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Discussione: 4° GdL poetico - Fiore di poesia (1951-1997) di Alda Merini

  1. #121
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    Predefinito S'avessi io

    Se avess'io levità di una fanciulla
    invece di codesto, torturato,
    pesantissimo cuore e conoscessi
    la purezza delle acque come fossi
    entro raccolta in miti-sacrifici,
    spoglierei questa insipida memoria

    per immergermi in te, fatto mio uomo.

    Io ti debbo i racconti piu fruttuosi
    della mia terra che non dà mai spiga
    e ti debbo parole come l'ape
    deve miele al suo fiore. Perchè t'amo
    caro, da sempre, prima dell'inferno
    prima del paradiso, prima ancora
    che io fossi buttata nell'argilla
    del mio pavido corpo.
    Amore mio
    quanto pesante è adducerti il mio carro
    che io guido nel giorno dell'arsura
    alle tue mille bocche di ristoro!



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  • #122
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    Predefinito Io ti ho offerto il mio corpo

    Io ti ho offerto il mio corpo come un moto
    di gioconda tristezza
    come un’acqua serena per andare:
    tu mi hai creduto una rupe divina
    ma non atta a ancorare la radice…

    Io ti ho offerto i miei tralci, la mia voce,
    la mia vite feconda
    ho domandato che tu mi capissi…

    Ma neppure hai cercato di baciarmi
    e mi credi una venere delusa.


    Poesia molto esplicita e diretta, una preghiera all'amato che non l'ama e che è indifferente alle sue offerte. Fa tenerezza Alda che si prostra davanti ad un uomo che la respinge, c'è orgoglio e umiliazione in questa offerta

  • #123
    Motherator
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    Predefinito Nelle fervide unghie del dolore

    Se il dolore m’assale e mi trattiene
    nelle fervide unghie
    e spossata mi sento devastare
    da un orribile passo
    che mi trascina e
    mi rovina al tutto,
    gemo perché son debole, d’argilla
    ma nel premere il labbro già mi cresce
    dentro non so che orgoglio smisurato
    per la morte apparente, di una fibra
    di demonio o di angelo son fatta …

    questo dolore sempre presente, sembra stridere in questa poesia, come un gessetto sopra una lavagna...

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  • #124
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    Predefinito O Signore che vigili sul cuore

    O Signore che vigili sul cuore
    come enorme gabbiano
    e ne carpisci le chimere buie
    Tue magnifiche prede,
    Dio della pace, quanto cibo ormai
    io Ti ho offerto negli anni! Dammi un segno
    di probabile quiete
    sì ch’io possa risplendere da viva!

    O Amore, o Segno, fammi più vicina
    all’equilibrio esatto del mio cuore;
    fa che mi ridivori nel suo centro
    e che sia portatrice del mio nome
    come si regge un fiore sullo stelo!


    E' una preghiera dolorosa e fremente a chi potrebbe fermare il cuore perso sull'orlo del baratro della follia...

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  • #125
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    Predefinito

    Eli, scusa se non commento ma non ce la faccio proprio, però le ultime due poesie mi sono piaciute parecchio e faccio mio questo verso:
    Dio della pace, quanto cibo ormai
    io Ti ho offerto negli anni! Dammi un segno
    di probabile quiete
    sì ch’io possa risplendere da viva!

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  • #126
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    Predefinito La Pietà

    Ora si piega la visione acuta
    delle cose superne
    sopra il linguaggio oscuro di un presente
    pienamente scontato. All'improvviso
    vuoto è fatto nel grembo già maturo
    di letizia inumana. In un profluvio
    d'ipotetico pianto si insapora,
    velame spento di una forza antica
    poggiata sopra il fremito più basso
    d'un fuoco, in forza del divino, vivo.
    E così Morte inizia la sua insidia
    con un violento grido circolare.


    Che poesia stupenda! Umano e divino che si incontrano, morte e nascita in contrapposizione nel dolore più grande che possa esistere, quello di una madre che perde il figlio cui ha dato la vita.

  • #127
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    Predefinito La Sibilla Cumana

    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Ho veduto virgulti
    spegnersi a un sommo d’intima dolcezza
    quasi per ridondanza di messaggi
    e disciogliersi labbra
    a lungo stemperate nella voce,
    nell’urlo, quasi, della propria vita;
    vuota di sé ho scrutata la pupilla,
    impoverito il trepido magnete
    che attirava in delirio le figure.
    Così, sopra una forma già distesa
    nel certo abbraccio dell’intuizione,
    crolla la lenta pausa finale
    che intossica di morte l’avventura.

