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Discussione: 53° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #1
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    Predefinito 53° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Eccoci arrivati al 53° Poeticforum, come al solito partiamo con una proposta a ciascuno, e poi commentiamo.

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    Assetto di volo
    da "Assetto di volo"

    A Gino Lorio, in memoria

    Con lui venivano una determinazione feroce
    dalla camera alla palestra
    i cento metri percorsi in cinque minuti,
    con una tensione di motore imballato
    tutta la forza del suo corpo spastico
    ribellata alla forza di gravità.

    Sant'Agostino diceva che perfezione
    è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
    ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
    scivolano metro a metro per guadagnarne cento
    ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
    dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
    bianche sulle impugnature,
    ogni mattina dal dorso di lottatore
    si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
    un urlo chiuso nella sua profondità,
    perfetto nella sua separazione.

    E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
    e dentro la parola andare la parola compimento
    e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
    mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
    schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
    schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.

    Ci vuole un'estate piena e un padre calmo,
    un dio non assiso in mezzo agli sconfitti
    ma cosí in tutta bellezza lo posso immaginare
    come un bambino alle prime pedalate,
    reggilo, eccolo, tienilo cosí – adesso tiene
    uniti la terra e il cielo dell'estate
    non sbanda piu, vince, è in equilibrio,
    vola via.

    Pierluigi Cappello

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  • #3
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    LEGGEREZZA

    Io voglio invece leggerezza,
    libertà, comprensione
    non trattenere nessuno,
    e che nessuno mi trattenga.
    Tutta la mia vita
    è una storia d’amore con la mia anima,
    con la città in cui vivo,
    con l’albero al bordo della strada,
    con l’aria.
    E sono infinitamente felice.

    Marina Cvetaeva

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  • #4
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    Tu non ricordi
    ma in un tempo
    così lontano che non sembra stato
    ci siamo dondolati
    su un’altalena sola

    Che non finisse mai quel dondolio
    fu l’unica preghiera in senso stretto
    che in tutta la mia vita
    io abbia levato al cielo

    Michele Mari

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  • #5
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    Predefinito "La gioia avvenire " di Franco Fortini

    La gioia avvenire

    Potrebbe essere un fiume grandissimo
    Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
    Una rabbia strappata uno stelo sbranato
    Un urlo altissimo

    Ma anche una minuscola erba per i ritorni
    Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
    Una mano che sfiora al passaggio
    O l’indecisione fissando senza vedere

    Qualcosa comunque che non possiamo perdere
    Anche se ogni altra cosa è perduta
    E che perpetuamente celebreremo
    Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

    Ma prima di giungervi

    Prima la miseria profonda come la lebbra
    E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
    Tu che credi dimenticare vanitoso
    O mascherato di rivoluzione
    La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
    Ma anche di eternità
    E dalle bocche sparite dei santi
    Come le siepi del marzo brillano le verità.

    Franco Fortini

    (Dalla raccolta FOGLIO DI VIA E ALTRI VERSI
    EINAUDI 1946-1967)

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  • #6
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    Iniziamo con la prima proposta


    Assetto di volo
    da "Assetto di volo"

    A Gino Lorio, in memoria

    Con lui venivano una determinazione feroce
    dalla camera alla palestra
    i cento metri percorsi in cinque minuti,
    con una tensione di motore imballato
    tutta la forza del suo corpo spastico
    ribellata alla forza di gravità.

    Sant'Agostino diceva che perfezione
    è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
    ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
    scivolano metro a metro per guadagnarne cento
    ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
    dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
    bianche sulle impugnature,
    ogni mattina dal dorso di lottatore
    si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
    un urlo chiuso nella sua profondità,
    perfetto nella sua separazione.

    E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
    e dentro la parola andare la parola compimento
    e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
    mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
    schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
    schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.

    Ci vuole un'estate piena e un padre calmo,
    un dio non assiso in mezzo agli sconfitti
    ma cosí in tutta bellezza lo posso immaginare
    come un bambino alle prime pedalate,
    reggilo, eccolo, tienilo cosí – adesso tiene
    uniti la terra e il cielo dell'estate
    non sbanda piu, vince, è in equilibrio,
    vola via.

    Pierluigi Cappello

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  • #7
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    Ma come si può commentare questa poesia? C'è già scritto tutto ed è talmente evocativa, una bella descrizione di una volontà che annienta la cattiva sorte, e che riporta in qualche modo la mente a quella che deve essere stata la vita del poeta stesso.

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  • #8
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    Io non riesco a commentarla, sento troppo dolore, troppa fatica di chi per vivere deve lottare ogni istante:

    mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
    schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
    schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.


    Perchè ad alcuni tocca in sorte un destino così doloroso? Pensare alla biografia di Pierluigi Cappello mi fa male al cuore, e anche se questa poesia è dedicata alla memoria di un suo amico, mi richiama alla mente le sue difficoltà fisiche e il suo coraggio.
    Mi spiace che non abbia avuto in vita il giusto riconoscimento che meritava come poeta.

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  • #9
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    Cccc


    A me questa poesia ha dato tantissimo calore, una sferzata di energia e un impeto di voglia di vivere. Perché sono profondamente convinta che non importa ciò che la vita ti dà in partenza, ma importa ciò che tu riesci a fartene, di quel poco o tanto che ti è stato dato in sorte.
    Questo, per quel che riguarda la mia reazione personale.

