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Libri recensiti su forumlibri di questo autore:

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Discussione: Blixen, Karen - La signora venuta dal freddo

  1. #16
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    Dagherrotipi



    Karen Blixen, che diceva di se stessa «io sono una cantastorie e nient'altro che una cantastorie», era anche una trascinante conversatrice: ne sono prova questi saggi – o piuttosto divagazioni – spesso scritti per essere letti davanti a una platea, visibile o invisibile, nel corso di conferenze e trasmissioni radiofoniche. Passiamo dall'Africa alla Berlino nazista, descritta in un memorabile reportage (prima e unica esperienza giornalistica della Blixen, interrotta dall'invasione tedesca della Danimarca), o dall'ornitologia ai motti, tema, quest'ultimo, ricchissimo per un essere così naturalmente fedele a una visione aristocratica del mondo. E ogni volta è come se la Blixen estraesse da un cassetto, adagio e con delicatezza, un dagherrotipo e, prendendo spunto da quell'immagine che pochi saprebbero far parlare, ci trasmettesse qualcosa di prezioso appreso un giorno – qualcosa che ora, come un vecchio marinaio, vuole far giungere a noi.I dieci saggi che qui presentiamo coprono un arco cronologico che va dal 1938 al 1959. (ibs.it)

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  • #17
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    I vendicatori angelici



    Questo romanzo, l'unico della Blixen, deve la sua origine alla guerra. La Danimarca era stata invasa dai nazisti e viveva in un'atmosfera di soffocante oppressione. Non vi era, per la scrittrice, nessun pericolo, ma questo rendeva ancora più umiliante il suo stato. Così la Blixen si sentì spinta a scrivere I vendicatori angelici: una metafisica del pericolo sotto forma di romanzo. Con suprema eleganza, si mise in maschera (assumendo lo pseudonimo Pierre Andrézel) per scrivere un romanzo di maschere. Come certi grandi compositori hanno depositato i loro ultimi segreti in studi per sciogliere la mano, volle nascondere l'essenza del Male in una tessitura ariosa e leggera di feuilleton pieno di colpi di scena. E, ben sapendo quanto lenti a capire questi camuffamenti siano in genere i lettori, volle porre in margine al libro, come avvertimento, alcune parole che nel romanzo stesso sono pronunciate da una delle sue incantevoli eroine: «Voi persone serie non dovete essere troppo severe verso gli esseri umani su come scelgono di divertirsi quando sono rinchiusi in una prigione e nemmeno è loro concesso di dire che sono prigionieri. Se non avrò presto un po' di divertimento, morirò».Oggi, a distanza di quarant'anni dall'apparizione del libro (1944), possiamo renderci conto che questo inquietante divertimento è una delle opere più azzardate della Blixen e, nella sua ingannevole facilità, una delle più cifrate. La «prigione» a cui accennano quelle parole, ben più che la Danimarca occupata, è il mondo stesso. E quel divertimento la cui assenza provoca la morte è innanzitutto la letteratura nella accezione temeraria che sola era cara alla Blixen. Sarebbe ingiusto per l'autrice e per i lettori anticipare qui la trama di un libro che riesce a tenere avvinti nella notte come pochi altri, scritti da autori nobili. Ma basterà accennare qual è uno dei suoi più rari meriti: aver creato un'immagine convincente, chimicamente pura e romanzescamente vividissima, del Bene e del Male.
    (adelphi.it)