    24 novembre 1951

    So che probabilmente non era nelle intenzioni della poetessa ma quei giovani virgulti mi ricordano gli adolescenti di adesso e la ridondanza di messaggi l'abitudine tutta moderna di messaggiare continuamente con lo smartphone tanto da rendere ​vuota di sé la pupilla.
    La bellezza di queste poesie per me è¨ nei singoli versi che riescono a passare un messaggio, una sensazione forte, anche quando il senso globale della poesia ci resta un po' oscuro, come in questo caso dove ci vorrebbe veramente l'oracolo per capire...
    Ultima modifica di elisa; 02-16-2019 alle 04:47 PM. Motivo: edit caratteri

  • #128
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    Predefinito Giovanni Evangelista

    Quando la giovinezza si fa buia
    prima che sopravvenga a dominare
    la luce dell'ascolto,
    ogni parte di me si fa tensione
    e le mani scrittura misurata.

    S'apre la vaga ellissi del volume,
    sopra cui la cadenza si fa scure
    che trapassa nel vivo la materia.

    Ed io incido col soffio del respiro
    mentre la morte s'alza in me supina
    per un connubio acceso di sospetti.


    Non sono molto ferrata negli argomenti religiosi quindi non ho subito inteso il motivo per cui questa poesia sia intitolata Giovanni Evangelista. Alla fine ho dedotto abbia a che vedere con la rivelazione dell'Apocalisse.

  • #129
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    Predefinito Come posso perciò trasfigurare

    Come posso perciò trasfigurare
    il mio volto di donna
    se una mano carnale mi blandisce
    nella notte e nel giorno
    e mi umilia di inutili accensioni?

    Se non vuoi che mi immerga dentro un fango
    di realtà fatta più strenua luce,
    Dio della forza gettami nel grembo
    oro e staffili per le mie preghiere...

    In penitenza vivo divorata
    da una magica febbre
    ma Tu solo sai
    come viva santamente il vate.

    Dentro la Tua pietà rendimi una,
    perché è a Te che io tendo dalla vita
    prima che conoscessi questi inferni.

    L'inizio è un po' goffo con quel perciò che stona al mio orecchio e ripeto il verso come per convincermene che si abbina al sofisticato "trasfigurare". E questa poesia è tutta un saliscendi tra sacro e profano.

  • #130
    Motherator
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    Predefinito Ho avuto un grande desiderio e strano

    Ho avuto un grande desiderio e strano
    di velenose foglie per saggiarvi
    dentro la morte come fosse raggio
    da pulire i miei giorni ed ho sperato
    che chiudendole dentro la mia bocca
    io chetassi il mio strazio innamorato.
    Ma poi ho visto il mio orrore come denso
    colorito sollievo, come perla
    dura, rapita da ingemmarti il passo.
    E continuo a pensartene in dovizia
    di fortissimo amore perché tutto
    ripassando il tuo giorno ti scampassi
    dalla tristezza che su me è infinita.


    Leggendo questa poesia che parla di morte che quieta la passione straziante mi è venuta in mente Virginia Woolf

  • #131
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    Predefinito Visito spesso in te

    Visito spesso in te la mia dimora
    che mi parrebbe un tempio se non fosse
    per due dritte colonne che la regge
    all'esterno siccome un trionfale
    tronco di albero antico ove si posi
    la finzione dell'Eden accanita.
    Per aspetto
    vi si potrebbe chiudere il serpente
    alle sue spire come il secolare
    e veloce mio attacco.
    Ma tu vivi difeso dalla grazia
    mentre io brucio di senso
    proprio alle spoglie della mia malia
    ed anche a me tu rappresenti l'Angelo
    quando reprimi nel tuo velo azzurro
    dei bellissimi occhi
    questo colore amaro di emozione.


