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Discussione: XCVI GdL - L'opera al nero di Marguerite Yourcenar

  1. #16
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    Mi ritrovo in tutto quello che hai detto, francesca. L'unica cosa che posso aggiungere è che per quanto riguarda Colas Gheel, credo che Zenone gli si scagli contro perché non riesce ad apprezzare il progresso. Infatti dice:

    "Ti credevo un uomo, Colas, e scopro che sei cieco come una talpa! Bruti tutti quanti che non avreste né fuoco né candela, né un mestolo se qualcuno non ci avesse pensato per voi; una bobina vi farebbe paura a ve la mostrassero la prima volta! Tornate nei vostri dormitori a marcire in cinque o in sei sotto la stessa coperta, e poi crepate sulle spighette e sui velluti di lana come han fatto i vostri padri!".

    Questa reazione così violenta però sembra anche a me troppo eccessiva, più che altro perché la figura di Zenone non è molto approfondita da farci capire a fondo i suoi pensieri e le sue evoluzioni. Ma questo aspetto mi è sembra una caratteristica generale del romanzo.

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  • #17
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    Concordo con la risposta di Trillo, anche io ho inteso così.
    Sul progresso ci sarebbe tanto da discutere... È di certo un bene, però forse non completamente in tutti i campi, perché se da un lato ha alleggerito il lavoro umano, d'altronde è pure vero che in parte l'ha diminuito facendo perdere diversi posti di lavoro nel tempo. La produzione con le macchine è maggiore ma a discapito delle persone che a volte non servono più e quindi vengono licenziate.

  • #18
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    Donna Margherita invece ora non la rammento... Vado a ricercarla
    Edit : trovata, da me è Madama Margherita... Se ho riletto bene (l'ho fatto in fretta) sarebbe la reggente dei Paesi Bassi che viene ospitata da Henri-Juste, (il padre di Henri-Max) che aspetta un altro figlio, Philibert, ed è proprio Margherita a consigliargli questo nome visto che era quello del suo defunto marito. In pratica serve solo per questo .

  • #19
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    Comunque credo che questo libro, aldilà della sua trama confusa e piuttosto impegnativa, ci farà fare diverse riflessioni e discussioni e poi mi sono resa conto che alla fine l'ho capito molto più di quanto credessi, infatti poco fa ho fatto una specie di riassunto al mio compagno (lo faccio spesso, lui non è un lettore ma gli piace conoscere le storie che leggo; invece io, pur amando i film, a volte non ho voglia o tempo di vederli e me li faccio raccontare da lui) e sono riuscita a mettere insieme parecchie parti che credevo di aver già dimenticato .

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  • #20
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    Predefinito pagina 90

    a me piace proprio questo aspetto scordinato, come di fatto è la vita e la storia percepita nel momento in cui la vivi. C'è la peste e questo ci permette di ritrovare il vecchio Zenone, che fino a poco prima era giovane, però non ho verificato gli anni che sono passati.

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  • #21
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    Intanto mi sono riletta il primo capitolo, che alla prima lettura è stato un trauma perché non mi ci raccapezzavo per niente, e mi sembrava di essere stata catapultata improvvisamente in una terra straniera in mezzo a gente che non conoscevo.
    Dopo i primi capitoli, la rilettura del primo mi ha aiutato a capire meglio tutto, mi è sembrata una sorta di riassunto di quello che ho letto finora e mi ha ridato il filo.
    Vado comunque avanti fiduciosa, perché non mi spaventa certo questo senso di smarrimento, anzi....
    l'unica cosa che non mi piace quando leggo è non riuscire a sentire vivi, reali i personaggi: per ora ho un po' questa sensazione, ma sono pronta a ricredermi!

    Francesca

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  • #22
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    Grazie a tutti per i vostri commenti, mi stanno aiutando a vedere le cose da un'ottica diversa e a poter apprezzare di più questo romanzo.

    Mettendo insieme i vostri pensieri, sto cominciando a pensare che l'intento dell'autrice sia stato proprio quello di realizzare il ritratto di un'epoca cercando di trasmetterci quel particolare clima che si viveva in quel tempo.

