizi) ma credo che come sempre Calvino vada letto per la sua genialità, per il suo tentativo di scrivere sempre qualcosa di diverso da tutto il resto.

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  • #17
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    Letto diversi anni fa e ho un bellissimo ricordo.

  • #18
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    Mi pare di aver capito che a molti ha dato le mie stesse sensazioni. Anche a me non è completamente piaciuto, fin dal protagonista. Non mi ha rapito come speravo. Diciamo che da Calvino mi aspettavo di più ma va anche considerato che è il suo primo romanzo, che come dice pigreco è originale ed è particolare.

  • #19
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    A me invece questo libro è piaciuto,mi è piaciuto come Calvino racconta in modo semplice storie che semplici non sono affatto.E anche il protagonista,Pin, mi è piaciuto e mi ha intenerito la tristezza di questo bambino che sta con i grandi,che non capisce e che nemmeno gli piacciono,perchè non sa stare con i piccoli, poichè non sa esser bambino chè nessuno glielo ha mai insegnato nè permesso.
    Di lui Calvino dice.."Pin si trova nel suo adesso,in mezzo ai grandi,gente insieme nemica e amica,gente da scherzarci insieme fino a sfogare quell'odio che ha contro di loro."
    Ho letto questo libro la prima volta a 15 anni.Lo rileggo adesso da adulta e lo apprezzo sinceramene di più.

  • #20
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    Qualche anno fa avevo letto di Calvino "Se una notte di inverno un viaggiatore" e non mi era piaciuto, perciò mi ero tenuta alla larga dai suoi libri. Invece Il sentiero dei nidi di ragno è stata una piacevole scoperta. Bella la storia, scorrevole, chiaro il linguaggio. Pin è un bambino "troppo grande" per stare con gli altri bambini, sa troppe cose che gli altri bambini non sanno e che sarebbe giusto non sapesse neppure lui, è "troppo bambino" per stare tra i grandi. Perciò si barcamena tra questi due mondi, non cerca molto, solo qualcuno che gli sia amico, che gli faccia compagnia, qualcuno a cui raccontare il suo segreto su dove i ragni costruiscono i loro nidi. Ma Pin tra gli adulti non riesce a trovare nessun amico, tutti lo cercano per la sua simpatia, ma tutti hanno anche paura di quella sua lingua così veloce, pronta a spifferare i segreti di tutti. Degli adulti non ci si può mai fidare, questa è una verità che Pin conosce bene, gli adulti sono sempre pronti a cambiare bandiera, a difendere i propri interessi e a dimenticarsi degli amici. Alla fine però Pin un amico sincero lo incontra davvero, un uomo che come lui è stato profondamente ferito e deluso dagli adulti, un amico con cui può finalmente condividere il suo piccolo segreto.

  • #21
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    Bellissima sorpresa questa di Calvino, autore che (mea culpa) conosco poco e non leggevo da molto! Sorpresa perché ho iniziato questo libro senza avere la minima idea di cosa trattasse, per cui, senza sapere bene cosa aspettarmi, mi sono lasciata coinvolgere pian piano dall'atmosfera drammatica e al tempo stesso quasi onirica, fiabesca, di cui il romanzo si compone. Se è possibile una tale paradossale mescolanza di impressioni, questo è dovuto al fatto che tutto ciò che accade passa attraverso il filtro del sentire di Pin: il bambino che gioca a fare il grande, il bambino a cui piace stare coi grandi e farsi apprezzare da loro, ma allo stesso tempo vuole restare bambino perché i “grandi” – ossessionati dalla politica e dalle donne – non li capisce. Questo senso di sottile estraneità al mondo che lo circonda – nonostante la sua esuberanza, nonostante la sua ostentata strafottenza, quando “sfida” i suoi compagni adulti sul loro stesso terreno – e che giunge fino a noi lettori, è ciò che – credo – fa di questo romanzo qualcosa di speciale e difficilmente etichettabile.
    La guerra (ma non solo: potremmo dire tutte le contraddizioni politiche e sociali, l'opportunismo... alla fin fine l'ignoranza nella quale si dibattono la maggior parte dei personaggi, derelitti della società relegati a un ruolo marginale persino nell'adempimento del loro dovere patriottico) è raccontata attraverso gli occhi di questo bambino fuori dal comune, e giunge a noi deformata come le parole sconosciute delle quali non osa chiedere il significato: “sten”, “gap”...
    Per questo il racconto mantiene una freschezza che difficilmente si concilierebbe con l'argomento trattato, per questo sembra di leggere più una fiaba che non la trasposizione realistica di uno stralcio di guerra partigiana. Certo che l'intento di Calvino non era quello di raccontarci la guerra “da fuori” e se, invece, nello scrivere questo romanzo, ha cercato di farci sentire quel po' di Pin che si annida in ciascuno dei personaggi, e in ciascuno di noi (credo che tutti abbiamo il nostro “sentiero dei nidi di ragno” da custodire gelosamente...), allora direi proprio che ci è magnificamente riuscito.

  • #22
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    Letto sotto consiglio pressante di un amico,ho trovato questo romanzo infinitamente triste,un bambino che potendo contare unicamente sulle sue proprie forze si affeziona facilmente a tutti,ma è fuori luogo ovunque,perchè incompreso dai suoi coetanei cerca rifugio trai "I grandi" ma ha ancora negli occhi l'innocenza della sue età e non comprende molte cose che lo coinvolgono direttamente.
    Mi ha trasmesso un forte senso di solitudine,nonostante l'atteggiamento da sbruffoncello tenuto da Pin per farsi vedere grande;il finale poi è una badilata tra i denti......

  • #23
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    Ricordo solo che mi era piaciuto molto, l'avrò letto prima di conoscere il forum visto che non l'ho commentato (tra l'altro c'è anche la splendida canzone dei MCR, Il sentiero, che si rifà a questo romanzo), ma la trama ora per me è confusa, cioè ricordo bene l'argomento trattato ma non la storia per esteso e soprattutto non ricordo il finale, dovrei rileggerlo .

  • #24
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    Un libro triste e doloroso.
    Pin il protagonista è un bambino cresciuto troppo in fretta, estraneo sia al mondo dei ragazzi che a quello degli adulti è solo. Ma anche gli altri personaggi, ognuno a modo loro, sono soli, stanchi e amareggiati. Colpiti dalla guerra e dalla vita.
    Difficile leggerci il Calvino che più conosciamo in questo romanzo, ma in effetti essendo il primo, è anche normale che sia così.
    Non è il Calvino che preferisco, ma comunque mi è piaciuto.
    Molto interessante anche la prefazione fatta dall'autore alla mia edizione, in cui analizza e spiega a posteriori questa sua prima opera.

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