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Discussione: 48° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #16
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    Ecco la prossima poesia


    Gli altri sono troppi, per me.
    Ho un cuore eremita.
    Sono impastata di silenzio e di vento.
    Sono antica.
    Mi pento ogni volta che vado
    lontano dal mio stare lento
    nelle velocità della sera,
    nelle auto schizzate di pianto.
    Col loro buio abitacolo.
    E se sfreccio a volte
    sulla modesta moto, è per cantare
    a gola stesa l’ultimo del paradiso
    fare il mio guizzo pericoloso
    con tutto quel vento nel petto
    seminare parole beate
    nel panorama nervoso.

    Mariangela Gualtieri

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  • #17
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Ecco la prossima poesia


    Gli altri sono troppi, per me.
    Ho un cuore eremita.
    Sono impastata di silenzio e di vento.
    Sono antica.
    Mi pento ogni volta che vado
    lontano dal mio stare lento
    nelle velocità della sera,
    nelle auto schizzate di pianto.
    Col loro buio abitacolo.
    E se sfreccio a volte
    sulla modesta moto, è per cantare
    a gola stesa l’ultimo del paradiso
    fare il mio guizzo pericoloso
    con tutto quel vento nel petto
    seminare parole beate
    nel panorama nervoso.

    Mariangela Gualtieri

    La poetessa esprime il disagio di chi vive in questo mondo rumoroso, frettoloso, stressato, sentendosi fuori posto, "antica". Il frastuono e la fretta, i social e i cellulari, impediscono l'ascolto interiore e il dialogo intimo della persona con se stessa. L'intromissione eccessiva del mondo toglie spazio all'interiorità, cercando di tenere il passo con la vita frenetica, veloce e stressante di oggi si perdono parti importante di sè.

    Copio le sue parole:

    "L’assillo dei telefoni cellulari, ad esempio, questo canale continuamente aperto con tutto il folto gruppo di persone che costituiscono per ciascuno il proprio mondo; ecco, questa possibilità che in qualunque istante qualcuno possa intromettersi fra me e me, fra me e la mia preghiera, fra me e il mio ascolto, fra me e la mia demenza perseguita, o fra me e la mia più brillante follia, fra me e il mio abbandono… Come si può servire un’arte, una vocazione, lasciando la porta aperta a qualunque intromissione? C’è una troppo fitta rete di frequentazione fra umani e questo indebolisce la salutare, vitale relazione di ciascuno col proprio sé e col proprio silenzio.

    Senza silenzio, io credo, non si arriva alla sala del trono. Senza silenzio non ci vengono riempite le mani di doni. E il silenzio è uno degli elementi naturali, il quinto, secondo me: acqua aria fuoco terra e silenzio. Soprattutto mi preoccupa negli adolescenti questo diminuito dialogo di ognuno con se stesso, sempre impedito appunto dalle varie fascinazioni tecnologiche.

    Da ultimo vorrei ricordare che la poesia ha proprio questa peculiarità: è parola che tiene con sé il silenzio, parola che ha al proprio centro il silenzio, a differenza della narrativa che pone al centro la parola stessa. Credo che ogni poeta sia esperto di silenzio."

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  • #18
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    Questa poesia mostra il silenzio e la solitudine come qualcosa di suggestivo, qualcosa non da evitare ma da perseguire, e non li associa ai pensieri negativi, tutt'altro.
    Mi piace "sentire" la poetessa ribadire con orgoglio il suo cuore eremita e sentirla dire che "gli altri sono troppi". Mi ci ritrovo.

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  • #19
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    Inserisco la prossima poesia

    AURIGA


    Nella mia caccia al sole, ho già superato

    i cinquant'anni, sempre fanciullo. Mi vergogno

    ad accorciare il passo. La mia mano tesa

    corre, spicca il volo, si libra, scende

    ad afferrare la luce. Cerco di fare in tempo

    a diventare l'auriga di questa luce

    sul mondo.

    Nikiforos Vrettakos
    (da Paralipomeni)

  • #20
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    Non ho chiaro il significato del termine "auriga" in questo contesto. Mi sembra che la poesia parli di qualcuno che, malgrado la veneranda età, si sente ancora addosso uno spirito fanciullesco e tanta voglia di andare avanti veloce, di non fermarsi. Trasmette vitalità. Anche se dai, mica tanto veneranda, 50 anni che vuoi che siano

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  • #21
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    Questa è la prossima poesia

    Lascia che passino questi giorni,
    lascia che passino questi anni,
    e intanto
    godi il regalo della luce
    del cielo di dicembre,
    tanto discreta
    che è quasi solo trasparenza,
    non dà fastidio ed è bellissima.

