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appunti albanuova2000

Il manifesto del partito comunista.

“Nella società borghese, in definitiva, il passato domina sul presente, in quella comunista il presente domina sul passato. Nella società borghese il capitale è indipendente e personale, mentre per l’individuo attivo è dipendente e impersonale. E la borghesia definisce abolizione della personalità e della libertà l’abolizione di simili rapporti. Si tratta, infatti, di abolire la personalità, l’indipendenza e la libertà del borghese. Entro gli attuali rapporti di produzione borghesi per libertà s’intende il libero commercio, la libera compravendita. Ma una volta scomparso il traffico, sparisce anche il libero traffico. La fraseologia  sul libero traffico, come tutte le altre bravate liberali della nostra borghesia, ha un qualche significato, in genere, solo in rapporto al traffico vincolato e al cittadino asservito del medioevo, ma non ha senso di fronte all’abolizione comunista del traffico, dei rapporti di produzione e della borghesia stessa. Vi spaventate del fatto che noi intendiamo abolire la proprietà privata. Ma nella vostra attuale società la proprietà privata non esiste per nove decimi dei suoi membri; essa esiste proprio in quanto per quei nove decimi non esiste. Ci rimproverate in conclusione di voler distruggere una proprietà che presuppone come condizione indispensabile la mancanza di proprietà della stragrande maggioranza della popolazione. Insomma ci rimproverate di voler distruggere la vostra proprietà. Certo, questo è il nostro proposito. Dal momento in cui il lavoro non può essere più trasformato in capitale, denaro, rendita fondiaria,, in breve in una potenza monopolizzabile, ossia dal momento in cui la proprietà personale non può più convertirsi in proprietà borghese, da quel momento voi dichiarate che è stata abolita la persona. Voi ammettete dunque che per persona voi non intendete  se non il borghese, il proprietario borghese. E questa persona senz’altro deve essere abolita. Il comunismo non priva nessuno della facoltà di appropriarsi dei prodotti sociali, esso solo non consente di usarne per asservire lavoro altrui. Si è obiettato che, una volta tolta di mezzo la proprietà privata, verrebbe meno ogni attività, mentre trionferebbe una generale pigrizia. Se ciò fosse vero, già da parecchio la società borghese sarebbe stata rovinata dalla pigrizia; in essa infatti chi lavora non guadagna e chi guadagna non lavora. Tutta la questione si riduce a questa tautologia, che una volta sparito il capitale, cessa di esistere il lavoro salariato…Abolizione della famiglia! Anche i più radicali inorridiscono di fronte a tanto vergognoso disegno dei comunisti. Qual è il fondamento della famiglia di oggi, della famiglia borghese? Il capitale, il guadagno privato. Una famiglia interamente sviluppata non esiste per la borghesia; essa tuttavia trova il suo complemento nella forzata mancanza di famiglia dei proletari e nella prostituzione pubblica. La famiglia del borghese scompare naturalmente con lo scomparire di questo suo complemento, ed entrambe vengono meno una volta distrutto il capitale… Ma voi dite che rimpiazzando l’educazione familiare con quella sociale noi distruggiamo i rapporti più cari. E non è forse determinata anche la vostra educazione dalla società? Da rapporti sociali nel cui ambito voi  educate, dall’interferenza, diretta o indiretta che sia, della società tramite la scuola, ecc.? I comunisti non hanno inventato l’influenza della società sull’educazione, essi hanno solo trasformato il suo carattere, sottraendo l’educazione all’influenza della classe dominante. La fraseologia borghese sulla famiglia e sull’educazione, sui rapporti affettuosi tra genitori e figli, appare tanto più disgustosa, quanto più, a causa della grande industria, viene a mancare ai proletari ogni legame familiare ed i bambini divengono semplici articoli di commercio e di lavoro. Ma voi comunisti intendete adottare la comunanza delle donne, ci grida in coro tutta la borghesia. Il borghese non vede nella propria moglie che uno strumento di produzione. Ode che gli strumenti di produzione debbono