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Discussione: Il giorno della memoria

  1. #1
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    Predefinito Il giorno della memoria

    Se questo è un uomo

    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case,
    Voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì o per un no.
    Considerate se questa è una donna,
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d’inverno.

    Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,
    Coricandovi alzandovi;
    Ripetetele ai vostri figli.

    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia vi impedisca,
    I vostri nati torcano il viso da voi.


    Solo per ricordare che oggi dovremmo dedicare un attimo del nostro tempo a meditare sul dolore che una parte del genere umano ha prodotto su altri suoi simili. Noi, a differenza delle altre specie animali, siamo in grado di uccidere i nostri affini per un'ideologia, per una supposta, inesistente superiorità di razza.
    La memoria non serve solo a ricordare, ma anche ad evitare che tali crimini possano di nuovo essere compiuti.

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  • #2
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    Predefinito Per non dimenticare

    Oggi c'è un bellissimo film su La7 Train de vie vedetelo!


  • #3
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    Il mio ricordo va a tutte le popolazioni della storia che sono state perseguitate, decimate, o ridotte in schiavitù.

  • #4
    The Fool on the Hill
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    Ho tradotto un libro sul Terzo Reich, e credetemi, è stata una delle esperienze professionali più devastanti. C'erano momenti in cui non riuscivo neanche a continuare a leggere.

  • #5
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    Tra le tante iniziative intraprese per non dimenticare questa tragedia umana, segnalo la mostra dedicata alla Shoah presso il Vittoriano e visitata in anteprima dal grande Elie Wiesel

    http://roma.corriere.it/roma/notizie...50868690.shtml

  • #6
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    Unhappy

    Auschwitz
    Francesco Guccini


    Son morto con altri cento, son morto ch' ero bambino,
    passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento....

    Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento
    nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...

    Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
    è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...

    Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
    eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...

    Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
    di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...

    Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
    a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà...

  • #7
    Motherator
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    Una carezza per la memoria

    I 20 bambini di Bullenhuser Damm.

    Il 20 aprile 1945 nella scuola amburghese di Bullenhuser Damm 20 bambini ebrei provenienti da tutta Europa vennero uccisi per impiccagione, in quanto potenziali scomodi testimoni. Tra questi anche il piccolo italiano Sergio de Simone. Furono giovani creature spezzate, dall’arresto alla detenzione nel campo di Auschwitz-Birkenau, alla separazione dai genitori, agli assurdi esperimenti pseudo-scientifici cui furono soggette da parte di Mengele ed altri medici, fino allo straziante epilogo.

  • #8
    Viôt di viodi
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    Ogni anno ricordo insieme ai bambini delle classi quinte questa giornata, leggendo alcune pagine di Levi e di Anna Frank. Guardiamo anche il film "La vita è bella" l'unico, secondo me proponibile a bambini di dieci anni, ma soprattutto l'unico che io riesca a guardare su tale argomento. Da parte dei bambini c'è un grande coinvolgimento e partecipazione e mi auguro che diventati adulti se ne ricordino.

  • #9
    Lunatic Mod
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    È piccolo il giardino
    profumato di rose,
    è stretto il sentiero
    dove corre il bambino:
    un bambino grazioso
    come il bocciolo che si apre:
    quando il bocciolo si aprirà
    il bambino non ci sarà.

    Franta Brass, nato a Brno il 14.9.1930
    morto ad Auschwitz il 28.10.1944


    Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

    Steinlauf mi vede e mi saluta, e senza ambagi mi domanda severamente perché non mi lavo. Perché dovrei lavarmi? starei forse meglio di quanto sto? [...] Più ci penso, e più mi pare che lavarsi la faccia nelle nostre condizioni sia una faccenda insulsa, addirittura frivola: un’abitudine meccanica, o peggio, una lugubre ripetizione di un rito estinto. Morremo tutti o stiamo per morire: se mi avanzano dieci minuti fra la sveglia e il lavoro, voglio dedicarli ad altro, chiudermi in me stesso, a tirare le somme, o magari a guardare il cielo e a pensare che lo vedo forse per l’ultima volta; [...] appunto perché il Lager è una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere è importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l’impalcatura, la forma della civiltà. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l’ultima: la facoltà di negare il nostro consenso. Dobbiamo quindi, certamente, lavarci la faccia senza sapone, nell’acqua sporca, e asciugarci nella giacca. Dobbiamo dare il nero alle scarpe, non perché così prescrive il regolamento, ma per dignità e proprietà.

    “24 gennaio. Libertà. La breccia nel filo spinato ce ne dava l’immagine concreta. A porvi mente con attenzione voleva dire non più tedeschi, non più selezioni, non lavoro, non botte, non appelli, e forse, più tardi, il ritorno. Ma ci voleva sforzo per convincersene e nessuno aveva tempo di goderne.”

    Primo Levi - Se questo è un uomo

  • #10
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    Grazie per l’apertura di qs thread lillo.

    Voglio contribuire con una esperienza personale, una delle più sconvolgenti, in assoluto di tutta la mia vita. Risale a non molti anni fa. La visita all’attuale Oswiecim, in Polonia, meglio nota come Auschwitz.

