Una tipica famiglia Americana degli anni ’50, gli Howland, lasciano New York per trasferirsi in una piccola città in Pennsylvania per cominciare una nuova vita. Una vita tranquilla in una casa più grande, con un bel giardino, dove il loro figlio Cliffie, di dieci anni, avrebbe potuto avere tutto lo spazio per giocare e crescere in modo sano. In più, Edith e suo marito Brett vorrebbero fondare un piccolo giornale liberale. Edith ne è entusiasta e annota tutto sul suo diario, piena di speranze. Ma quello che sembra cominciare come il classico ‘sogno americano’, lentamente si trasforma in un incubo.
Il marito la abbandona per una donna più giovane, lasciandola sola ad occuparsi di un vecchio zio, malato e avaro, e del figlio Cliffie, che diventa, mano a mano, alcolizzato e psicotico. Edith non si ribella alla sua condizione, cerca di andare avanti con orgoglio e allegria, ma in fondo, è sempre più infelice. Il suo lento deteriorarsi è testimoniato unicamente dal suo diario, dove, dal racconto degli avvenimenti della sua vita quotidiana, passa ad annotare quelli di una vita immaginaria nella quale si rifugia per sfuggire ad una realtà insoddisfacente e amara.
A poco a poco però, la vita immaginaria, prima confinata nel diario, inizia a trasparire nei comportamenti di Edith, le cui stranezze vengono percepite da chi le sta intorno, ma non da lei.
Il tutto avviene con il sottofondo di tragici eventi storici: gli anni della guerra in Vietnam, la morte di John Kennedy, fino ad arrivare a Nixon e lo scandalo Watergate, avvenimenti che Edith segue con passione e che si intrecciano in modo singolare con le sue vicende personali.

La prosa è scorrevole e tiene l’attenzione vigile nonostante il lento susseguirsi degli avvenimenti. Il racconto della vita di questa donna è come tenuto sul filo tra le descrizioni di semplici gesti quotidiani, come cucinare, tenere in ordine il giardino, andare a far visita agli amici, e il velo di follia che comincia ad insinuarsi piano nella storia, riflettendosi nei comportamenti del figlio e nel suo delirio crescente che traspare attraverso le pagine del diario.
In bilico tra reale e surreale, normalità e follia, si è costantemente col fiato sospeso, con la sensazione che qualcosa di terribile debba accadere da un momento all’altro.
E’ il primo libro che leggo di questa autrice, che è stata senza dubbio una piacevole scoperta. Ne leggerò sicuramente altri.