    C'è una fatalità tragica in questa poesia sui destini di questa coppia, lei che brucia di passione folle, lui invece puro di misticismo. Come sempre la contrapposizione che finirà per spezzare l'equilibrio di Alda

  • #132
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    Predefinito Ti ho detto addio

    Ti ho detto addio dopo che ho spesa tutta
    l’amarezza dal grembo e l’ho posata
    presso di te come una voce strana.
    Comprendo adesso che io sono un’ombra
    oltraggiosa magnifica pensosa
    e che tu rarefai le mie pienezze
    come si sfa la terra per rubarvi
    il fortissimo seme della vita.
    Tu mi hai tutta predata vorticoso
    come un vento selvaggio ma di questi
    assai meno pietoso e musicale.
    Perciò io ti riguardo che ti assenti
    mentre anch’io mi dilungo abbandonata
    presso la mia mortale era di pace.


    Qui ci sono tutti gli addii che ogni donna ha dato ogni volta che si è sentita svuotare, predare, dilapidare. Gli addii più fruttuosi anche se più dolorosi perché dati per amore di se stesse e non in odio all'altro.

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  • #133
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    Predefinito Di Vanni Scheiwiller

    Io su te non ho un nome ma rammento
    di dirti prima, anzi che ti giunga
    nuova voce dall'alto
    questa follia che non dà destino.
    come quieta fontana o soleggiato
    pesce scherzoso avvolto ad una spina
    come il prisma del grano che profonda
    la sua attesa nel sole
    prima di denudarla dentro il pane
    così sei, religioso per tua sorte
    dacché cali i tuoi spiriti pensosi
    sopra le immonde piazze dei poeti.
    So per me stessa tutta la visione
    del tuo canto patito come neve
    che ti preme d'amore alle ginocchia.
    Con te unita, soffrente di una voce
    di verissimo stacco, ho vigilato
    presso l'albero alto
    che rammemora Dio, gli Angeli, i foschi
    dèmoni della nostra poesia.

  • #134
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    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Io su te non ho un nome ma rammento
    di dirti prima, anzi che ti giunga
    nuova voce dall'alto
    questa follia che non dà destino.
    come quieta fontana o soleggiato
    pesce scherzoso avvolto ad una spina
    come il prisma del grano che profonda
    la sua attesa nel sole
    prima di denudarla dentro il pane
    così sei, religioso per tua sorte
    dacché cali i tuoi spiriti pensosi
    sopra le immonde piazze dei poeti.
    So per me stessa tutta la visione
    del tuo canto patito come neve
    che ti preme d'amore alle ginocchia.
    Con te unita, soffrente di una voce
    di verissimo stacco, ho vigilato
    presso l'albero alto
    che rammemora Dio, gli Angeli, i foschi
    dèmoni della nostra poesia.
    Questa è l'ultima poesia inserita nella raccolta del 1961, Tu sei Pietro, e proprio Vanni Scheiwiller era l'editore, c
    dovremo aspettare fino al 1984 altre sue poesie, con la raccolta La Terra santa. Sembra una specie di lascito all'amico, una confessione, un testamento. Dove ancora si uniscono tutti i temi della poetessa, che sembrano incombere sempre più minacciosi nella sua mente.

  • #135
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    Predefinito La Terra Santa (1984)

    di questa raccolta fanno parte le seguenti poesie


    • Manicomio è parola assai più grande
    • Il manicomio è una grande cassa di risonanza
    • Al cancello si aggrumano le vittime
    • Pensiero, io non ho più parole.
    • Un'armonia mi suona nelle vene,
    • Affori, paese lontano
    • Vicino al Giordano
    • Il dottore agguerrito nella notte
    • Gli inguini sono la forza dell'anima,
    • Io ero un uccello
    • Sono caduta in un profondo tranello
    • Io ho scritto per te ardue sentenze,
    • il nostro trionfo
    • Le più belle poesie
    • Quietati erba dolce
    • Forse bisogna essere morsi
    • Quando sono entrata
    • Tangenziale dell'ovest
    • La luna s'apre nei giardini del manicomio,
    • Laggiù dove morivano i dannati
    • Le parole di Aronne
    • Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
    • Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
    • La Terra Santa
    • Le dune del canto si sono chiuse,
    • Rivolta
    • Toeletta
    • Corpo, ludibrio grigio
    • I versi sono polvere chiusa
    • Tu eri la verità, il mio confine,
    • Abbiamo le nostri notti insonni...
    • Ieri ho sofferto il dolore,
    • Ancora un mattino senza colore
    • Ah se almeno potessi,
    • La pelle nuda fremente,
    • Il mio primo trasfugamento di madre

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