    Sul suggerimento di francesca sono andato anch'io a rileggere il primo capitolo, in cui effettivamente si ritrovano alcuni elementi che vengono dopo, diventando quindi più chiaro ad una seconda lettura.

    Credo che ci sia un elemento fondamentale in questo primo capitolo, e più precisamente alla fine. Zenone è diretto verso se stesso. E perché cerca se stesso? Perché quella che vive è un'epoca di smarrimento, fatta di guerre, di dispute religiose, di peste, dei primi progressi tecnologici, di oscurantismo e tanto altro. E forse lo scopo dell'autrice è proprio quello di far provare a noi lettori quello stesso senso di smarrimento e disorientamento che prova Zenone di fronte a tutto questo, essendo lui troppo "avanti" per quell'epoca. In quest'ottica la Yourcenar riesce bene nel suo intento, proiettandoci bruscamente in quel vortice di avvenimenti che stanno sconvolgendo l'ordine delle cose in quel periodo post medioevale.

    Anche il fatto di non farci vivere Zenone in prima persona, ma di farcelo perdere per strada per poi ritrovarlo dopo tanto tempo e tanti avvenimenti potrebbe voler simboleggiare proprio quel suo perdersi ma allo stesso tempo la sua ostinata e mai rassegnata ricerca di sé in quel mare di ostacoli culturali e storico-sociali che si ritrova a dover affrontare.

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  • #23
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    Intanto, io che ero la reginetta delle citazioni, ne posto un paio, giusto per non perdere la corona :

    Ma nessuno è tanto folle da non avere momenti di saggezza.

    I polmoni erano il mantice che ravviva la brave, la verga un'arma da lancio, il sangue nei meandri del corpo l'acqua dei rivoli in un giardino d'Oriente, il cuore, secondo che si adatti una teoria anziché l'altra, la pompa o il braciere, il cervello l'alambicco ove si distilla un'anima...


    Era di quelli che preferiscono, il loro destino, riceverlo dall'esterno, vuoi per orgoglio, poiché trovano bello che il cielo stesso si occupi della loro sorte, vuoi per indolenza, per non dover rispondere né del bene né del male che portava in sé.

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  • #24
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    Ieri i commenti di Trillo e Minerva mi hanno dato la chiave di lettura giusta ... Zenone non c'è mai perché... non deve esserci!
    Il filo che raccoglie colori e forme che danno vita al patchwork, rimane invisibile, no?
    Anche io sono riuscita, finalmente, a vedere l'insieme: non questo o quel personaggio, perché tutti entrano ed escono, ci mostrano un tratto, un dettaglio, e poi vengono abbandonati. È l'epoca, con l'immenso smarrimento che ha portato cone sé, ad essere protagonista, filo conduttore, occasione e fine del racconto. E mi sta piacendo immensamente.
    Sono anche fortunata perché ques'epoca, con le sue lotte e contraddizioni, la conosco piuttosto bene, anche se non nei dettagli. Ci ho messo un po', ma adesso il libro mi ha totalmente conquistata.

    Sono, come sempre, l'ultima: sono solo a pagina 90

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  • #25
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    Io ieri ho finito la prima parte. Aspetto voi per iniziare la seconda anche perché oggi non ho la testa per leggere causa problemi imprevisti di salute in famiglia . Spero si risolvano presto altrimenti resterò io indietro , se sono troppo in ansia faccio difficoltà a concentrarmi nella lettura.

