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Discussione: 53° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #16
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Inserisco la prossima!


    Tu non ricordi
    ma in un tempo
    così lontano che non sembra stato
    ci siamo dondolati
    su un’altalena sola

    Che non finisse mai quel dondolio
    fu l’unica preghiera in senso stretto
    che in tutta la mia vita
    io abbia levato al cielo

    Michele Mari

    Ho apprezzato molte poesie di Michele Mari che fanno parte, come questa, di Cento poesie d'amore a Ladyhawke.
    Mi piace la sua ironia, la semplicità minimalista, poche parole che tratteggiano un'immagine in cui è facile riconoscersi e rivedere sentimenti che molti hanno vissuto in un'amore iniziato sui banchi di scuola e non rivelato.
    Con immediatezza, semplicità, ironia, arriva al cuore del lettore.

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  • #17
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    A me invece è venuta in mente una scena da "momenti perfetti del primo amore" con due adolescenti avvolti nel loro primo sogno, ingenui ma non troppo, capaci di giocare come due bimbi spensierati ma consapevoli della caducità della felicità .
    E questa immagine mi delizia.

    Però il dondolarsi insieme potrebbe anche riferirsi ad un perduto accordo di sentimenti e pensieri, ad un'intima consonanza fra due spiriti affini, che era troppo perfetta e fragile per poter durare per sempre.
    E quest'altra immagine mi commuove.

    Ma anche quel dondolare insieme tanto prezioso da volerlo "per sempre" potrebbe - e qui divento maliziosa - essere riferito a un dondolio più carnale, a un'estasi che si vorrebbe infinita.

    Sia come sia, è bello che un testo sia anche un pre/testo per voli di fantasia.

    Pathurnia

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  • #18
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    Tu non ricordi
    ma in un tempo
    così lontano che non sembra stato
    ci siamo dondolati
    su un’altalena sola

    Che non finisse mai quel dondolio
    fu l’unica preghiera in senso stretto
    che in tutta la mia vita
    io abbia levato al cielo

    Michele Mari

    All'inizio ho pensato al dondolio solo in senso metaforico, e se invece i due si conoscessero davvero dall'infanzia e avessero realmente dondolato sulla stessa altalena? L'oggetto del suo amore pare non se lo ricordi, quindi deve essere passato un bel po' di tempo. O forse non lo ricorda perché per lei il dondolio comune inteso come affinità di spiriti ha cessato di esistere anche nel cuore e nella mente, mentre per il poeta no. Mi piace anche l'idea che questa preghiera sia l'unica che il poeta ha levato al cielo.

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  • #19
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    Ecco la prossima poesia

    La gioia avvenire

    Potrebbe essere un fiume grandissimo
    Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
    Una rabbia strappata uno stelo sbranato
    Un urlo altissimo

    Ma anche una minuscola erba per i ritorni
    Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
    Una mano che sfiora al passaggio
    O l’indecisione fissando senza vedere

    Qualcosa comunque che non possiamo perdere
    Anche se ogni altra cosa è perduta
    E che perpetuamente celebreremo
    Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

    Ma prima di giungervi

    Prima la miseria profonda come la lebbra
    E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
    Tu che credi dimenticare vanitoso
    O mascherato di rivoluzione
    La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
    Ma anche di eternità
    E dalle bocche sparite dei santi
    Come le siepi del marzo brillano le verità.

    Franco Fortini

    (Dalla raccolta FOGLIO DI VIA E ALTRI VERSI
    EINAUDI 1946-1967)

  • #20
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    Amo molto questa poesia e appena torno mi piacerà commentarla, adesso sono in un brevissimo momento di iperattività....

    a presto!
    Pathurnia
    Ultima modifica di Pathurnia; 12-05-2020 alle 04:30 PM.

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  • #21
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    Citazione Originariamente scritto da Pathurnia Vedi messaggio
    Amo molto questa poesia e appena torno mi piacerà commentarla, adesso sono in un brevissimo momento di iperattività....

    a presto!
    Pathurnia
    Questa poesia è straordinaria, aspetto volentieri il tuo commento.