  • #18
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    Ultimi racconti



    «Le storie si raccontano da quando esiste la parola, e priva di storie la razza umana sarebbe perita, come sarebbe perita priva d’acqua» dice un personaggio di questi Ultimi racconti, frase che possiamo leggere come un codicillo testamentario. Tutta l’opera della Blixen presuppone infatti che il narrare storie corrisponda a una nostra esigenza primordiale, a un desiderio che va costantemente nutrito, se non vogliamo che la vita stessa si inaridisca. Ed è un desiderio demoniaco, l’invito a un «gioco spietato e crudele». Quanto alle domande sulle cose ultime, per la Blixen non era opportuno, né adeguato, rispondervi con un qualche concetto o sentenza, ma con una storia. E nessuna vera storia pretenderà mai di essere in sé la risposta, ma rimanderà sempre a un’altra storia: fondamento della vocazione della letteratura a non avere mai fine. Su questo presupposto Karen Blixen concepì un «romanzo» che doveva essere composto di cento racconti intrecciati e sarebbe stato la corona della sua opera. Non giunse a compierlo, ma la prima, mirabile parte di questi Ultimi racconti – pagine in cui la Blixen si è avvicinata come mai prima a pronunciare il segreto della sua arte – contiene sette storie che sarebbero dovute appartenere a quel libro dallo strano titolo: Albondocani, nome di un principe italiano derivato da quello di un sultano delle Mille e una notte, personaggio che sarebbe apparso e scomparso più volte nel corso del libro. Se il grande progetto della Blixen non giunse a compiersi (e avrebbe mai potuto?), tutta la sua opera compiuta va però vista nella sua luce: come un’architettura aerea e sapientemente ponderata, dove alcune parti sono rimaste da costruire, ma altre sono cesellate in ogni dettaglio. Così anche gli altri racconti che compongono questo libro, pubblicato nel 1957, cinque anni prima della morte dell’autrice, si riallacciano alle «storie gotiche» e ai «racconti d’inverno», quali nuovi anelli di un’unica catena, quali nuovi intarsi di una cornice che avrebbe avuto al centro una piccola pezza di lino immacolato, quel silenzio che sta al di là di tutte le storie e tutte le vere storie evocano. (dal risvolto, Adelphi)

  • #19
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    Il pranzo di Babette




    Il romanzo è ambientato in una cittadina della Norvegia. Narra di due anziane sorelle, figlie di un pastore luterano fondatore di una setta che "rinuncia ai piaceri di questo mondo" perché fonti soltanto di illusione. In questo ambiente parco irrompe Babette, comunarda in fuga dalla Francia rivoluzionaria che viene assunta come cuoca dalle due sorelle. Babette non solo si inserisce rapidamente nella piccola comunità, ma diviene ben presto indispensabile. La sua presenza rappresenta l'elemento esotico in un'atmosfera fredda e austera, mentre la sua arte culinaria emana una sorta di fascinazione magica, che risveglia negli uomini antiche passioni sopite.

    si trova nell'edizione trilingue dell'Einaudi con il titolo: Babette's feast-Babette's gaestebud-Il pranzo di Babette

    da Ibs

  • #20

    Predefinito ciao

    Me lo hanno consigliato in molti, e anche qui vedo che ne parlate bene
    mi sa che sarà il prossimo acquisto...

  • #21
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    Carnevale




    «Riuscire a trasformare le vicende della propria vita in racconti è una grande gioia, forse l’unica felicità assoluta che un essere umano possa trovare su questa terra, ma – cosa inspiegabile per i profani – è nel medesimo tempo una privazione, addirittura una sciagura»: sono parole che incontriamo in questo libro della Blixen, raccolta postuma di racconti che ci permetterà di constatare come tutta la sua vita sia stata legata a quella «felicità assoluta» che è il narrare storie. Così scopriamo in questa raccolta che novelle totalmente blixeniane come La famiglia de Cats o Zio Théodore erano già state scritte ben prima della pubblicazione delle Sette storie gotiche. Come anche potremo seguire la scrittrice fino alle sue ultime, importanti prove, innanzitutto Secondo incontro, che è di pochi mesi precedente alla morte ed è prezioso anche perché ci lascia presagire qualcosa del labirintico romanzo a lungo progettato dalla Blixen: Albondocani. Qui troviamo, infine, Carnevale, che accompagnò la Blixen per decenni e segna un vertice allucinatorio nella sua opera. Con questa raccolta, che tocca un po’ tutte le fasi della vita della Blixen e tutti i registri della sua opera – dalla leggerezza marionettistica di Zio Théodore sino alla gravità metafisica di Secondo incontro – si scopriranno tutti quei testi narrativi a cui la Blixen molto teneva ma che il tempo e le circostanze non le permisero di raccogliere in vita. La prima edizione di questa raccolta apparve nel 1975; nel 1985, in occasione del centenario della nascita della Blixen, la raccolta fu ripubblicata con l’aggiunta di quattro racconti. (dal risvolto)