    Non è un posto tremendo visto dall’esterno, no. Doppio filo spinato a parte, la cui vista non impressiona molto di più di quella di un normale sito militare sulla Prenestina. Entrando ci si trova in realtà in una specie di comprensorio di edifici e villette in mattoncino grigio e rosso scuro. C’è del verde, leggeri declivi ed amene collinette. Quasi ti chiedi, d’estate, quando fa caldo e si indossano magliette con le maniche corte –puoi vedere le braccia nude delle persone- cosa ci stiano a fare lì quelle persone di una certa età dall’aria triste, qualcuna piange, con il numero tatuato sul braccio. E’ facile individuarle tra la folla dei visitatori: quelli che sono sopravvissuti che tornano nei luoghi dell’orrore, magari con i figli, qualcuno con i nipotini. E’ sempre complicato guardare un vecchio che piange.

    Poi la visita guidata. Spiegano com’è che era organizzato il campo. Le procedure di smistamento dei prigionieri in arrivo, lo stoccaggio dei “materiali”, organici e non, che venivano ricavati. Ci sono stanze con montagne di occhiali –ogni paio di occhiali una persona come noi ci pensate? Erano tantissimi…- altre con enormi ammassi di scarpe, e ancora, di vestiti, di capelli… Ti avvicini alle amene collinette verdi, ci sono delle porte. L’ingresso delle camere a gas. E poi i forni.

    Ti spiegano la massiccia attività di ricerca e sviluppo (investimenti da capogiro) con studi teorici ed attività sperimentali cui si applicarono i migliori chimici del Reich e che portò alla scelta infine del Zyclon B come la soluzione più efficiente e della sua successiva industrializzazione per la produzione di volume.

    Ognuno guarda le cose attraverso la lente deformante di quello che lui è. Io sono un tecnico. Passo le mie giornate ad affrontare problemi tecnici. Mi guadagno da vivere inventando o applicando approcci, procedure e technicalities, formalizzando le implicazioni logistico-gestionali che un problema tecnico complesso comporta… Insomma, è quello spicchio di mondo, ognuno di noi ha il suo, che conosco per esperienza diretta.

    Se chiudo gli occhi quasi le vedo le riunioni, magari fino a tarda notte, un sacco di fumo… Fisici, ingegneri, chimici, esperti di logistica, medici, biologi, rappresentanti delle forze armate. I grafici di trade-off, costi, tempi, benefici, drawbacks. Le bar chart per gli schedule, i break-even, i flussi ingresso uscita. Le vedo così bene da pensare, (certi pensieri a volte ti arrivano all’improvviso silenziosi ed infidi, alle spalle come un amico che ti tradisce, li scacci via subito per il terrore di scoprire qualcosa di indicibile…) che se mi fossi trovato lì avrei potuto tranquillamente dire la mia. Se fossi nato in Germania prima, non tantissimo tempo fa, quelli sarebbero stati i miei colleghi. Di più. Avrei potuto essere uno di loro.

    In fondo la mission era molto chiara, il problema “tecnico” ben delineato. Eliminare uomini massimizzandone il numero, massimizzando il ricavo, minimizzando il tempo. A questo si sono applicate alcune delle più brillanti menti che allora erano in circolazione.

    Mi rendo conto che è forse una prospettiva ben strana, ma quel che ha completamente sconvolto me visitando quel luogo è stato questo: la mirabile industrializzazione del processo. Perché credete, ingegneristicamente parlando lo è: una efficienza prossima al 100%.

    Si… siamo stati capaci di questo.

    Mi piace girare per l’Europa senza dover mostrare il passaporto, con gli euro in tasca, senza dover passare per l’ufficio di cambio. Il rate non è il top rispetto alla lira, ma mi piace lo stesso.

    Due guerre, i campi di concentramento, milioni di morti… Beh, in fondo -vuoto per pieno, con ancora moltissimo da fare- ci hanno consegnato una bella Europa i nostri padri, la generazione che è venuta prima.

    Come se alla nostra capacità di bene sia necessario passare per l’orrore.

    ... ancora un pensiero infido, di quelli che scacci via subito per paura di dove puoi arrivare.... Basta un attimo di distrazione della memoria. Da ora in poi siamo a rischio: la nostra generazione, qui in occidente almeno, non ha vissuto alcun orrore.
    Ultima modifica di Zefiro; 01-27-2010 alle 07:29 PM.

  • #11

  • #12
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    Citazione Originariamente scritto da Zefiro Vedi messaggio
    Grazie per l’apertura di qs thread lillo.

    Voglio contribuire con una esperienza personale, una delle più sconvolgenti, in assoluto di tutta la mia vita. Risale a non molti anni fa. La visita all’attuale Oswiecim, in Polonia, meglio nota come Auschwitz.

