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Discussione: XCIV GdL - Il segreto dell'uomo solitario di Grazia Deledda

  1. #31
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    Godibilissimo, letto d'un fiato, eccellente il modo di scrivere di Grazia Deledda. Leggendolo, si vedono le scene, le immagini, come un film. Cristiano appare inizialmente appagato dalla sua vita solitaria, dalla sua fuga dal mondo, il mondo Ŕ la sua casa, nella sua solitudine vive bene, nessuno gli crea problemi e non gli manca nulla, ha pure Ghiana, che nulla chiede.
    L'arrivo di Sarina inizialmente lo disturba, poi diventa una luce che gli fa riaffiorare sentimenti che non provava pi¨ da anni, risvegliandolo e facendogli sentire i limiti della sua vita solitaria. C'Ŕ analogia tra il marito di Sarina e Cristiano, entrambi si sono allontanati dal mondo e dalla vita, e la malattia porterÓ il primo alla morte fisica, mentre Cristiano Ŕ vicino alla morte morale.
    L'ambientazione fisica e temporale non Ŕ ben definita, probabilmente Ŕ prima della guerra, in quanto si teme la partenza degli uomini, e il luogo Ŕ un non-luogo, una brughiera, con il mare vicino.
    Pubblicato nel 1921, le figure femminili sono funzionali ai bisogni: cosý Ghiana appaga il suo bisogno carnale, quando il suo bisogno di vita aumenta, Cristiano si appoggia a Sarina ed entrambi, dopo aver rinunciato alla felicitÓ, tornano a sperare.
    Sarina rappresenta la figura votata al sacrificio, nell'estrema cura del marito malato e poi con l'incontro con Cristiano, malato nell'animo, da cui per˛ fugge via, per salvare se stessa.

    "Poi, un giorno, passato il primo impeto di dolore e di sdegno, and˛ in cerca del suo bambino."

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  • #32
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    ho trovato un finale di una modernitÓ sconcertante, un inno alla paternitÓ.

  • The Following 2 Users Say Thank You to elisa For This Useful Post:


  • #33
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    Mi dispiace non sono riuscita a commentare insieme a voi, ma il libro l'ho letto e ho messo il commento in pb

  • #34
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    Anch'io l'ho finito, nonostante sia un libro breve che pensavo di leggere in poche ore ne ho talmente apprezzato la prosa da leggerlo con estrema lentezza, complice anche i ritmi un po' folli di questo mese ci ho messo diversi giorni! Non avevo mai letto nulla della Deledda, ho amato fin da subito il suo modo di scrivere, Ŕ come una poesia in forma di romanzo, le allegorie che usa, le descrizioni cosý essenziali e perfette del modo in cui si dispiegano i sentimenti e le fantasie potrebbero rendere il libro un'unica citazione gigante! Se penso che il libro Ŕ stato scritto quasi un secolo fa fatico a capacitarmene...corro a commentare nel thread del libro!

  • The Following 3 Users Say Thank You to Leeren For This Useful Post:


  • #35
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    Predefinito Finito

    Scusate ho latitato un po', in realt├* ho finito il libro un paio di settimane.
    Confermo le impressioni che sono gi├* state espresse.
    Mi sono goduta moltissimo questa lettura, questa era la prosa poetica che ho incontrato in altri libri della Deledda e che l'hanno resa una scrittrice da Nobel.
    Come molti hanno gi├* avuto modo di dire, il libro ├Ę di una modernit├* incredibile, i personaggi, la loro caratterizzazione, e l'ambiente attorno a loro, proietta la loro storia oltre il tempo.
    Le ultime pagine, dalla rivelazione del segreto di questo uomo solitario, l'ho sentite forse un po' "sgranate" come se la compattezza della narrazione fosse un po' persa nell'urgenza di arrivare all'epilogo. Ho ammirato per├▓ la capacit├* dell'autrice di tenere elevato per tutto il libro la tensione, prima nell'attesa della rivelazione di questo segreto, poi in quella di vedere se Sarina riuscir├* o no a rimanere accanto all'uomo che ama.
    Bellissima la pagina finale, la descrizione della casetta ormai chiusa, senza pi├╣ fumo nel comignolo; quella casetta che in tutto il libro in pi├╣ momenti ha rispecchiato l'umore di chi ci viveva e di chi ci arrivava carico di aspettative, paure, delusioni e che adesso, desolata rispecchia la tristezza della condanna alla solitudine.
    Ma ecco nel finale un barlume di speranza; un finale che non ├Ę precipitoso come potrebbe sembrare ad una lettura superficiale. Infatti nella frase: "un giorno, passato il primo impeto del dolore" percepiamo i giorni di sconforto e angoscia di Cristiano dopo l'abbandono di Sarina, l'elaborazione adulta di questo abbandono, fino al riscatto: "and├▓ in cerca del suo bambino".
    La Deledda sembra quasi volerci dire che l'uomo non si pu├▓ condannare alla solitudine, che qualunque sia lo stato del suo animo, qualunque siano le sue ferite, sempre si metter├* alla ricerca di una relazione, nel bisogno di continuo di amare e essere amato.

    Francesca

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