  • #22
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    Predefinito Karen Blixen e Brenda Walker

    I apolavori di Karen Blixen sono anche stati inseriti nella lista di "libri terapeutici" del libri di Brenda Walker "Come i libri mi hanno salvato la vita", un romanzo/saggio commuovente e autoironico in cui la scrittrice racconta di come i libri l'abbiano aiutata nella difficile lotta contro il cancro. Niente miracoli dell'ultim'ora, beninteso, ma i libri hanno nutrito positivamente la sua forza d'animo, che l'ha aiutata a reagire. Chi ha amato la Blixen sorriderà al momento di leggere cosa i suoi scritti abbiano significato per Brenda...

  • #23
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    Lettere dall'Africa (1914-31)





    Nel gennaio 1914 Karen Dinesen sbarcava nel porto di Mombasa, sposandosi il giorno stesso con il barone Bror Blixen. Nel 1931 ripartiva dall'Africa, col cuore spezzato, dopo aver perso ogni speranza di continuare a reggere la sua piantagione nel Kenya. Fra queste due date avviene un lungo dramma, con intermezzi incantati, che ben conoscono tutti i lettori de La mia Africa. Ma solo queste splendide lettere ai familiari permetteranno di ricostruirlo nella realtà di ogni giorno, nelle oscillazioni fra l'entusiasmo e lo sconforto. E si può dire che, proprio in queste lettere, la Blixen si sia scoperta e messa alla prova della scrittura. Fin dall'inizio, l'Africa fu per lei il luogo dove custodire un «pezzo del cuore, forse il più grande». E insieme era lo scenario dove, come un'eroina impeccabilmente spregiudicata, che pretendeva di essere pronta a «iniziare la tratta dei bianchi, se si aprisse uno spiraglio in quel ramo» e definiva se stessa «una snob eletta da Dio», la Blixen volle esporsi alle potenze congiunte della vita. Il risultato fu una bruciante sconfitta. Ma quella sconfitta, a sua volta, velava appena lo sprigionarsi di una nuova magia: la letteratura. Negli anni africani si compì nella Blixen una mirabile metamorfosi, che possiamo seguire passo per passo in queste pagine, dove la forma epistolare diventa spesso un tenue involucro per accogliere l'urgenza del racconto e della confessione. Per tutto quel tempo si svolse, nel fondo oscuro dei fatti, una lunga, stregonesca operazione di baratto fra la vita della Blixen e la sua arte. «Nessuno è entrato nella letteratura sanguinando più di me» disse una volta la Blixen. Ma, anche se l'esperienza africana fu lancinante di pena, la Blixen continuò a guardarla con gratitudine, assistita dal suo demone: «Di tutti gli idioti che ho incontrato in vita mia – e Dio solo sa che non sono pochi – credo di essere stata la più grande. Ma mi ha impedito di cadere a pezzi un indomabile amore per la grandezza, che è stato "il mio demone". E ho vissuto una quantità infinita di cose meravigliose. Anche se con altri l'Africa è stata più clemente, io credo fermamente di essere uno dei suoi figli prediletti. Un gran mondo di poesia mi si è dischiuso quaggiù, e mi ha fatto entrare, e io l'ho amato. Ho guardato i leoni negli occhi e ho dormito sotto la Croce del Sud, ho visto le grandi praterie in fiamme, e le ho viste coperte di sottile erba verde dopo la pioggia, sono stata amica di Somali, Kikuyu e Masai, ho volato sopra le Ngong Hills – "ho colto la più bella rosa della vita, e Freja ne sia ringraziata"». (ibs.t)

  • #24
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    Incontro


    " Ah quando sei lontano e nessuno
    più nomina il tuo nome -
    quando ovunque mi rechi sento
    cupo e gelido un vuoto -
    comincio a credere che tu sia solo un sogno
    nato dalle brame della mia mente,
    e a questo sogno ho dato vita e nome
    e in ultimo il tuo aspetto -
    - ma quando poi ti vedo e posso
    sentire ancora le tue forti parole,
    e posarti ancora il capo sulla spalla -
    ascoltare ancora il suono della tua voce -
    allora so che il resto è solo notte,
    malvagi sogni che presto scorderò,
    so che tu mi porti nella luce
    e che in te dimorano la vita e il giorno."

