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Discussione: Editoria e autori emergenti

  1. #46
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    Citazione Originariamente scritto da robertoansioso Vedi messaggio
    "Il Filo" e "Kimerik" i contributi li prendono direttamente dagli autori.
    eh...leggiti il mio post di sopra però XD secondo te quanto ci guadagnano?
    Sai quanto viene a fare un libro con "il filo" o con Kimerik?

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  • #47
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    Scusa Daemonia, non è per dar corda all'ansioso, ma le case editrici di cui parli tu, non se lo pongono proprio il problema della distribuzione, per cui non hanno problemi di spese, forse ancora non l'hai capito.

  • #48

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    Manco da un pezzo da questo forum e sono lieto di iscrivermi a questa discussione per testimoniare che è ancora possibile pubblicare senza pagare contributi o acquistare copie. A me è capitato proprio in questi giorni con la "Fratelli Frilli" di Genova, che pur essendo un piccolo (ma non piccolissimo) editore dispone di una discreta distribuzione. I sacrifici consistono nell'armarsi di pazienza e di caparbietà, anche quando sembra che tutto debba risolversi in una bolla di sapone.
    Certamente è utopico nel 90% dei casi sperare che ti pubblichi subito un grosso editore, ma è vero che spesso questo attinge proprio dai piccoli, quando però questi sono di qualità. E il concetto di qualità esclude quasi sempre la pratica della richiesta di contributi.

  • #49
    CON LA "C"
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    Citazione Originariamente scritto da Gianfranco_Cambosu Vedi messaggio
    Manco da un pezzo da questo forum e sono lieto di iscrivermi a questa discussione per testimoniare che è ancora possibile pubblicare senza pagare contributi o acquistare copie. A me è capitato proprio in questi giorni con la "Fratelli Frilli" di Genova, che pur essendo un piccolo (ma non piccolissimo) editore dispone di una discreta distribuzione. I sacrifici consistono nell'armarsi di pazienza e di caparbietà, anche quando sembra che tutto debba risolversi in una bolla di sapone.
    Certamente è utopico nel 90% dei casi sperare che ti pubblichi subito un grosso editore, ma è vero che spesso questo attinge proprio dai piccoli, quando però questi sono di qualità. E il concetto di qualità esclude quasi sempre la pratica della richiesta di contributi.
    Complimentissimi Gianfranco, sono felice per te

  • #50

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    Caro Gianfranco,
    fa piacere risentirti. Aspetto di vedere il tuo libro sul sito della casa editrice. Ogni tanto ci vado a vedere, in realtà. Fratelli Frilli è solo uno, tra i tantissimi editori medio - piccoli che leggono manoscritti inediti, li valutano con serietà e che poi, quelli più validi, decidono di pubblicarli e inserirli nelle loro collane. Frilli, Elliot, Il Maestrale, Donzelli, Fernandel, Aisara, Zandegù, Meridiano Zero, Las Vegas, Galaad, Dario Flaccovio sono solo alcuni, tra i tanti nomi, che rappresentano piccole e medie realtà editoriali, distribuite a livello nazionale, serie (alcune di queste pagano anche un piccolo anticipo per acquistare il libro dell'esordiente) cui i tanti scrittori qui dentro possono rivolgersi nella speranza di vedere pubblicato il loro libro. Ti auguro di nuovo la miglior fortuna per il tuo manoscritto. Un abbraccio.

    P.S.
    Dato che qui siete in tanti ad avere significative esperienze con editori che chiedono denaro, volevo sapere se qualcuno tra voi ha avuto contatti con l'agenzia letteraria pUNTO&zETA.

