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Dumas80

Critica letteraria – brano tratto dal saggio “La genealogia letteraria”

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In risposta ad alcuni utenti che non consideravano la critica letteraria e riducevano la sua grandezza al minimo.

Cos’è, adunque, la critica letteraria? È l’arte dell’opera letteraria. E che gran cosa è questa! Spesso l’opera letteraria non contiene arte in se stessa, se non consideriamo colossi della letteratura come la “Divina Commedia”, il “Decameron” e molti altri grandi classici ch’hanno fatto la storia della letteratura.
Ma se un critico letterario, un vero critico letterario, non quei critici pedanti che si fingono critici e poi non sanno distinguere un’Odissea da un Iliade, debba criticare un’opera senz’arte in se stessa, come i libri che pubblicano oggi che stanno rovinando la letteratura, da dove deve cominciare? Quel “libro”, se così lo possiamo definire, è una vera schifezza e non contiene minima traccia di tematiche, d’argomenti e d’arte.
Allora, la critica letteraria non è arte? Il De Sanctis si è sbagliato, Croce ha detto un sacco di bugie e Serra scrisse solo balle? Macchè, macchè! Siamo fuori strada, signori miei.
M’allora, perché si dice che la critica è l’esplicazione dell’arte in un’opera letteraria se molte opere letterarie non hanno un minimo pizzico d’arte? Mica la critica può essere solo e soltanto negativa.
S’essa è soltanto negativa, non è critica. Essere critici letterari non vuol dire pronunziare “Io sono un critico letterario, temetemi scrittori, perché riesco a trovare il negativo nel perfetto”. No. Assolutamente no. Esta frase la pronuncia colui il quale si crede critico letterario, ma non lo è.
Ritornando alla domanda di prima, “Perché si dice che la critica è l’esplicazione dell’arte in un’opera letteraria se molte opere letterarie non hanno un minimo pizzico d’arte?”, la risposta è questa.
La critica letteraria ha il compito di far spuntare l’arte anche quando non c’è. La critica deve far apparire l’arte onde non v’è ne minima traccia, dov’essa (l’arte) sembra bruciata dallo scopo narrativo. Ecco cos’è la critica letteraria. Il compito, infatti, del critico letterario è quello di far comparire l’arte onde non c’è, e quando c’è, di farla risaltare agl’occhi del lettore saggistico.
Un caso celebre è quella del mio “collega”, se così m’azzardo a chiamare malgrado la sua superiorità, Francesco De Sanctis e la sua critica alla Divina Commedia.
L’arte non era ancora nata ai tempi nel ‘200-‘300. Non v’era. Solo artisti, ma non l’arte nella letteratura.
Eppure, la Divina Commedia è la più grande forma d’arte di letteratura di tutti i tempi.
Il De Sanctis ci spiega la bellezza della commedia. Dante Alighieri, infatti, ha realizzato un mondo tutto suo. I personaggi non son personaggi come l’intendiamo noi, bensì figure.
Tutte queste figure, vanno a formare il mondo della Divina Commedia, un mondo ben diverso da quello onde viveva il sommo poeta, un mondo donde l’arte era al massimo punto di splendore mai raggiunto.
Dante, quindi, crea un universo gigantesco ed enorme, tutto suo, onde l’arte ristagna e sommerge ogni singola particella d’aria. Quinci, il sommo poeta riesce a creare il Medio evo nell’arte, malgrado ancora non vi sia.
Ecco un esempio di critica letteraria perfetta; della genialità del De Sanctis e della grandezza dell’Alighieri uniti insieme in un’opera, “Storia della letteratura italiana”, che in se stessa non val più dell’opera criticata, ma che ne forma una valutazione e una sociologia totale d’esta.
Ecco, quindi, cos’è la critica letteraria.

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