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Diceria dell'untore

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Discussione: Bufalino, Gesualdo - Diceria dell'untore

  1. #31
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    Affascinata da questo romanzo breve ma ricco di citazioni letterarie (alcune a me sconosciute), termini ricercati ma che non ho trovato affatto pedanti ma che anzi ho trovato musicali, dando alla lettura un piacevole ed elegante ritmo, alternati nello stesso tempo a frasi e parole concise, dirette, in determinati momenti anche brusche.
    Ho respirato, nonostante la tematica di dolore, un'atmosfera di sogno, come se l'intera storia venisse narrata su un palco di un teatro.
    C'è il confronto tra due mondi apparentemente contrapposti, il mondo dei malati e il mondo dei sani, ma la linea di demarcazione è davvero così netta?
    Al di là della storia personale del protagonista e di Marta, la malattia è motivo di distanza o di unione?
    Insieme il protagonista e Marta danno un senso al loro dolore, quando il protagonista poi si ritrova da solo ecco sopraggiungere il senso di colpa.
    La guarigione fisica guarisce le ferite dell'animo?
    Nel romanzo c'è anche una disquisizione religiosa ma non mi voglio inoltrare in questo preferendo soffermarmi a riflettere sul significato psicologico.
    Romanzo che sorprendentemente ho letto tutto d'un fiato e che forse, più in là, con una seconda lettura mi dirà ancora nuove cose, credo sia uno di quei romanzi che non finisce mai di parlare, da scoprire come un vaso di Pandora.

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    E’ il primo romanzo che leggo di questo scrittore siciliano. Una romanzo che ha avuto, giustamente, unanimi riconoscimenti. E’ un storia veramente molto interessante ed idonea per una narrazione coinvolgente dato il tema di cui tratta. La scrittura è di qualità elevatissima con il continuo ricorso a parole ed espressioni abbastanza inusuali per la lingua che parliamo correntemente, con inoltre continue citazioni che, personalmente, non sempre ho saputo cogliere.
    Con tutto questo non è che il linguaggio sia disancorato dai fatti, questo proprio no, anche magari le espressioni un po’ più ostiche sono funzionali alla storia e soprattutto a quello che l’autore ci vuole trasmettere.
    In primo luogo forse l’importanza e il peso dei rapporti, più coinvolgenti di quello che a lui può sembrare, che intrattiene con il mondo lo circonda e che lo segna profondamente, tanto da farlo sentire fuori posto nella casa paterna, ed, alla fine, anche il pesante senso di colpa e la difficoltà di vivere che resta nell’anima di un sopravvissuto ad un evento che non ha lasciato via di scampo a molti compagni d’avventura.
    In definitiva è una narrazione di qualità elevatissima e proprio questo è forse anche il suo limite, nel senso che difficilmente potrà essere apprezzata completamente dal lettore medio (come ritengo di essere) proprio per carenze culturali.
    Non posso quindi consigliarne la lettura a tutti (neanche a me stesso) ma lo consiglio vivamente a chi ha una preparazione culturale all’altezza dell’ opera di un autore che, forse, è più un poeta che un narratore.

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