    Volendo analizzare meglio il modo in cui la poesia si sviluppa, osservo che la prima strofa è principalmente descrittiva, ci introduce la figura di Gino Lorio con pochi tratti, che però già ci portano nella prospettiva della lotta, dello sforzo, della forza del corpo menomato contrapposta alla forza di gravità. E’ Prometeo, è Ulisse che resiste alle sirene, è la quintessenza dell’uomo che dice IO POSSO. Non a caso i moderni “eroi” adottano yes I can, è da sempre una frase che smuove energia e fiducia. E poi, osserviamo come il poeta definisce la determinazione di Gino: è feroce, è un urlo di pura autoaffermazione.

    Poi, nella seconda strofa, si sviluppa una parte più riflessiva. Si parla della lotta fra il corpo e lo spirito, si parla della volontà, della capacità di isolare il proprio dolore dalla consapevolezza del proprio obiettivo, si parla quindi di una battaglia tutta interna dell'uomo contro la propria stessa carne. Il poeta ci fa vedere in ogni dettaglio concreto (le nocche bianche per lo sforzo, i tendini tesi e contratti) la tensione di un uomo che per vincere deve ignorare il proprio stesso corpo sofferente.

    Terza strofa: qui il tono si fa quasi epico, i cimieri abbattuti ci fanno pensare a battaglie combattute e vinte, la parola compimento è la realizzazione piena delle proprie possibilità, gli schiaffi delle onde sono frustate ma lui resiste e incassa gli schiaffi del destino come se fossero baci o rose che la dama getta al vincitore del torneo.

    Ultima strofa: il tono diventa più pacato, perché ora è il momento di ricongiungere, di chiudere ciò che nella seconda strofa è stato separato: l’equilibrio è raggiunto, la volontà e lo sforzo sono premiati, l’uomo ha vinto e riunisce in sé il cielo e la terra.
    Questo è l’eroismo che ha raggiunto l’armonia.
    E la poesia si conclude così, con un senso di libertà e bellezza.

    Grazie per avermela fatta conoscere.

    Pathurnia

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  • #10
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    E passiamo alla seconda proposta, ovvero alla ...

    LEGGEREZZA

    Io voglio invece leggerezza,
    libertà, comprensione
    non trattenere nessuno,
    e che nessuno mi trattenga.
    Tutta la mia vita
    è una storia d’amore con la mia anima,
    con la città in cui vivo,
    con l’albero al bordo della strada,
    con l’aria.
    E sono infinitamente felice.

    Marina Cvetaeva

  • #11
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    E passiamo alla seconda proposta, ovvero alla ...

    LEGGEREZZA

    Io voglio invece leggerezza,
    libertà, comprensione
    non trattenere nessuno,
    e che nessuno mi trattenga.
    Tutta la mia vita
    è una storia d’amore con la mia anima,
    con la città in cui vivo,
    con l’albero al bordo della strada,
    con l’aria.
    E sono infinitamente felice.

    Marina Cvetaeva
    Una volta, in un gruppo di condivisione emotiva, una persona si espresse più o meno in questi termini.
    La risposta di un altro partecipante fu: "E non dici grazie Gesù?"
    Francamente non mi viene da esprimere niente di diverso
    Pathurnia

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    Fortunata lei Sono versi di una persona che sta bene con se stessa, che si accontenta delle piccole cose e che...non vuole nessuno in mezzo ai piedi No, non proprio così, ma non ha bisogno di nessuno per stare bene, così almeno mi sembra.

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  • #13
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    E passiamo alla seconda proposta, ovvero alla ...

    LEGGEREZZA

    Io voglio invece leggerezza,
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    non trattenere nessuno,
    e che nessuno mi trattenga.
    Tutta la mia vita
    è una storia d’amore con la mia anima,
    con la città in cui vivo,
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    E sono infinitamente felice.

    Marina Cvetaeva
    Mi hanno colpito queste parole di Marina Cvetaeva perché la sua vita è stata piena di tragedie e di drammi, e mi sono chiesta in quale momento della sua esistenza abbia potuto scrivere queste parole che inneggiano alla leggerezza e alla felicità trovata solo in se stessa e nella natura. Forse rappresentano un desiderio a cui anelava, proprio per la pesantezza dei drammi della sua vita, oppure ha celebrato uno dei pochi momenti in cui ha potuto pensare solo a se stessa.

    Per chi vuole dare un'occhiata alla sua biografia:
    https://biografieonline.it/biografia-marina-cvetaeva

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  • #14
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    Grazie, qweedy, era un chiarimento doveroso, anche se io l'avevo dato per acquisito. Alla luce di questo dato, cioè una biografia tormentata e dolorosa, il mio commento appare come voleva essere: "perfidamente" sarcastico.
    La cosa che mi infastidisce è quel tipo di poesia che descrive in modo così esplicito uno stato d'animo.
    Non lo evoca con immagini o metafore, non suscita un analogo moto del cuore in chi legge. E' un enunciato, con qualche riferimento al potere salvifico della natura. Insomma, uno "stato" che al giorno d'oggi, per fortuna, si può affidare facilmente a un social senza scomodare la lirica.
    So bene che la poesia come sfogo è piuttosto comune, ma una cosa è dire "naufragar m'è dolce in questo mare" , trasformando la propria interiorità in una fonte di elevazione e di bellezza, un'altra cosa è dire "sono infinitamente felice".
    La questione non è peregrina, secondo me, perché troppo spesso noi stessi ci illudiamo di far poesia esprimendo semplicemente un'emozione in termini più o meno infiocchettati.
    Meno male che adesso c'è facebook .
    ciao
    Pathurnia

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