  • #25
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    film tratti dalle opere della scrittrice danese


    La mia Africa



    Trama del film La mia Africa:

    Nel 1913, una giovane donna danese, Karen Dinesen parte per il Kenia. Li' sposerà Bror Blixen (fratello del suo nobile quanto rozzo ex amante), il quale le ha prospettato la cosa come un affare conveniente per entrambi: lui ci guadagnerà i tanti soldi della famiglia di Karen; lei il titolo nobiliare di Bror e la propria ritrovata onorabilità, gravemente compromessa dall'amante nel paese natio. In Africa, la nuova coppia acquista una fattoria, ma a mandarla avanti ed a tentare di dare un senso a quello strano matrimonio è solo Karen; Bror, infatti, è tutto preso dalla sua indolenza e fatuità, e l'unica cosa che riesce a "dare" alla moglie è una malattia venerea che la costringe a ritornare in Europa per curarsi. Rientrata in Kenia, con il matrimonio ormai fallito, Karen si dedica anima e corpo alla sua fattoria, cercando nello stesso tempo, pur osteggiata dalla comunità bianca del posto, di fare qualcosa per gli indigeni. A sostenerla in questa sua fatica quotidiana è l'amore, ricambiato, per Denys Finch Hatton, da lei conosciuto molto tempo prima, un cacciatore innamorato dell'Africa e della natura. Denys, prima ancora che Bror chieda alla moglie il divorzio per potersi risposare con un'altra ereditiera, va a vivere in casa di Karen, dove fa tappa ad ogni ritorno dai suoi spostamenti. Tra lui e Karen va tutto bene, anche per le mille attenzioni di Denys, salvo che per il fatto che l'uomo non intende sposare Karen, vedendo nel matrimonio un vincolo alla sua libertà e, per lui, inutile. Proprio questo fatto fa decidere Karen a lasciarlo; ma più tardi, quando la donna perde tutto in un incendio che distrugge tutto il raccolto, lasciandola in balia dei creditori, e Karen sta per ritornare in Europa (dopo essersi umiliata davanti al Governatore inglese per ottenere una terra per i "suoi" indigeni), Denys torna da lei, questa volta deciso a sposarla. Non farà in tempo: proprio mentre parte per il suo ultimo viaggio, precipita con l'aereo con il quale aveva fatto scoprire a Karen l'Africa che lui tanto amava. E l'ultimo atto di Karen, prima di iniziare il viaggio che la riporterà in Danimarca, e quello di seppellire Denys.

    REGIA: Sydney Pollack
    SCENEGGIATURA: Kurt Luedtke
    ATTORI: Meryl Streep, Robert Redford, Klaus Maria Brandauer, Michael Cough, Malick Bowens, Kenneth Mason, Mike Bugara, Muriel Cross, Graham Crowden, Suzanna Hamilton, Job Jeda, Rachel Kempson, Stephen Kinyanjui, Michael Kitchen, Joseph Thiaka, Mohammed Umar, Leslie Phillips, Shane Rimmer, Donal McCann Ruoli ed Interpreti

    FOTOGRAFIA: David Watkin
    MONTAGGIO: Fredric Steinkamp, William Steinkamp, Pembroke J. Herring, Sheldon Kahn
    MUSICHE: John Barry
    PRODUZIONE: MIRAGE ENTERPRISES
    DISTRIBUZIONE: UIP (1986) - CIC VIDEO, DE AGOSTINI
    PAESE: USA 1985
    GENERE: Drammatico
    DURATA: 162 Min
    FORMATO: Colore NORMALE

    Soggetto:
    "Out of Africa" ed altri scritti di Isak Dinesen (pseudonimo di Karen Blixen); "The Life of a Story Teller" di Judith Thurman; "Silence Will Speak" di Errol Trzebinski.