    Ángel González

  • #22
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Non ho chiaro il significato del termine "auriga" in questo contesto. Mi sembra che la poesia parli di qualcuno che, malgrado la veneranda età, si sente ancora addosso uno spirito fanciullesco e tanta voglia di andare avanti veloce, di non fermarsi. Trasmette vitalità. Anche se dai, mica tanto veneranda, 50 anni che vuoi che siano
    Forse auriga nel senso di chi conduce. Quindi non una persona che si lascia vivere, ma un condottiero che dirige la sua vita verso la luce con il piglio della giovinezza.
    Ultima modifica di qweedy; 02-10-2020 alle 11:04 PM.

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  • #23
    d'ya think i'm stupid?
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    ciao, passavo di qui
    e mi è presa una certa nostalgia...
    vogliate accettare la mia proposta:

    PAROLE

    "nontiscordardime"
    che vuoi che sia...
    in fondo è solamente
    il nome d'arte di un piccolo fiore complessato

    "nontiscordardime"
    che vuoi che sia...
    in fondo è solamente
    una gettonata parola a effetto dei poeti

    "nontiscordardime"
    che vuoi che sia...
    in fondo è solamente
    una tra le più patetiche umane illusioni

    "nontiscordardime"
    che vuoi che sia...
    in fondo è solamente
    un'ultima vana preghiera accorata

    "nontiscordardime"
    che vuoi che sia...
    in fondo è solamente
    un epitaffio sbiadito sulla mia lapide fatiscente

    Hot

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  • #24
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    Lascia che passino questi giorni,
    lascia che passino questi anni,
    e intanto
    godi il regalo della luce
    del cielo di dicembre,
    tanto discreta
    che è quasi solo trasparenza,
    non dà fastidio ed è bellissima.

    Ángel González

    Bella, apparentemente semplice. Sembra un invito a vivere con serenità gli anni dell'anzianità, a goderne la bellezza discreta e la saggezza conseguente all'età.

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  • #25
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    Prossima poesia

    Un giorno vestito a lutto cade dalle campane,
    come un trepido tessuto vagamente di vedova,
    è un colore, un sonno
    di ciliegie affondate nella terra,
    è uno strascico di fumo che giunge senza tregua
    a mutare il colore dell'acqua e dei baci.

    Non so se mi capite: quando dall'alto
    si avvicina la notte, quando il solitario poeta
    ode alla finestra correre il corsiero dell'autunno
    e le foglie della paura calpestata crepitano nelle sue arterie,
    c'è qualcosa nel cielo, grosso come una lingua
    di bue, qualcosa nel dubbio del cielo e dell'aria.

    Tornano le cose al loro posto,
    l'avvocato inevitabile, le mani, l'olio
    le bottiglie,
    tutti gli indizi della vita: i letti,
    soprattutto,
    sono pieni di un liquido cruento,
    la gente affida i segreti a loschi orecchi,
    gli assassini scendono scale,
    ma non è questo, è il vecchio galoppo,
    il cavallo del vecchio autunno che trema e dura.
    Il cavallo del vecchio autunno ha la barba rossa
    la bava della paura gli copre le mascelle
    e l'aria che lo segue è simile all'oceano
    e profuma di un vago marciume sotterrato.

    Tutti i giorni scenda dal cielo un colore di cenere
    che le colombe devono spartire sulla terra:
    la corda che l'oblio e le lacrime intrecciano,
    il tempo che ha dormito lunghi anni
    nelle campane,
    tutto,
    i vecchi abiti tarlati, le donne che vedono venire la neve,
    i papaveri neri che nessuno può
    contemplare senza morire,
    tutto cade tra le mani che sollevo
    in mezzo alla pioggia.

    Pablo Neruda


    P. S. Bentornato, Hot!

  • #26
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    A mio avviso, in questa bellissima poesia Neruda vuole offrire al lettore un quadro immaginifico dell'arrivo dell'autunno. Non fa affermazioni perentorie, sembra, piuttosto, procedere per associazioni libere quasi surrealiste. L'idea di fondo è quella di suggerire più che di dire, a mio parere e il risultato è affascinante, triste e inquietante ad un tempo.