  • #51

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    Grazie a tutti per gli attestati di simpatia. Volevo aggiungere a quanto ho già scritto che anche i dati relativi allo sconfortante numero di lettori in Italia, a mio giudizio, andrebbe rivisto. Certo, è innegabile che si legga meno che in altri paesi, però mi capita di conoscere sempre di più lettori che attingono dalle biblioteche piuttosto che dalle librerie. Forse sarebbe il caso di discutere maggiormente di politiche a sostegno della piccola e media editoria, che siano tali da consentire agli editori di non fare levitare troppo il prezzo di copertina. Al mio editore, ad esempio, riconosco il merito di applicare prezzi medi di 10-12 euro per romanzi che, come il mio, si aggirano intorno alle 300 pag.
    Essendo prima di tutto un insegnante, posso dire con certezza che a scoraggiare gli adolescenti dagli acquisti sono spesso i costi.

  • #52

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Gianfranco_Cambosu Vedi messaggio
    Essendo prima di tutto un insegnante, posso dire con certezza che a scoraggiare gli adolescenti dagli acquisti sono spesso i costi.
    Ti do perfettamente ragione: nemmeno io ho mai capito la politica dei costi delle case editrici.

  • #53
    Motherator
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    Citazione Originariamente scritto da Gianfranco_Cambosu Vedi messaggio
    Essendo prima di tutto un insegnante, posso dire con certezza che a scoraggiare gli adolescenti dagli acquisti sono spesso i costi.
    e ti posso assicurare non solo gli adolescenti! io ad esempio sono esterefatta dal costo di libri che rasentano i 20 euro, senza particolar rilegature o importanza dell'autore

  • #54

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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    e ti posso assicurare non solo gli adolescenti! io ad esempio sono esterefatta dal costo di libri che rasentano i 20 euro, senza particolar rilegature o importanza dell'autore
    E con l'aggravante di trovare anche dei refusi un tempo inamissibili. Mi riferisco a case editrici quali Bompiani.

  • #55

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    Io sto trovando parecchi refusi leggendo La trilogia delle terre perdute di R.A. Salvatore.

    Eppure, l'Armenia è una casa editrice di spicco nel panorama fantasy.

  • #56
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    Ma non centra nulla che una società sia potente o meno... Sarebbe come affermare che, se un uomo è potente, fa dell'ottima politica

  • #57

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    Si dà per scontato che più grande è la casa editrice maggiori sono le possibilità di avere più correttori di bozze. Al mio primo editore ho perdonato un numero non piccolissimo di errori di battitura, ma era ed è uno che come tantissimi altri fatica ad andare avanti.

  • #58

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    Citazione Originariamente scritto da Gianfranco_Cambosu Vedi messaggio
    Si dà per scontato che più grande è la casa editrice maggiori sono le possibilità di avere più correttori di bozze. Al mio primo editore ho perdonato un numero non piccolissimo di errori di battitura, ma era ed è uno che come tantissimi altri fatica ad andare avanti.
    Io invece mi sono innervosito per averne trovati due...