    Note:
    - OSCAR 1985 PER IL MIGLIOR FILM, MIGLIORE REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR SONORO, MIGLIOR COLONNA SONORA.- DAVID DI DONATELLO 1986 PER MIGLIOR FILM STRANIERO (SIDNEY POLLACK), MIGLIORE ATTRICE STRANIERA (MERYL STREEP).
    fonte "RdC - Cinematografo.it"

  • #26
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    Film tratti dalle opere della Blixen

    Il Pranzo di Babette



    Babette, signora francese ricercata dalla polizia del suo paese dopo i giorni della Comune, ripara in Scandinavia dove trova lavoro e ospitalità presso due sorelle zitelle, figlie di un pastore protestante. Con i soldi ricavati da una vincita alla lotteria, Babette imbastisce una favoloso pranzo che ha il potere di sanare tutte le discordie del paese.

    Anno:1987
    Nazione:Francia

    Regia di Axel Gabriel
    Interpreti: Stéphane Audran, Jarl Kulle, Bodil Kjer, Birgitte Federspiel, Bentt Rothe, Jean-Philippe Lafont, Bibi Andersson
    Premio oscar per il miglior film straniero del 1988
    Tratto dall'omonimo racconto nel volume Capricci del d
    estino.

  • #27
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    Un locale a Malindi intitolato a lei

    a bar ristorante Malindi Kenya



    KB KAREN BLIXEN
    di Malindi

    Karen Blixen
    , storico risto-bar che sorge nel centro nevralgico della città, occupando la piazzetta del Galana Center.
    Noto anche come "bar dell’elefante", per il grande elefante in cemento che con la sua proboscite alzata saluta tutti i passanti della Lamu Road, la via più viva di Malindi e zona con il più gran numero di locali e negozi.

    Il nome si riferisce alla contessa Karen Christence Dinesen che per un lungo periodo della sua vita lasciò la Danimarca per stabilirsi in Kenya. Successivamente fù costretta a lasciare l'Africa, ma il suo grande amore per questa terra e la consapevolezza di non poter far più ritorno in quei luoghi, spinse la scrittrice a racchiudere il suo "mal d'Africa" tra le righe del suo più famoso capolavoro letterario e successivamente cinematografico La mia Africa.

  • #28
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    film tratti dalle opere di Karen Blixen

    Storia immortale di Orson Welles



    (tratto dal racconto La storia immortale da Capricci del destino)
    interpretato da Jeanne Moreau e Orson Welles
    Musiche di Satie
    Anno: 1968
    Primo film a colori del regista presentato in concorso al Festival di Berlino

    Alla fine del XIX secolo nell'isola portoghese di Macao, l'anziano mercante americano Mr. Clay, immensamente ricco ma gretto e solo, a cui non piacciono le finzioni ma i puri fatti, decide di far diventare realtà una vecchia storia sentita molti anni prima e abitualmente raccontata sulle navi mercantili come episodio realmente accaduto, che narra di un marinaio a cui un ricco signore offre venti ghinee per passare la notte con la propria bella e giovane moglie e dargli un erede. (da wiki)

  • #29
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    Trasposizioni cinematografiche

    Ehrengard




    Regia: Emidio Greco
    Anno: 1986
    Interpreti: Jean Pierre Cassel, Lea Padovani, Caterina Boratto, Alessandro Haber

    Trama (da wiki)
    In un principato europeo di inizio XIX secolo non bene specificato dove e un poco da operetta, la granduchessa, preoccupata perché il suo unico figlio, Lotario, non sembra voler sposarsi, si confida con l'amico pittore Cazotte, il quale è affascinato dalle donne e cultore di dongiovannismo, e consiglia di separare i due. A questo punto si scatena una girandola di seduzioni che richiama, anche grazie all'elegante fotografia e alla musica, una forma sonata di ribaltamenti. Lotario si sposa ma la moglie è in attesa da prima del matrimonio e Cazotte vorrebbe sedurre la sua ancella, la verginea Ehrengard, che riesce a tenergli testa e lo mette in ridicolo.

  • #30
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    Fantastica. "I racconti d'inverno" tra i preferiti.

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