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Discussione: 244° MG - Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino

  1. #16
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    Fantastico miscuglio di ironia e cinismo lo spettacolo organizzato dal Gran Magro in cui il nostro protagonista vede per la prima volta Marta definita poi, dopo le commissionate indagini, "doppiamente intoccabile".

    Hai notato Elisa come il Gran Magro viene identificato come un "secondo Cottard" con riferimento a Proust? Il nostro Marcel ritorna sempre a farci visita...


    E' comunque la morte la protagonista di tutte le pagine:
    L'attesa della morte è una noia come un'altra e che si nutre di pompe assai più della morte stessa.

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  • #17
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    sì velvet, credo che Bufalino debba molto a Proust, anche per la ricerca stilistica. La scrittura viene definita barocca e in effetti è molto ricca e suggestiva, ma non appesantisce secondo me la lettura, anzi la rende ancor più affascinante. Tantissime le citazioni che sarebbero da segnalare. Una su tutte:

    Oh sì, furono giorni infelici, i più felici della mia vita.

  • The Following User Says Thank You to elisa For This Useful Post:


  • #18
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    sì velvet, credo che Bufalino debba molto a Proust, anche per la ricerca stilistica. La scrittura viene definita barocca e in effetti è molto ricca e suggestiva, ma non appesantisce secondo me la lettura, anzi la rende ancor più affascinante. Tantissime le citazioni che sarebbero da segnalare. Una su tutte:

    Oh sì, furono giorni infelici, i più felici della mia vita.
    Sono d'accordo. Le prime pagine le ho dovute rileggere per addentrarmi bene in questa scrittura e per concentrarmi sul significato. Poi da lì in poi ho tovato questo linguaggio barocco e ricercato molto piacevole.

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  • #19
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    E' un romanzo che è tutta una citazione, questa è bellissima, ad esempio quel "detumefarsi" mette i brividi di piacere in un lettore come me alla ricerca dell'emozione della parola, ma anche "il tozzo polpastrello del sonno" mi ha colpito e non me lo tolgo dalla mente come immagine:

    "Fermati," gridavo "madre mia, ragazza, colomba", mentre sentivo il tozzo polpastrello del sonno che mi suggellava le palpebre bruscamente detumefarsi, dissiparsi in bolla di schiuma, in vischioso collirio di luce. Soltanto in quell'istante, riaprendo gli occhi, capivo d'avere ancora una volta dimenticato, o sbagliato apposta, la parola d'ordine che mi serviva.

  • #20
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    Predefinito Capitolo VIII

    Il racconto in questo capitolo del ritorno al suo paese è stato uno dei punti più belli finora a parer mio, rende perfettamente e con la consueta eleganza la sensazione di sentirsi estraneo a casa propria, non ritrovare più quello che si è lasciato pur essendo tutto uguale.

    Mille e mille ricordi mi facevano la posta in veste di mendicanti o sicari, non c'era verso di liberarsene.

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  • #21
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    Non sono ancora arrivata dove sei arrivata tu velvet, ma mi lascio cullare dalla bellezza delle parole e delle immagini da loro evocate...

    Qualunque cosa faccia, dovunque vada, un pensiero mi conforta: sono un uomo involontario, dunque sono un uomo innocente.

    È nella notte del tuo cuore che devi perderti, se vuoi ritrovare la luce.

  • #22
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    magistrale secondo me come l'autore con pochissime parole riesce a descrivere la consumazione del rapporto tra il protagonista e Marta.

  • #23
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    sono al capitolo XIII e anche se la lettura non è pesante procede lentamente per la densità della stessa che non permette molta rapidità.

    tu velvet a che capitolo sei?

  • #24
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    Io sono all'inizio del nove. In questi giorni troppo pieni non sono riuscita a procedere.
    Spero di rifarmi, anche se come sottolineavi tu questa è una lettura che deve scorrere lenta per essere apprezzata.

  • #25
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    La storia d'amore con Marta prosegue, con la spada di Damocle della morte sulla testa e soprattutto con la consapevolezza che il loro rubare la vita in alberghi a ore può essere motivo di contagio per altri. Straziante.

  • #26
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    Finito. Tornerò per il commento. Posso intanto dire che è veramente una bella lettura.

  • #27
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    Romanzo complesso e di grande fascino perché tratta argomenti molto difficili quali la morte e la malattia. Il protagonista, l'io narrante, è lo scrittore, e proprio per questa adesione alla realtà il romanzo prende una piega quasi magica. la realtà e la fantasia come si compenetrano tra di loro in questa autobiografia che appare quasi sospesa in un mondo irreale? Bellissimo il linguaggio, a volte lineare e scarno ma molto più spesso barocco, ricercato, pregno di sostanza. Bello comunque come lo può essere il romanzo di un periodo di vita intenso e determinante per ognuno di noi.

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