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Vino e pane

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Discussione: Silone, Ignazio - Vino e pane

  1. #16
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    Finita la lettura di Vino e pane che mi è piaciuta essendo questo un romanzo che rientra nelle mie corde di lettrice, sono però rimasta perplessa perché sentivo di non riuscire ad afferrarne fino in fondo il senso.
    Nel libro ci sono tutti gli elementi tipici della letteratura italiana del periodo fascista e post bellico, l’attenzione agli umili, che diventano i protagonisti di molti romanzi, l’istanze sociali, l’urgenze politiche, il mondo femminile in bilico fra l’ignoranza delle contadine e il desiderio di riscatto delle giovani che passa sempre attraverso scelte sbagliate e dolorose (come accade a Bianchina) o non riesci comunque a completarsi fino in fondo (come succede a Cristina).
    Sentivo che comunque continuava a sfuggirmi qualcosa. Ho dovuto leggere la bibliografia di Silone (che avevo ampiamente scordato dai tempi liceali di Fontamara) e qualche recensione per capire cosa: il libro è autobiografico.
    Pietro Spina è lo stesso Silone, il tormento del protaonista è quello dell’autore, che iniserisce nella narrazione personaggi e fatti della sua vita. Don Benedetto è don Orione che è stato suo mentore e punto di riferimento. Murica è il fratello morto in carcere.
    Tutto il libro è disseminato di accadimenti veri della vita di Silone, uno fra tutto la sua espulsione dal partito socialista, e popolato da personaggi che rimandano a persone reali.
    In questo estratto dalla recensione riportata al link: http://www.italialibri.net/opere/vinoepane.html ho trovato il pezzo che mi mancava per capire fino in fondo il romanzo:
    “Vino e Pane è dunque una delle molteplici versioni del romanzo di un ragazzo sfortunato, che fu preda di uomini senza scrupoli e fu aiutato da personalità straordinarie. Al tempo stesso troppo debole per prevalere e troppo forte per soccombere, egli ha operato per tutta la vita, nell’eccessiva complicazione delle proprie vicende personali, per sfuggire a una sorte catastrofica e ha cercato nella letteratura di venire a capo di quel garbuglio inenarrabile.”
    Questo l’intento di Silone, il rimuginare sulle proprie vicende cercandone un senso, nella sofferenza della mancanza di equilibrio di chi si sente troppo debole per imporsi ma troppo forte per adattarsi per quieto vivere, magistralmente resa nel tormento di Pietro Spina; questa anche la sua resa al disincanto ben riportata con l’immagine finale di Cristina che si abbandona ai lupi: il male trionfa vince sul bene, per Silone non c’è via d’uscita reale.

    Francesco

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    nella sofferenza della mancanza di equilibrio di chi si sente troppo debole per imporsi ma troppo forte per adattarsi per quieto vivere, magistralmente resa nel tormento di Pietro Spina

    Ecco perché questo personaggio mi era entrato così nel cuore ... Anche a me manca l'equilibrio, mi sento allo stesso tempo troppo debole per predominare sugli altri ma anche troppo forte per accettare determinate condizioni solo per quieto vivere

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