  • #27
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    Mi permetto di inserire una mia poesia composta proprio ieri, se per voi va bene:

    Persino un'ombra
    potrebbe illuminarmi
    da quando mi hai spento
    col tuo telecomando.

    Ero la felicità in 4k,
    scoppiettante e vivido
    technicolor d'amore,
    ora il mio dolore
    è in bianco e nero
    e nessuno guarda
    il mio schermo polveroso.

    Canale nuovo,
    frequenza nuova:
    ora cavalchi il cielo,
    immenso schermo
    di nuove possibilità,
    ti trovi bene
    col tuo nuovo satellite?

    Pensavo saremmo
    diventati obsoleti
    insieme, ma per te
    c'è sempre
    un aggiornamento
    disponibile.

    Non accendetemi:
    se lo faceste
    vedreste solo lei
    a reti unificate,
    finchè il mondo
    (o il support tecnico)
    non finirà.

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  • #28
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Prossima poesia

    Un giorno vestito a lutto cade dalle campane,
    come un trepido tessuto vagamente di vedova,
    è un colore, un sonno
    di ciliegie affondate nella terra,
    è uno strascico di fumo che giunge senza tregua
    a mutare il colore dell'acqua e dei baci.

    Non so se mi capite: quando dall'alto
    si avvicina la notte, quando il solitario poeta
    ode alla finestra correre il corsiero dell'autunno
    e le foglie della paura calpestata crepitano nelle sue arterie,
    c'è qualcosa nel cielo, grosso come una lingua
    di bue, qualcosa nel dubbio del cielo e dell'aria.

    Tornano le cose al loro posto,
    l'avvocato inevitabile, le mani, l'olio
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    gli assassini scendono scale,
    ma non è questo, è il vecchio galoppo,
    il cavallo del vecchio autunno che trema e dura.
    Il cavallo del vecchio autunno ha la barba rossa
    la bava della paura gli copre le mascelle
    e l'aria che lo segue è simile all'oceano
    e profuma di un vago marciume sotterrato.

    Tutti i giorni scenda dal cielo un colore di cenere
    che le colombe devono spartire sulla terra:
    la corda che l'oblio e le lacrime intrecciano,
    il tempo che ha dormito lunghi anni
    nelle campane,
    tutto,
    i vecchi abiti tarlati, le donne che vedono venire la neve,
    i papaveri neri che nessuno può
    contemplare senza morire,
    tutto cade tra le mani che sollevo
    in mezzo alla pioggia.

    Pablo Neruda

    Non so come mai, ma anche se capisco che Neruda è molto bravo a scrivere poesie, i suoi versi non riescono a emozionarmi. E' un grande, non ho dubbi, con ottima tecnica trasmette immagini vivide, ma non trova risonanza in me.

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  • #29
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    Citazione Originariamente scritto da Starling Vedi messaggio
    Mi permetto di inserire una mia poesia composta proprio ieri, se per voi va bene:

    Persino un'ombra
    potrebbe illuminarmi
    da quando mi hai spento
    col tuo telecomando.

    Ero la felicità in 4k,
    scoppiettante e vivido
    technicolor d'amore,
    ora il mio dolore
    è in bianco e nero
    e nessuno guarda
    il mio schermo polveroso.

    Canale nuovo,
    frequenza nuova:
    ora cavalchi il cielo,
    immenso schermo
    di nuove possibilità,
    ti trovi bene
    col tuo nuovo satellite?

    Pensavo saremmo
    diventati obsoleti
    insieme, ma per te
    c'è sempre
    un aggiornamento
    disponibile.

    Non accendetemi:
    se lo faceste
    vedreste solo lei
    a reti unificate,
    finchè il mondo
    (o il support tecnico)
    non finirà.
    Certo che va bene!

  • #30
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    Citazione Originariamente scritto da qweedy Vedi messaggio
    Non so come mai, ma anche se capisco che Neruda è molto bravo a scrivere poesie, i suoi versi non riescono a emozionarmi. E' un grande, non ho dubbi, con ottima tecnica trasmette immagini vivide, ma non trova risonanza in me.
    Questa poesia è molto elaborata, forse a volte l'eccessiva cura nella scelta delle parole va a scapito del coinvolgimento emotivo del lettore, ci si sofferma per cercare di comprenderla e così l'empatia va a farsi benedire. Anche a me succede spesso, e questa è una di quelle volte.

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