  • #26
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    Sono a pag. 140
    Stamattina, mentre mi perdevo, affascinata, nei meandri della mente di Zenone, mi sono chiesta se questo libro non ci stia proponendo un'indagine introspettiva nell'essere umano. Forse non stiamo solo esplorando un'epoca, quella del XVI secolo, ma stiamo contemplando, nello scorrere delle pagine, la donna compiacente, il soldato, l'uomo d'affari, il mistico, il cortigiano, l'opportunista, lo scienziato che è in ciascuno di noi. Non so, ci pensavo

  • #27
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    Anch'io sono nel capitolo "L'abisso". Zenone sta ritornando al centro dell'attenzione, e siamo effettivamente condotti nei meandri della sua mente, fra le sue profonde riflessioni che si intrecciano con gli innumerevoli ricordi delle sue variegate esperienze. Al momento però non mi sento di generalizzare questo aspetto introspettivo all'essere umano nelle sue diverse espressioni. In ogni caso penso sia una sensazione soggettiva, ma comunque proverò a vedere se la tua osservazione può condurmi verso un'interpretazione diversa da come la vedo ora.

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  • #28
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    Cerco di proseguire anche io, però sono appena all'inizio de L'abisso.
    In effetti Spilla non ha tutti i torti, indubbiamente non c'è solo l'aspetto puramente storico in risalto ma una varietà di persone con i loro mestieri, le loro capacità, i loro pensieri, i loro vizi, le loro paure... è però questo succedersi ininterrotto di troppi personaggi uno dietro all'altro che alla fine non vengono mai approfonditi più di tanto che a me ancora non convince .
    Ad esempio mi sarebbe piaciuto ritrovare ancora Martha, la sorellastra di Zenon, invece non se ne è più parlato, dopo aver sposato il cugino il suo ruolo di donna è stato relegato a quello di moglie e probabilmente anche di madre, mentre io mi ero immaginata per lei una storia da coprotagonista in ambito religioso o comunque sociale.

  • #29
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    Io ho proprio l'impressione che il libro non voglia farci identificare con UN personaggio. Ce ne offre parecchi, un po' per descrivere , attraverso i diversi ruoli, un'epoca; un po' perché ognuno di questi "caratteri" forma la tessera di un puzzle. Penso che per scorgere la figura intera dovremo arrivare alla fine del libro

  • #30
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    Ho appena finito il capitolo sulla sorte di Enrico-Massimiliano.
    Mi piacciono moltissimo tutti i vostri commenti che mi aiutano a vedere la lettura sotto punti di vista diversi e mi aiutano anche ad affrontarla meglio.
    Interessante questa interpretazione che molti di voi hanno condiviso, cioè che i veri protagonisti del libro siano da un lato un'epoca inquietissima, oscurata da guerre e pestilenze, da fanatismi e miseria, in cui a fatica si fa strada un barlume di razionalità e ragione, dall'altro l'animo umano in tutte le sue declinazioni, rappresentato dai tantissimi personaggi che si succedono capitolo dopo capitolo, e che racchiudono in sé le diverse sfaccettature dell'umanità, una specie di campionario umano, una "commedia umana" racchiusa in un solo libro.
    Ho iniziato a orientarmi nell'epoca dal capitolo "La morte a Munster" perché avevo letto la vicenda degli anabattisti a Munster in Q di Luther Blisset e questo mi ha aiutato a focalizzarmi sull'epoca in cui si svolgono le vicende mentre all'inizio mi risultava abbastanza confusa.
    Però continuo ad avere la stessa sensazione di Minerva, di un succedersi continuo di personaggi mai veramente approfonditi, che mi impedisce di immedesimarmi davvero nella lettura.
    Zenone poi è sfuggente come un'ombra.
    Lo ritroviamo nel capitolo Conversazioni ad Innsbruck, e in poche pagine vengono condensati anni di viaggi, di studi che lo hanno portato a diventare quello che è, ma il suo personaggio risulta così poco convincente.
    Così come Enrico-Massimiliano: in un capitoletto viene raccontata la sua vicenda, dopo poche pagine morto, liquidato, come Hizolde, Adriansen, Benedetta e già diversi personaggi.
    Per ora tutti i personaggi sembrano personaggi minori, il protagonista appare e scompare in controluce, ogni tanto si sofferma un po' di più per sparire nuovamente senza che sia chiaro da dove venga e dove sia nuovamente diretto…
    Forse è proprio questa la bellezza del libro, come hanno notato alcuni di voi. Ma non so, non sono ancora completamente convinta perché non sono ancora completamente presa dalla narrazione.

    Francesca

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