  • #59
    The Fool on the Hill
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    Ho seguito con interesse la discussione sulla casa editrice Il Filo e vorrei raccontare la mia esperienza. Premetto che ho appena presentato il mio libro nella sezione Scrittori Emergenti di questo forum e che lavoro da oltre dodici anni nell'editoria. Il mio libro è una raccolta di racconti che avevano già ripetutamente vinto diversi premi. Il mio primo racconto (non incluso nella raccolta perché "serio") era arrivato finalista al premio letterario organizzato da una rivista grazie ai voti dei lettori. Avevo pensato spesso a una raccolta, ma non l'avevo mai né preparata né proposta a un editore per mancanza di tempo e perché una delle prime cose che si impara nell'editoria è che i racconti "non tirano" (a meno che non ci si chiami Faletti o Pieraccioni). Quando mi è capitato sotto gli occhi l'annuncio di Il Filo, ho deciso di creare un unico file e mandarlo così com'era. Tanto per provare. E mi hanno proposto la pubblicazione. Ho pagato la mia parte, senza sentirmi per questo "sminuita". Conosco questo mondo, so come funziona, e so che ci sta anche questo, tra i piccoli e i grandi editori. Non mi sono sentita "pubblicata a tutti i costi". Avevo cercato il riconoscimento sulla qualità dei miei scritti altrove e ho pensato che dopo tanti premi forse tanto pessima non dovevo essere. Mi sono state sottoposte le bozze del mio libro con le correzioni del redattore evidenziate in rosso, perché ogni casa editrice ha un proprio standard grafico. Purtroppo per loro, come dicono a Napoli, con me "hanno passato un guaio". Gli ho rimandato le bozze qualcosa come sei/sette volte perché ogni volta le rileggevo da cima a fondo e trovavo qualcosa. Spero di non scoprire mai un refuso (ma se leggete il libro segnalatemelo) perché farei la fine di Flaubert che scoprì due possessivi uno dopo l'altro in un suo romanzo e non ne sopravvisse (quindi mi avrete sulla coscienza ). Forse sono un caso a parte. Proprio perché lavoro in questo mondo, so quanta gente pensi di saper scrivere e invece ci si vede arrivare manoscritti illeggibili, perché parlano di cose assurde, perché sono noiosi, perché sono sgrammaticati. Io per prima ho un amico che aveva scritto un romanzo e lo ha pubblicato con un piccolo editore fiorentino che ha preso i soldi e lo ha mandato in stampa. Il libro non era male, ma andava "aiutato", che vuol dire curato, corretto, come vi assicuro fanno tanti editori. Posso garantirvi che "La lotteria", pubblicato da Marcos y Marcos (l'editore di Cristiano Cavina, per capirci), è diventato un lavoro di redazione pur avendo vinto un premio prestigioso. Per esperienza posso dire che a una casa editrice arriva tanto ciarpame, ma le case editrici serie frugano in quel ciarpame alla ricerca del capolavoro. Che può sempre saltar fuori. Ed è ovvio che qualunque editore vorrebbe fare l'affare d'oro. Io avevo consigliato a un editore minore l'acquisto dei diritti su "L'ombra del vento", ma lui (in realtà era una lei isterica) se l'è fatto scippare da Mondadori. Sapete come è andata a finire: a distanza di tre anni dalla pubblicazione il libro era ancora tra i primi dieci più venduti in Italia. Con questo non sto dicendo che il mio libro sia più bello di quello degli altri. Se non avessi fatto il mestiere che faccio, sarebbe uscito in condizioni inguardabili come quello di tanti altri (posto che una volta io ho avuto le crisi di nervi leggendo un libro di Adelphi che aveva refusi una parola sì e l'altra pure, il che è inaccettabile da una casa editrice che ha una reputazione). Permettetemi di sottolineare che anche Faletti, letto da un professionista del ramo, è stato mandato in stampa come fanno tanti editori a pagamento. E mi risulta (ma me l'hanno solo raccontato, non giuro) che il suo editore, quando gli ha fatto il contratto per "Io uccido", era convinto che avrebbe venduto solo ai parenti, con la conseguenza che Faletti ha avuto una percentuale così alta di diritti che dopo pochi mesi poteva già andare in pensione e vivere di rendita. Tutto questo per dire che qualunque libro, al di là delle nostre preferenze personali, è purtroppo un prodotto a scatola chiusa. Non è come un vestito, che puoi provare in negozio e vedere prima se ti sta bene. Lo compri perché ti sembra che l'argomento ti interessi, perché il titolo è intrigante, o perché hai letto tante ottime recensioni. Poi lo leggi e scopri cosa? Che è effettivamente quello che ti aspettavi oppure che è un'emerita schifezza. E pagaresti il libraio perché se lo riprenda. Forse ho scritto un monte di banalità, ma credo che un libro debba vivere solo alla lettura, quando soddisferà o deluderà i gusti di chi lo legge, e non essere vittima a priori di pregiudizi che potrebbero in sostanza non avere senso.
    Scusate la logorrea.....
    Mame

  • #60

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    Complimenti per il libro.

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