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  • #22
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Ecco la prossima poesia

    La gioia avvenire

    Potrebbe essere un fiume grandissimo
    Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
    Una rabbia strappata uno stelo sbranato
    Un urlo altissimo

    Ma anche una minuscola erba per i ritorni
    Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
    Una mano che sfiora al passaggio
    O l’indecisione fissando senza vedere

    Qualcosa comunque che non possiamo perdere
    Anche se ogni altra cosa è perduta
    E che perpetuamente celebreremo
    Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

    Ma prima di giungervi

    Prima la miseria profonda come la lebbra
    E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
    Tu che credi dimenticare vanitoso
    O mascherato di rivoluzione
    La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
    Ma anche di eternità
    E dalle bocche sparite dei santi
    Come le siepi del marzo brillano le verità.

    Franco Fortini

    (Dalla raccolta FOGLIO DI VIA E ALTRI VERSI
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    Bellissima! Mi parla della fatica di vivere e di conquistare finalmente la gioia, passando attraverso mille dolori e miserie "profonde come la lebbra".

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  • #23
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    E' bellissima, non la so commentare. Perfetta e accurata nelle scelte espressive, sottolinea la fatica che comporta la ricerca della felicità, ma non è una poesia pessimista.

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  • #24
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    E’ davvero una poesia molto complessa e commentarla non è facile.

    Per questo parto dall’impatto che ha su di me e mi chiedo: cosa provo?

    Inizialmente, leggendola, provo speranza, fiducia nel futuro, coraggio per lottare in nome di un mondo migliore, forza per credere che questo sia possibile. Però provo anche anche paura per tutto quello che potrebbe accadere in nome di questo cambiamento: la discordia, le sofferenze, la “miseria profonda come la lebbra”, cioè uno stato di abbrutimento totale. E non provo, invece, la scintillante certezza espressa dagli ultimi due versi
    <<E dalle bocche sparite dei santi
    Come le siepi del marzo brillano le verità.>>
    Sicuramente Franco Fortini era sincero nel credere a questo finale trionfante, ma a me provoca un leggero fastidio, come se una tale profezia fosse enfatica e un po’ forzata.

    Passo ora alla seconda domanda che mi sono posta: come mi appare lo stile di questa poesia?

    C’è lo stile denso di immagini delle prime due quartine, così ricco e intenso, poi c’è la riflessione pacata della terza strofa (che è quella che preferisco), e poi c’è lo stile altisonante e profetico dell’ultima parte, che stacca completamente dal resto della poesia. Sembra quasi che Franco Fortini, (essendo un politico, uno studioso, un intellettuale rivoluzionario), si riprenda da un attimo di abbandono intimistico per rivolgere lo sguardo alla Storia e cercare le giustificazioni ideologiche del proprio sentimento.

    Mi chiedo ora qual è il ritmo della poesia.

    Nelle prime due strofe è fluido, musicale, avvolgente, con un tono quasi sognante. Mi piace moltissimo la contrapposizione fra le immagini potenti della prima e le visioni delicate della seconda.
    Poi nella strofa di mezzo riscontro un ritmo più lento, meditativo, accorato, che mi parla di un immenso tesoro da custodire. Questa parte, direi quasi “femminile” dell’autore, mi parla dell’aver cura, del proteggere, del custodire il tesoro immenso della vita, ed è la parte che preferisco.
    Invece nell’ultima strofa il ritmo diventa serrato ma anche dissonante, riuscendo però – proprio per questo - a rappresentare bene il conflitto e i contrasti che la storia imporrà agli uomini prima di trovare la gioia.
    Infine i due versi che concludono la poesia mi sembrano più il frutto di una tensione utopica che di una reale convinzione.

    L’ultima domanda che mi pongo è: a chi si rivolge il poeta?

    Questo è l’aspetto di Fortini che mi entusiasma maggiormente, perché la sua poesia si rivolge all’umanità intera, è sempre un noi che rivela la grande tensione etica di questo artista.
    Egli non è estraneo al mondo delle emozioni e della tenerezza (e mi sembra dolcissimo il verso della mano che sfiora al passaggio), ma esprime sempre sentimenti calati in un una dimensione sociale.
    Ecco qual è per me la discriminante. Un Leopardi, un Fortini, esprimono aspirazioni universali anche se partono dal proprio sentire individuale, e la loro poesia fa vibrare corde che appartengono ad ognuno di noi.

    Ciao
    Pathurnia
    Ultima modifica di Pathurnia; 12-09-2020 alle 02:35 PM.

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  • #25
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    Qui credo che abbiamo finito, passiamo al prossimo Lascio aperto per eventuali commenti ritardatari

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