essere sfruttati in comune e naturalmente si sente autorizzato a credere che la medesima sorte toccherà anche alle donne. Non pensa minimamente che la questione sta proprio in ciò; abolire la posizione della donna come semplice strumento di produzione. D’altra parte non v’è nulla di più ridicolo di questo orrore altamente morale che provano i nostri borghesi per la pretesa comunanza ufficiale delle donne nel comunismo. I comunisti non hanno bisogno d’introdurre la comunanza delle donne, essa è quasi sempre esistita. I nostri borghesi, non paghi di poter disporre delle mogli e delle figlie dei loro proletari, per non  parlare della prostituzione ufficiale, considerano il sedursi reciprocamente le mogli uno dei divertimenti più piacevoli. Il matrimonio borghese è in pratica la comunanza delle mogli… D’altra parte va da se che, una volta scomparsi gli attuali rapporti di produzione, viene meno anche la corrispondente  comunanza delle donne, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale. Inoltre si rimprovera ai comunisti di voler abolire la patria, la nazionalità. Gli operai non hanno patria. Non possono essere privati di ciò che non hanno…Le separazioni e gli antagonismi dei popoli vanno sempre più scomparendo con lo sviluppo della borghesia, con la libertà di commercio, col mercato mondiale, con l’uniformità della produzione industriale e delle corrispondenti condizioni di vita. Col dominio del proletariato essi scompariranno ancora di più…Nella stessa misura in cui viene abolito lo sfruttamento di un individuo da parte di un altro, viene abolito anche lo sfruttamento di una nazione da parte di un’altra. Scomparendo l’antagonismo tra le classi all’interno di una nazione scompare anche  la posizione di reciproca ostilità tra l nazioni stesse. Non meritano d’essere esaminate dettagliatamente le accuse al comunismo che muovono in generale  da presupposti religiosi, filosofici ed ideologici. Occorre avere acuta intuizione per comprendere che, mutando le condizioni di vita degli uomini, le loro relazioni sociali, la loro esistenza sociale, cambiano in essi anche  opinioni, punti di vista ed idee, insomma cambia anche la loro coscienza?  Cos’altro dimostra la storia delle idee, se non che la produzione intellettuale si trasforma di pari passo con quella materiale? Le idee dominanti di un’epoca sono sempre state unicamente le idee della classe dominante. Si parla di idee che rivoluzionano tutta una società; con ciò si riferisce soltanto al fatto che all’interno della vecchia società si sono formati gli elementi di una nuova, che la dissoluzione delle vecchie idee avanza parallelamente alla dissoluzione dei vecchi rapporti di vita. Sul decadere del mondo antico le vecchie religioni vennero sconfitte dalla religione cristiana. Quando nel secolo VXIII le idee cristiane soggiacquero alle idee dell’illuminismo, la società feudale si trovò impegnata in una lotta mortale con  la borghesia, a quei tempi rivoluzionaria. Le idee di libertà di coscienza e di libertà di religione non furono che l’espressione del dominio della libera concorrenza nel campo della coscienza…La storia di tutta la società sinora esistita s’è svolta tra antagonismi di classe, che nelle varie epoche hanno preso aspetti differenti. Ma qualunque aspetto essi abbiano assunto, lo sfruttamento di una porzione della società da parte dell’altra è un dato comune a tutti i secoli passati. Non v’è da stupirsi, quindi, che la coscienza sociale di tutti i secoli si rinnovi, malgrado ogni molteplicità e diversità, in certe forme comuni, forme di coscienza che scompaiono completamente solo con la sparizione totale dell’antagonismo di classe. La rivoluzione comunista è la rottura più radicale con i rapporti di proprietà tradizionali; non ci si deve meravigliare che nel corso del suo sviluppo si giunga alla rottura più radicale con le idee tradizionali…Al posto della vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi di classe  subentra un’associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione per il libero sviluppo di tutti.”

Da “ Il manifesto del partito comunista”

K.Marx

F.Engels

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