    Non è un posto tremendo visto dall’esterno, no. Doppio filo spinato a parte, la cui vista non impressiona molto di più di quella di un normale sito militare sulla Prenestina. Entrando ci si trova in realtà in una specie di comprensorio di edifici e villette in mattoncino grigio e rosso scuro. C’è del verde, leggeri declivi ed amene collinette. Quasi ti chiedi, d’estate, quando fa caldo e si indossano magliette con le maniche corte –puoi vedere le braccia nude delle persone- cosa ci stiano a fare lì quelle persone di una certa età dall’aria triste, qualcuna piange, con il numero tatuato sul braccio. E’ facile individuarle tra la folla dei visitatori: quelli che sono sopravvissuti che tornano nei luoghi dell’orrore, magari con i figli, qualcuno con i nipotini. E’ sempre complicato guardare un vecchio che piange.

    Poi la visita guidata. Spiegano com’è che era organizzato il campo. Le procedure di smistamento dei prigionieri in arrivo, lo stoccaggio dei “materiali”, organici e non, che venivano ricavati. Ci sono stanze con montagne di occhiali –ogni paio di occhiali una persona come noi ci pensate? Erano tantissimi…- altre con enormi ammassi di scarpe, e ancora, di vestiti, di capelli… Ti avvicini alle amene collinette verdi, ci sono delle porte. L’ingresso delle camere a gas. E poi i forni.

    Ti spiegano la massiccia attività di ricerca e sviluppo (investimenti da capogiro) con studi teorici ed attività sperimentali cui si applicarono i migliori chimici del Reich e che portò alla scelta infine del Zyclon B come la soluzione più efficiente e della sua successiva industrializzazione per la produzione di volume.

    Ognuno guarda le cose attraverso la lente deformante di quello che lui è. Io sono un tecnico. Passo le mie giornate ad affrontare problemi tecnici. Mi guadagno da vivere inventando o applicando approcci, procedure e technicalities, formalizzando le implicazioni logistico-gestionali che un problema tecnico complesso comporta… Insomma, è quello spicchio di mondo, ognuno di noi ha il suo, che conosco per esperienza diretta.

    Se chiudo gli occhi quasi le vedo le riunioni, magari fino a tarda notte, un sacco di fumo… Fisici, ingegneri, chimici, esperti di logistica, medici, biologi, rappresentanti delle forze armate. I grafici di trade-off, costi, tempi, benefici, drawbacks. Le bar chart per gli schedule, i break-even, i flussi ingresso uscita. Le vedo così bene da pensare, (certi pensieri a volte ti arrivano all’improvviso silenziosi ed infidi, alle spalle come un amico che ti tradisce, li scacci via subito per il terrore di scoprire qualcosa di indicibile…) che se mi fossi trovato lì avrei potuto tranquillamente dire la mia. Se fossi nato in Germania prima, non tantissimo tempo fa, quelli sarebbero stati i miei colleghi. Di più. Avrei potuto essere uno di loro.

    In fondo la mission era molto chiara, il problema “tecnico” ben delineato. Eliminare uomini massimizzandone il numero, massimizzando il ricavo, minimizzando il tempo. A questo si sono applicate alcune delle più brillanti menti che allora erano in circolazione.

    Mi rendo conto che è forse una prospettiva ben strana, ma quel che ha completamente sconvolto me visitando quel luogo è stato questo: la mirabile industrializzazione del processo. Perché credete, ingegneristicamente parlando lo è: una efficienza prossima al 100%.

    Si… siamo stati capaci di questo.

    Mi piace girare per l’Europa senza dover mostrare il passaporto, con gli euro in tasca, senza dover passare per l’ufficio di cambio. Il rate non è il top rispetto alla lira, ma mi piace lo stesso.

    Due guerre, i campi di concentramento, milioni di morti… Beh, in fondo -vuoto per pieno, con ancora moltissimo da fare- ci hanno consegnato una bella Europa i nostri padri, la generazione che è venuta prima.

    Come se alla nostra capacità di bene sia necessario passare per l’orrore.

    ... ancora un pensiero infido, di quelli che scacci via subito per paura di dove puoi arrivare.... Basta un attimo di distrazione della memoria. Da ora in poi siamo a rischio.

    La nostra generazione, qui in occidente almeno, non ha vissuto alcun orrore.
    Beato te. Io vorrei tanto andarci.

  • #13
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    Voglio anche ricordare le 22.765 persone considerate "Giusti tra le nazioni" che hanno contribuito direttamente alla salvezze degli ebrei durante la shoah, cosa deve avere l'uomo per stare da quella parte e non dalla parte degli aguzzini?
    Tra di loro italiani come Giorgio Perlasca, Angelo Rotta, Carlo Angela, sono circa 500 gli italiani riconosciuti come "Giusti", ma ce ne devono essere di più perchè certe tragedie non si ripetano. la Memoria serve proprio a questo, ad aumentare sempre di più il numero dei Giusti, facendo in modo di essere tra di loro.

  • #14
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    Mi indigna il fatto che ci siano persone che ancora oggi negano che l'olocausto sia mai avvenuto


    Per non dimenticare......


  • #15
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    Non mi vengono delle parole adatte per commentare l'olocausto. E' una cosa troppo crudele, troppo incomprensibile che non ce la si può immaginare nemmeno con tutta la fantasia unita a tutta la spietatezza di questo mondo. Eppure è successa.
    Volevo semplicemente unirmi a voi in questo thread.

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